giovedì 18 luglio 2013
mercoledì 17 luglio 2013
Freiheitliche und FPÖ: Ende der Eiszeit
Nachdem die Freiheitlichen im Herbst 2008 ihre Beziehungen zur FPÖ von Heinz-Christian Strache "auf Eis" gelegt hatten, herrschte Funkstille zwischen den beiden rechtspopulistischen Parteien dies- und jenseits des Brenners - bis jetzt.Drei Jahre später gab es ein erstes Anzeichen für ein Ende der Eiszeit: Im Herbst 2011 kam Strache nach Neumarkt. Während die Freiheitliche Jugend unter Demanega fleißig die Werbetrommel rührte und sich mit dem FPÖ-Chef traf, blieb die Parteiführung auf Distanz.
Nun ist die alte Liebe vollends wieder hergestellt: Die Freiheitlichen Südtirols, in den frühen 90er-Jahren als Ableger der damaligen Haider-FPÖ gegründet, kündigen eine "enge Zusammenarbeit" mit der Schwesterpartei an. Beim Landesparteitag der Tiroler FPÖ am 12. Juli war auch eine Delegation aus Südtirol zugegen, namentlich Pius Leitner, Sigmar Stocker und Michael Demanega. Neben der Öffnung für Südtiroler Mitglieder soll es zukünftig auch eine stimmberechtigte Vertretung der Südtiroler Freiheitlichen im Vorstand der Tiroler FPÖ geben. Damit ist die alte Ehe wieder perfekt: "Der neu gewählte Landesparteiobmann kündigte in seiner Antrittsrede eine enge Zusammenarbeit mit Südtirol an und möchte seinen ersten Amtsbesuch gleich in Südtirol abhalten.", heißt es in einer Aussendung.
Der Schulterschluss mit der FPÖ, die sich durch ein rassistisch-nationalistisches Programm (und beste Verbindungen in die Burschenschafter- und Neonazi-Szene) auszeichnet, so kurz vor den Südtiroler Landtagswahlen im Herbst hat eine hohe Symbolwirkung: Es dürfte klar sein, was für ein Kurs im Wahlkampf von den Freiheitlichen zu erwarten ist. Ausländerhetze, Freistaat und Sozialleistungen werden ganz oben auf der Agenda stehen.
martedì 16 luglio 2013
Forza Nuova di nuovo a Merano?
Il partito di estrema destra Forza nuova vuole riaprire una sede a Merano, per lavorare con Donato Seppi (Unitalia) per una candidatura comune alle prossime elezioni provinciali.
La vecchia sede del partito in via Monte Tessa era stata chiusa, circa cinque anni fa, dopo tensioni interne ma soprattutto dopo la resistenza dell'Antifa e della popolazione meranese.
Ricordiamo che al tempo i simpatizzanti di Forza nuova effettuavano attacchi anche violenti: nel 2007 irruppero in un Bar a Lana, nel tentativo di fermare la gioventù alternativa. Alcuni anni prima avevano malmenato alcuni partecipanti ad un concerto Ska in Sinigo. Circa nello stesso tempo alcuni neofascisti avevano perseguitato e preso a sassate alcuni ragazzi della scena Punk, tra cui una ragazza.
Testimoni oculari raccontano inoltre come a volte neofascisti italiani e neonazi tedeschi si alleassero per "andare a caccia" dei dissidenti insieme. Queste sono solo alcuni dei resoconti mandati all'Antifa Meran.
#Il partito di estrema destra "Forza Nuova" (FN) venne fondato a Londra nel 1997 da Roberto Fiore e Massimo Morsello, due ex appartenenti all'organizzazione terroristica "Terza Posizione".
Entrambi avevano lasciato l'Italia per evitare l'incarcerazione per terrorismo, associazione sovversiva e banda armata, essendo entrambi parte integrante dei NAR, i Nuclei Armati Rivoluzionari.
Nel Marzo 1999 i due possono tornare in Italia: durante l' "esilio" avevano costruito un'azienda forte a livello finanziaro, fondando scuole di lingua e pensioni, i cui profitti sarebbero stati utilizzati per il lavoro politico.
Dietro la loro facciata democratica si nasconde però un'ideologia neofascista, impregnata di tradizioni cattoliche e nazionalismo. Quando si parla di famiglia e matrimonio Forza Nuova è quasi un secondo Papa per le sue posizioni fortemente conservatrici. Accanto a queste posizioni si trovano però il razzismo verso gli stranieri, verso gli avversari della sinistra, gli omosessuali, cui Forza nuova risponde in modo bellicoso e violento.
A Merano convivono in pace italiani, tedeschi e qualunque altra persona che cerca la vita comunitaria, quindi la città deve rispondere in modo responsabile chi mina questa convivenza!
Contro la riapertura della sede di Forza Nuova! Per una pacifica convivenza! Nessuna concessione al fascismo, nessun passo indietro! Resistenza!
La vecchia sede del partito in via Monte Tessa era stata chiusa, circa cinque anni fa, dopo tensioni interne ma soprattutto dopo la resistenza dell'Antifa e della popolazione meranese.
Ricordiamo che al tempo i simpatizzanti di Forza nuova effettuavano attacchi anche violenti: nel 2007 irruppero in un Bar a Lana, nel tentativo di fermare la gioventù alternativa. Alcuni anni prima avevano malmenato alcuni partecipanti ad un concerto Ska in Sinigo. Circa nello stesso tempo alcuni neofascisti avevano perseguitato e preso a sassate alcuni ragazzi della scena Punk, tra cui una ragazza.
Testimoni oculari raccontano inoltre come a volte neofascisti italiani e neonazi tedeschi si alleassero per "andare a caccia" dei dissidenti insieme. Queste sono solo alcuni dei resoconti mandati all'Antifa Meran.
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| grafica del vecchio sito web di FN Merano |
#Il partito di estrema destra "Forza Nuova" (FN) venne fondato a Londra nel 1997 da Roberto Fiore e Massimo Morsello, due ex appartenenti all'organizzazione terroristica "Terza Posizione".
Entrambi avevano lasciato l'Italia per evitare l'incarcerazione per terrorismo, associazione sovversiva e banda armata, essendo entrambi parte integrante dei NAR, i Nuclei Armati Rivoluzionari.
Nel Marzo 1999 i due possono tornare in Italia: durante l' "esilio" avevano costruito un'azienda forte a livello finanziaro, fondando scuole di lingua e pensioni, i cui profitti sarebbero stati utilizzati per il lavoro politico.
Dietro la loro facciata democratica si nasconde però un'ideologia neofascista, impregnata di tradizioni cattoliche e nazionalismo. Quando si parla di famiglia e matrimonio Forza Nuova è quasi un secondo Papa per le sue posizioni fortemente conservatrici. Accanto a queste posizioni si trovano però il razzismo verso gli stranieri, verso gli avversari della sinistra, gli omosessuali, cui Forza nuova risponde in modo bellicoso e violento.
A Merano convivono in pace italiani, tedeschi e qualunque altra persona che cerca la vita comunitaria, quindi la città deve rispondere in modo responsabile chi mina questa convivenza!
Contro la riapertura della sede di Forza Nuova! Per una pacifica convivenza! Nessuna concessione al fascismo, nessun passo indietro! Resistenza!
Forza Nuova erneut in Meran?
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| FN in Mailand |
Der alte Parteisitz in der Texelstraße wurde vor ca. 5 Jahren nach dauerhaftem Widerstand der Antifa Meran, der Meraner Bevölkerung, und internen Streitigkeiten geschlossen.
Wir erinnern uns, dass es in der damaligen Zeit zu mehreren gewaltsamen Übergriffen durch FN-Symphatisanten kam: Im Jahre 2007 überfielen mehrere Rechtsextremisten, die der Partei Forza Nuova nahe stehen, eine Bar in Lana in der sich alternative Jugendliche aufhielten. Einige Jahre davor wurden Besucher eines Ska-Konzertes in Sinich überfallen und verprügelt. Ungefähr im selben Zeitraum wurden in Meran einige Jugendliche der Punkszene, darunter eine junge Frau, von Neofaschisten verfolgt und mit Steinen beworfen. Augenzeugen zufolge schlossen sich italienische und deutsche Neonazis in einigen Fällen sogar zusammen um gemeinsam Jagd auf Andersdenkende zu machen. Dies sind nur einige Berichte die der Antifa Meran zugesendet wurden.
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| FN in Bergamo |
In Meran leben Italienier und Deutsche friedlich zusammen, daher muss die Stadt Verantwortung zeigen!
Gegen die Wiedereröffnung des Parteisitzes der Forza Nuova! Für ein friedliches Zusammenleben! Kein Fußbreit dem Faschismus!
lunedì 15 luglio 2013
La destra italiana in Alto Adige - Video
Un video informativo sulla destra italiana in Alto Adige.
"Lavoro del progetto "Visual Journalism in Bewegung" della Facoltà di Design alla Libera Università di Bolzano. In collaborazione con salto.bz"
giovedì 11 luglio 2013
Antira Tournament - S.T.A.R.
Im Zusammenarbeit mit dem „Alerta Network“, welches ein
antifaschistisches Netzwerk verschiedener Fanszenen
ist, wird seit einigen Jahren das „Antira Tournament“ organisiert.
Heuer fand das antirassistische Turnier in Winterthur (CH) statt, und
auch dieses Jahr wurden die beiden Südtiroler Fanszenen aus Meran
eingeladen am Turnier und an den Festlichkeiten teilzunehmen. Unter dem gemeinsamen Namen S.T.A.R. (SouthTyrol Against Racism) begaben sich die Jungs
und Mädels der "Curva Sud Obermais" und der "Brigata GialloRossa" in die
Schweiz, um gemeinsam mit Gruppen aus ganz Europa (aber nicht nur!) Fußball zu spielen, zu singen, zu feiern und vor allem gemeinsam ein Zeichen gegen
Rassismus, Faschismus und jegliche Art von Diskriminierung zu setzen.
In diesem Sinne: LOVE FOOTBALL, HATE FASCISM!!
In diesem Sinne: LOVE FOOTBALL, HATE FASCISM!!
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| "S.T.A.R." in der Schweiz |
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| "S.T.A.R." bei einer Antifa Demo in Bozen |
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| Antifascist Bubi Fans - Stickermotiv |
giovedì 13 giugno 2013
Mediale Hetze nach gewalttätigem Übergriff - was andere sagen
Eine aktualisierte Übersicht vom 13. Juni. Hervorhebungen nachträglich hinzugefügt.
Ich bin einfach nur schockiert, traurig und sehr besorgt, wohin diese Ausländer-Hetzkampagne der "Dolomiten" führen wird. Einfache Schlagzeilen und Parolen verkaufen sich gut und unterstützen die Angst. Gewalt ist nicht ok, keine Frage, aber so eine Kampagne ist Wahnsinn!
Nirgends lese ich von den ganzen anderen Formen von Gewalt wie Mobbing und Diskriminierung, die für viele unserer MitbürgerInnen mit Migrationshintergrund an der Tagesordung sind. Sie kommen nicht in die Diskotheken hinein (weil als von vorne herein potentiell gefährlich geachtet), im Dolomiten-Stellenmarkt liest man fast nur noch "nur für Einheimische", Provokationen von Seiten von "Einheimischen Jugendlichen", die sie oft einfach hinnehmen müssen, aus Angst von Problemen mit der Polizei und Aufenthaltsgenemigungen, Vorbehalte Tag täglich, auch wenn Jugendliche hier geboren wurden und ihre Eltern aus dem Ausland hergezogen sind, weil in Südtirol Arbeitskräfte gebraucht werden, diese Jugendlichen haben immer noch keinen Platz hier, werden immer als "Ausländer" gesehen und dürfen dann noch mit so einer Kampagne zurecht kommen müssen. Ich bin einfach nur schockiert.
OEW auf Facebook
Es wird stigmatisiert und es grenzt an Volksverhetzung. Was wiederum eine Fall für den Staatsanwalt wäre. Es wird genau das Gegenteil erreicht, da nicht die sachliche Berichterstattung im Vordergrund steht, sondern Vorurteile geschürt und Angsthaltungen Nahrung gegeben wird. Wir die Guten – sie die Bösen. Schwarz-weiss-Malerei pur. Wir, die Opfer von Sozialschmarotzern, ertönt es an der Gasthaustheke. Derartiges ruft starke Emotionen hervor, und bekanntlich prägen uns Emotionen stark. Solcherlei Schlagzeilen und Artikel sind der Nährboden für Fremdenhass.
Sonja Cimadom (OEW) im Franzmagazine
Il problema della pubblica sicurezza è molto sentito dalla popolazione ed è perciò compito dei giornalisti occuparsi anche di questo tema e, perché no, aprire un dibattito. Questo deve però avvenire con la massima professionalità e cautela per evitare di alimentare stereotipi e pregiudizi nei confronti di singoli gruppi, come gli stranieri.
Ich bin einfach nur schockiert, traurig und sehr besorgt, wohin diese Ausländer-Hetzkampagne der "Dolomiten" führen wird. Einfache Schlagzeilen und Parolen verkaufen sich gut und unterstützen die Angst. Gewalt ist nicht ok, keine Frage, aber so eine Kampagne ist Wahnsinn!
Nirgends lese ich von den ganzen anderen Formen von Gewalt wie Mobbing und Diskriminierung, die für viele unserer MitbürgerInnen mit Migrationshintergrund an der Tagesordung sind. Sie kommen nicht in die Diskotheken hinein (weil als von vorne herein potentiell gefährlich geachtet), im Dolomiten-Stellenmarkt liest man fast nur noch "nur für Einheimische", Provokationen von Seiten von "Einheimischen Jugendlichen", die sie oft einfach hinnehmen müssen, aus Angst von Problemen mit der Polizei und Aufenthaltsgenemigungen, Vorbehalte Tag täglich, auch wenn Jugendliche hier geboren wurden und ihre Eltern aus dem Ausland hergezogen sind, weil in Südtirol Arbeitskräfte gebraucht werden, diese Jugendlichen haben immer noch keinen Platz hier, werden immer als "Ausländer" gesehen und dürfen dann noch mit so einer Kampagne zurecht kommen müssen. Ich bin einfach nur schockiert.
OEW auf Facebook
Es wird stigmatisiert und es grenzt an Volksverhetzung. Was wiederum eine Fall für den Staatsanwalt wäre. Es wird genau das Gegenteil erreicht, da nicht die sachliche Berichterstattung im Vordergrund steht, sondern Vorurteile geschürt und Angsthaltungen Nahrung gegeben wird. Wir die Guten – sie die Bösen. Schwarz-weiss-Malerei pur. Wir, die Opfer von Sozialschmarotzern, ertönt es an der Gasthaustheke. Derartiges ruft starke Emotionen hervor, und bekanntlich prägen uns Emotionen stark. Solcherlei Schlagzeilen und Artikel sind der Nährboden für Fremdenhass.
Sonja Cimadom (OEW) im Franzmagazine
Il problema della pubblica sicurezza è molto sentito dalla popolazione ed è perciò compito dei giornalisti occuparsi anche di questo tema e, perché no, aprire un dibattito. Questo deve però avvenire con la massima professionalità e cautela per evitare di alimentare stereotipi e pregiudizi nei confronti di singoli gruppi, come gli stranieri.
Journalistenkammer Trentino-Südtirol
So leidvoll die Erfahrung für die Betroffenen gewesen sein muss – hätte die Tageszeitung „Dolomiten” dieses (familiäre) Detail nicht verschwiegen, wäre die Kampagne glaubwürdiger gewesen. Wären die Kinder von einfachen Leuten betroffen gewesen, hätte es diese massive Kampagne wohl nicht gegeben.
Christoph Franceschini auf Tageszeitung.it
Wäre nicht der Sohn oder die Tochter betroffen, hätte es auch keine Kampagne gegeben, denn es ist ja nicht das erste Mal, dass es in Bozen, Bruneck oder in Brixen bei nächtlichen Feiern zu Schlägereien kommt und es ist in der Tat so, dass sehr oft Einwanderer verwickelt sind.
Das darf man nicht verschweigen, aber die Gewalt geht sehr oft auch von Unseren aus, es wäre ganz falsch und gefährlich, da einen Krieg gegen die Extrakommunitären oder die Albaner anzuzetteln, zum Rassenhass anzustiften. Sie sollen alle der Polizei übergeben werden, Gewalt bekämpft man mit dem Gesetz, der Justiz.
Arnold Tribus auf Tageszeitung.it
Ein Vater kann vieles tun, wenn seine Kinder Opfer gewalttätiger Jugendlicher werden. Weinen, schimpfen, selbst wütend sein ist erlaubt. Das Instrumentalisieren einer billigen, boulevardesken und hochgradig gefährlichen Berichterstattung sollte nicht dazugehören.
Kopfregie
Gewalt ist ganz klar abzulehnen und Vorfälle, wie jener vom letzten Wochenende, dürfen sich nicht mehr wiederholen. Doch Gewalt ist nicht nur ein Problem der Jugend oder der Ausländer, wie es derzeit diskutiert wird“, erklärt Karlheinz Malojer, Geschäftsführer der Arbeitsgemeinschaft der Jugenddienste. Er verurteilt klar die momentane Stigmatisierung der Jugendlichen und die kollektive Verurteilung der Ausländer als Sündenböcke, wie es nun teilweise in Zusammenhang mit den jüngsten Vorfällen geschehe.
So leidvoll die Erfahrung für die Betroffenen gewesen sein muss – hätte die Tageszeitung „Dolomiten” dieses (familiäre) Detail nicht verschwiegen, wäre die Kampagne glaubwürdiger gewesen. Wären die Kinder von einfachen Leuten betroffen gewesen, hätte es diese massive Kampagne wohl nicht gegeben.
Christoph Franceschini auf Tageszeitung.it
Wäre nicht der Sohn oder die Tochter betroffen, hätte es auch keine Kampagne gegeben, denn es ist ja nicht das erste Mal, dass es in Bozen, Bruneck oder in Brixen bei nächtlichen Feiern zu Schlägereien kommt und es ist in der Tat so, dass sehr oft Einwanderer verwickelt sind.
Das darf man nicht verschweigen, aber die Gewalt geht sehr oft auch von Unseren aus, es wäre ganz falsch und gefährlich, da einen Krieg gegen die Extrakommunitären oder die Albaner anzuzetteln, zum Rassenhass anzustiften. Sie sollen alle der Polizei übergeben werden, Gewalt bekämpft man mit dem Gesetz, der Justiz.
Arnold Tribus auf Tageszeitung.it
Ein Vater kann vieles tun, wenn seine Kinder Opfer gewalttätiger Jugendlicher werden. Weinen, schimpfen, selbst wütend sein ist erlaubt. Das Instrumentalisieren einer billigen, boulevardesken und hochgradig gefährlichen Berichterstattung sollte nicht dazugehören.
Kopfregie
Gewalt ist ganz klar abzulehnen und Vorfälle, wie jener vom letzten Wochenende, dürfen sich nicht mehr wiederholen. Doch Gewalt ist nicht nur ein Problem der Jugend oder der Ausländer, wie es derzeit diskutiert wird“, erklärt Karlheinz Malojer, Geschäftsführer der Arbeitsgemeinschaft der Jugenddienste. Er verurteilt klar die momentane Stigmatisierung der Jugendlichen und die kollektive Verurteilung der Ausländer als Sündenböcke, wie es nun teilweise in Zusammenhang mit den jüngsten Vorfällen geschehe.
Stellungnahme: Jugendgewalt ist kein "Ausländerproblem"
Gemeinsame Stellungnahme verschiedener Organisationen, Vereinen und Gruppen aus Südtirol zur "Dolomiten"-Kampagne "Stoppt die Gewalt"
Mit Sorge verfolgen wir, welche Wellen die “Dolomiten”-Kampagne gegen “Jugendgewalt” geschlagen hat: In den Kommentarbereichen von Online-Medien und Facebook manifestieren sich Rassismus und Ausländerfeindlichkeit in ihrer übelsten Form. Daran ist die “Dolomiten”-Redaktion durch Wortwahl und Darstellung der Ereignisse maßgeblich mitverantwortlich: Insbesondere die beiden Artikel “Sie schlagen zu, bis Blut fließt” und “Raffiniert provozieren, um zu streiten” legen nahe, dass es sich bei den gewalttätigen Übergriffen um ein “Ausländerproblem” handelt. Aus diesem Grund wollen wir festhalten:
Unterzeichnet von
Integration Rock, Rock the Lahn, Brennerbasisdemokratie, Südtiroler HochschülerInnenschaft, Antifa Meran, OstWestClub, Miracle Hill Festival, Shanti Powa, Zigori Media, Ghosttown Festival Prad, Gleeman Members, Jumpout Openair Eppan, Jokerface, Brigata GialloRossa
Mit Sorge verfolgen wir, welche Wellen die “Dolomiten”-Kampagne gegen “Jugendgewalt” geschlagen hat: In den Kommentarbereichen von Online-Medien und Facebook manifestieren sich Rassismus und Ausländerfeindlichkeit in ihrer übelsten Form. Daran ist die “Dolomiten”-Redaktion durch Wortwahl und Darstellung der Ereignisse maßgeblich mitverantwortlich: Insbesondere die beiden Artikel “Sie schlagen zu, bis Blut fließt” und “Raffiniert provozieren, um zu streiten” legen nahe, dass es sich bei den gewalttätigen Übergriffen um ein “Ausländerproblem” handelt. Aus diesem Grund wollen wir festhalten:
- Gewalt ist grundsätzlich zu verurteilen. Sie muss durch Prävention weitestgehend verhindert werden und ist mit rechtsstaatlichen Mitteln zu ahnden. Der Arbeitsbedarf für Politik und Sozialverbände besteht vor allem darin, jungen Menschen Perspektiven zu bieten und ein friedliches Zusammenleben zu ermöglichen – unabhängig von ihrer Herkunft.
- Die Darstellung des Problems durch die “Dolomiten” ist jedoch irreführend. Wir, die wir unter anderem auch viel mit Jugendlichen und ihren Problemen zu tun haben, betrachten die Gefahr der Jugendgewalt als ein wichtiges Problem. Es stellt sich insgesamt aber nicht so drastisch dar, wie die “Dolomiten”-Artikel unterstellen, wenn sie schreiben: “Seit Monaten ziehen Banden von Jugendlichen schlägernd durch Südtirol.” Wir teilen die Einschätzung der Polizei, dass es sich um keinen allgemeinen Trend handelt.
- Die Fokussierung auf “Albaner-Banden” verschleiert die Ursachen ebenso wie effektive Lösungsansätze. Die Artikel legen nahe, dass es sich bei den Tätern der “Gewaltserie” um sogenannte “Albaner-Banden” handelt: “die Mitglieder kommen meist aus Albanien oder anderen Balkanstaaten” und “Probleme mit Albaner-Banden haben die Diskotheken nach wie vor”, heißt es dort. Dass der gewalttätige Übergriff mit der Herkunft der Jugendlichen (bzw. ihrer Eltern) in Verbindung steht, ist nicht belegt. Zudem sind, wie internationale Studien zeigen, Beziehungsprobleme, Bildung und sozialer Status bei Jugendgewalt die primären Faktoren, und nicht die Herkunft. Durch eine solche Kulturalisierung sozialer Probleme und die einseitige Darstellung als Sicherheitsproblem, das durch die Polizei gelöst werden muss, wird einer effektiven und nachhaltigen Lösung der Konflikte der Weg versperrt.
- Der rassistische Unterton der “Dolomiten”-Kampagne wirkt im Angesicht der erstarkenden Ausländerfeindlichkeit in Südtirol wie Öl im Feuer. Die Artikel bedienen sich rassistisch gefärbter Bilder von kriminellen, gewalttätigen und rückständigen “Balkanländern” und insbesondere AlbanerInnen, die die Ausländerfeindlichkeit in Südtirol auf ein neues Niveau hebt. Die tendenziöse Berichterstattung und die Pauschalurteile, die täglich in den „Dolomiten“ und der „Alto Adige“ zu lesen sind, sind nichts anderes als strukturelle Gewalt auf Kosten besonders schwacher Bevölkerungsschichten. Medien und JournalistInnen haben eine besondere Verantwortung bei der Darstellung von sozialen Missständen und sollten ihre Rolle, aus welchen Gründen auch immer, nicht leichtfertig aufgeben.
Unterzeichnet von
Integration Rock, Rock the Lahn, Brennerbasisdemokratie, Südtiroler HochschülerInnenschaft, Antifa Meran, OstWestClub, Miracle Hill Festival, Shanti Powa, Zigori Media, Ghosttown Festival Prad, Gleeman Members, Jumpout Openair Eppan, Jokerface, Brigata GialloRossa
sabato 25 maggio 2013
Bettler-Artikel: Dall'Ó antwortet
Der ff-Chefredakteur Norbert Dall'Ó reagiert auf die Kritik, die auch von der Antifa Meran formuliert wurde. Der Textlaut im Original, den wir natürlich im Sinne der ausgewogenen Berichterstattung veröffentlichen:
antifa schreibt, ich hätte \"falsch, tendenziös, einseitig und ungenau recherchiert\".
nun, ich war tagelang unterwegs, habe mit den betroffenen gesprochen und situationen in vergleichbaren ländern analysiert. der artikel ist das ergebnis dieser recherche: unvoreingenommen und möglichst ohne scheuklappen. mir ist es bewusst, dass das thema heikel ist: es geht um menschen, die im elend leben, es geht um eine minderheit. aber dies kann für mich als journalist kein grund sein, skandalöse zustände, die ich mit eigenen augen gesehen habe, zu verschweigen. warum wurde das lager, der slum unter der mebo-brücke in meran, so lange geduldet? aus humanitären gründen? weil man den ärmsten der armen helfen wollte? oder schlicht und einfach deshalb, weil man sich die hände nicht schmutzig machen will? nach dem motto: aus den augen aus dem sinn.
liebe antifa: diese bettler als ausdruck von \"ziganismus\" schönreden zu wollen, ist eine verhönung der roma und sinti. wie muss eine bande organisiert sein, um sie als solche zu bezeichnen? genügt ein \"capo\", den ich die ehre hatte kennenzulernen, der zehn leute zum betteln schickt (treffender wäre der begriff \"zwingen\", aber dafür gibt es ja keine beweise) und der ihnen die plätze zuteilt?
lieber riccardo: deine kritik in ehren, aber was haben die grünen bislang getan, um diesen menschen zu helfen? man solle die armut bekämpfen und nicht die armen: klingt gut der spruch (ich könnte x ff-geschichten nennen, die genau dies zum thema hatten), aber was bedeutet der spruch konkret für die rumänischen bettler? lassen sich diese überhaupt helfen? warum wenden sie sich in ihrer not weder an die caritas noch an eine der vielen karitativen einrichtungen? meine recherchen haben ergeben: weil sie mit betteln eben recht gut \"verdienen\". logisch gibt es keine genauen zahlen dazu, aber ich habe keinen grund, an den aussagen von stadtpolizisten und sozialarbeitern zu zweifeln, die für die südtiroler städte bozen, meran und brixen ein inkasso von 60-80 euro pro bettler und tag als durchschnittswert bezeichnen.
nein, ich habe kein problem mit bettlern. allerdings ist es mein, unser job, über phänomene und zustände zu recherchieren und zu schreiben, und zwar unabhängig davon, ob es einer lobby oder einem blogspot gefällt oder nicht. mein artikel mag unvollständig sein, so wie die durchaus bemerkenswerte studie des st.-ursula gymnasiums, die ihr abschätzig als \"schüleraufsatz\" zu disqualifizieren versucht, sicherlich auch unvollständig ist. aber wenn ihr wegen einer solchen story \"kotzen\" müsst, dann kann ich nur viel glück wünschen in einer heilen schwarz-weiß-welt, wo die guten immer die guten und die bösen immer die bösen sind.
norbert dall’ò
venerdì 17 maggio 2013
„ff“-Leitartikel ist ein Skandal - Antifa Meran fordert Konsequenzen
Der Chefredakteur bedient sich in diesem Text nicht nur gängiger Klischees und Vorurteile, er hat auch alle journalistischen Mindeststandards über Bord geworfen. Weder die Behauptung einer "organisierten kriminellen Vereinigung" hinter den BettlerInnen lässt sich nachweisen, noch entspricht das angebliche Tageseinkommen von 80 Euro nur im Entferntesten der Realität. Seriöse wissenschaftliche Untersuchungen sprechen von einem Tagesverdienst von 12 bis 16 Euro, was eine "organisierte Kriminalität" von selbst ad absurdum führt: Es wäre schlicht und einfach nicht lukrativ genug. Nichtsdestotrotz erweckt der Autor den Eindruck einer "Invasion" krimineller "Bettel-Clans", die in Südtirol fette Beute machen.
Norbert Dall'Ó untermauert seine Thesen mit SchülerInnenaufsätzen, wenn er die "Feldstudie" einer bundesdeutschen Gymnasiumsklasse zitiert, und hat für die Recherche offensichtlich nicht ein einziges fachwissenschaftliches Werk zu Rate gezogen. Vielmehr versteigt er sich in abwertende und antiziganistisch gefärbte Aussagen über Roma, die in "Zigeuner-Camps hausen", schreibt über "Beutezüge von Bettel-Clans" und Hochburgen von "Rumänen-Clans". Für eine ähnlich widerwärtige Aussage über "Marokkaner-Diebe" hat ein ehemaliger FPÖ-Kandidat in Tirol 8.000 Euro Strafe gezahlt, um einer Verurteilung zu entgehen.
Dass seitenweise frustrierte Polizeiexponenten zu Wort kommen und die Gegenseite mit ein paar Zeilen abgespeist wird, trägt ebenso wenig zur ausgewogenen Berichterstattung bei. Auch wenn er mehrfach anonyme Aussagen Dritter zitiert, ist letztlich der Autor für das Gesamtbild verantwortlich, das sich ergibt. Denn anstatt nach den strukturellen Ursachen von Armut, Bettelei und Verrohung zu fragen, wird hier eine reißerische Story über eine "internationale Bettelmafia" konstruiert, die sich gut verkaufen lässt.
Tendenziöse Berichterstattung, Einseitigkeit und Effekthascherei - wenn das die "Qualität" des ff-Wochenmagazins ist, dann ist es um die Südtiroler Medienlandschaft schlecht bestellt. Was jetzt unmittelbar gefragt ist, ist eine Entschuldigung und Richtigstellung vonseiten des Autors. Ansonsten sind die LeserInnen und AbonentInnen ihrerseits gefordert, Konsequenzen zu ziehen.
Die Kritik im Detail
Norbert Dall'Ó und sein Bettler-Problem
Ich kann gar nicht so viel ff-Wochenmagazin lesen, wie ich kotzen möchte. Schon allein das Cover der letzten Ausgabe (20/2013 vom 16.5.) reicht dazu: "Invasion der Bettler" heißt es in fetten Buchstaben. Die Kernaussage des Artikels: Kriminelle Bettelbanden aus Rumänien suchen Südtirol heim und machen dabei fette Beute, während Polizei und Politik machtlos sind.
Was Norbert Dall'Ó - langjähriger Chefredakteur der Zeitung, die sich als Südtiroler Qualitäts- und Leitmedium versteht - dabei auftischt, hat mit Journalismus nichts mehr zu tun: Es ist schlichtweg falsch, tendenziös, einseitig und ungenau recherchiert. Jeder dieser Kritikpunkte soll im Folgenden klar dargelegt werden.
Falsche Aussagen
Der Verfasser stellt falsche Behauptungen auf, die er weder mit seinen Quellen belegen kann, noch einer wissenschaftlichen Überprüfung standhalten.
Die Behauptung der "kriminellen, organisierten Bettelbanden" zieht sich durch den ganzen Artikel: Auf dem Cover ist von "organisierte[n] Clans aus Rumänien" die Rede, in der Artikelüberschrift heißt es "Die Clans der Profibettler" und darunter: "Sie kommen aus Rumänien, sind straff organisiert* [...] und erwirtschaften bis zu 8.000 Euro am Tag". Im Kasten (S.31) steht dann: "Vielfach werden Roma bereits im jugendlichen Alter von kriminellen Banden zur Bettelei gezwungen, wobei die den Großteil der "Beute" an ihre Zuhälter abgeben müssen."
Wie wird diese Behauptung gestützt? Aus den zitierten Polizeiquellen geht meist lediglich hervor, dass die BettlerInnen "Profis" seien, was aber nur bedeutet, dass dies die einzige oder primäre Erwerbstätigkeit dieser Menschen ist. Auch der Brixner Stadtpolizist stellt nur vage Vermutungen über die angeblich "straffe Organisation" auf, wenn er beobachtet, "dass sie [die Bettler] gemeinsam anreisen und sich zu Mittag im Herrengarten treffen, wo sie sich besprechen und mit belegten Brötchen stärken". Selbst der interviewte Polizeileutnant sagt klar und deutlich: "Ob es sich um regelrechte Banden handelt, das kann ich Ihnen nicht sagen. Wir haben zwar so unsere Vermutungen, aber Beweise gibt es dafür nicht." Und auch auf der Seite der zitierten "Feldstudie des Attendorfer St.-Ursula-Gymnasiums" (zur Qualität dieser Quelle siehe weiter unten) heißt es vage: "Ob es in Deutschland [...] organisierte Bettel-Syndikate gibt, lässt sich durch unsere Beobachtungen weder bestätigen noch widerlegen." Für den Autor rüttelt das nicht am Mythos der Bettelbanden, vielmehr ist es einfach der Polizei in Südtirol "bislang nicht gelungen, den Beweis für die Existenz einer „Bettlermafia“ zu erbringen." (S.36)
Was sagt die Wissenschaft dazu? Vor einem Jahr führten die Soziologieprofessoren Jean-Pierre Tabin und René Knüsel der Universität Lausanne für eine Schweizer Jugendbehörde eine Studie durch, die die Lebensbedingungen von Bettlern in der Stadt genauer analysieren sollte. Ihr Fazit: Es gibt keine Bettelbanden, "Bettelorganisationen sind eine Legende, die es bereits im Mittelalter gab." Und was hat es mit den Schätzungen auf sich, nach denen die einhundert rumänischen BettlerInnen in Südtirol pro Tag 7.000 bis 8.000 Euro erhalten? Wenn die Summe pro Kopf angegeben wird (70 bis 80 Euro), klingt es erstens weit weniger spektakulär und ist zweitens dennoch viel zu hoch angegeben.
Tabin erklärt glasklar: "Wie bereits andere Untersuchungen hat auch unsere Studie gezeigt, dass man mit Betteln auf ein tägliches Einkommen von 15 bis 20 Franken [12 bis 16 Euro] kommt. Stellen Sie sich jetzt vor, was für eine Organisation nötig wäre, um tatsächlich viel Geld zu verdienen. Man müsste ein Netzwerk von Hunderten oder sogar Tausenden Bettlern aufbauen, damit es finanziell interessant wird. Wenn Sie fähig sind, ein solches Netzwerk aufzubauen – glauben Sie wirklich, dass Sie sich dann auf das Bettelwesen konzentrieren würden? Es ist schlicht nicht lukrativ genug, es gibt keinen vernünftigen Grund dafür."
Tendenziöse Berichterstattung
Der Artikel enthält Wörter und Passagen, die die Voreingenommenheit des Autors ausdrücken.
Die Berichterstattung sowohl über den Vor-Ort-Besuch, als auch über BettlerInnen allgemein ist durch eine sehr negative Einstellung des Autors geprägt. Dies wird durch abwertende Begriffe wie "hausen", "Clan" und "Beute" deutlich. Ganze sechs Mal schreibt der Autor absichtlich "hausen" und nicht etwa "leben" oder "wohnen" - ein Wort, das mit Tieren in Verbindung gebracht wird. Und während etwa im Kasten (S.31) der Begriff "Beute" (der einen Raub oder Betrug nahelegt) noch in Anführungszeichen gesetzt ist, schreibt der Autor weiter unten von "Clans aus Rumänien", die "auf Beutezug [...] gehen". Ebenso der "Zigeuner"-Begriff, der sehr negativ behaftet ist: Im Kasten (S.31) schreibt der Autor zuerst ganz lapidar von Romas, "die umgangssprachlich auch als Zigeuner bezeichnet werden", nur um ein paar Seiten weiter von Roma zu schreiben, "die aber nicht in Zigeuner-Camps hausen, sondern in eigenen Clans". Und aus den "rumänischen Bettel-Clans" werden bis zum Schluss einfach "Rumänen-Clans" (S.36) - eine Bezeichnung, die den "Marokkaner-Dieben" der Tiroler FPÖ um gar nichts nachsteht.
Zudem wird durch mehrere Passagen die negative Meinung des Autors deutlich. "Hier, unter dem Viadukt der MeBo, zwischen Eisenbahn und Etsch, hausen jene Menschen, die landauf, landab als Angehörige der „Bettlermafia“ bezeichnet werden.", so der Autor. Diese Bezeichnung ist jedoch keineswegs allgemein gebräuchlich.
Und weiter: "Auch in Südtirol wird jetzt verstärkt der Ruf nach einem Bettelverbot laut. Als am vergangenen Wochenende in einer Gruppe von Golfern in Reischach das Gespräch auf dieses Thema kam, wurde mächtig auf die Bürgermeister drauflosgeschimpft, die in dieser Sache „untätig, ja feige“ seien." Die "Gruppe von Golfern" dürften wohl kaum repräsentativ für Südtirol sein.
Nicht zuletzt die Darstellung der "politisch korrekten [Gutmenschen]": "Bettlerplage, falsche Arme, Betrüger, Profi-Mitleidserreger. So die krasse Wortwahl der meisten Südtiroler, mit denen ff dieser Tage sprach. Einzig Sozialverbände wie die Caritas oder politische Gruppierungen wie die Grünen sprechen politically correct von „den Ärmsten der Armen, die ein Recht auf unsere Solidarität haben“.
Oder der Pfarrer, dem unterstellt wird, die BettlerInnen zu verhätscheln: "Wolfgang Puchner, der „Grazer Armenpfarrer“, kümmert sich um sie – offenbar dermaßen erfolgreich, dass die steirische Hauptstadt seit Jahren über ein Verbot der organisierten Bettelei streitet."
Schlampige Recherche
Der Autor hat für den Artikel schlampig (bzw. gar nicht) recherchiert.
Neben den Polizeiaussagen, die das Gros der angeführten Quellen ausmacht (sieh dazu unten), zitiert der Autor großspurig eine "Feldstudie des Attendorfer St.-Ursula-Gymnasiums in Deutschland", um seine These der Bettelbanden zu untermauern. Aus dieser Studie geht hervor, "dass diese neue Art von Bettlern in ihren Heimatländern zum Teil „systematisch ausgesucht und sogar ausgebildet werden“, um diesen Job zu verrichten. Zur Ausbildung gehöre nicht nur das Vortäuschen von Behinderungen jeder Art, sondern auch der Umgang mit den Behörden und der Polizei sowie detaillierte Informationen über Rechte und Pflichten. Als würden sie einem strategischem Plan folgen, suche sich jeder Familienclan eine eigene Gegend aus."
Bei genauerem Hinsehen entpuppt sich diese "Feldstudie" als Schulprojekt von OberschülerInnen, die sich bei ihren Vorbemerkungen (auf die sich der Autor bezieht) auf Boulevardmedien stützen und deren "Feldarbeit" von RTL und RTL 2 begleitet wurde.
Von dieser gänzlich unseriösen Quelle hat der Autor auch den historischen Verweis von der Bettlerverordnung (S.35) eins zu eins übernommen: "Bettlerverordnungen gibt es im deutschsprachigen Raum seit dem Jahr 1478. Schon damals unterschied man in Nürnberg zwischen Menschen, die mittels eines Bettelbriefes das Recht hatten, um mildtätige Gaben zu bitten, und all den anderen, die meist von auswärts kamen und dieses Recht nicht hatten.", heißt es im Artikel. Auf der SchülerInnen-Homepage ist zu lesen: "Als Erste erließ deshalb die Stadt Nürnberg [...] 1478 eine so genannte "Bettlerordnung" [...] Meist legten die Bettlerordnungen auch fest, wer überhaupt zum Almosenempfang zugelassen war. In der Regel unterschieden die Stadtoberen hier strikt zwischen einheimischen und auswärtigen Bettlern."
Die Ausführungen im Kasten (S.31) hingegen scheinen von Wikipedia zu stammen, jedenfalls ist nirgends ersichtlich, dass der Autor auch nur etwas an wissenschaftlicher Literatur zur Recherche des Themas herangezogen hat.
Nicht zuletzt die "Bettlerlobby": "Als Gegenreaktion auf die Kampagnen von rechts formierte sich eine regelrechte „Bettlerlobby“. Deren Wortführerin in Österreich ist Marion Thuswald." Diese Vereinigung hat natürlich nichts mit einer hochbezahlten Lobbyagentur zu tun, wie der Autor suggeriert, sondern ist ein lokaler Zusammenschluss von Straßenzeitungen und Sozialvereinen, die sich gegen die mediale und politische Verfolgung von BettlerInnen wehrt. Sie heißt übrigens "BettelLobby", Thuswald ist die Pressesprecherin der Wiener Sektion und die angebliche Aktion mit "rund 100 Menschen", von der im Artikel berichtet wird, existiert lediglich als Aufruf.
Einseitige Darstellung
Der Autor hat für den Artikel sehr einseitig recherchiert und bezieht sich in seiner Darstellung fast ausschließlich auf eine Quelle (die Polizei).
Mit dem obigen Punkt verbunden ist die Einseitigkeit der Darstellung. Es dominiert nur jene Sicht, die die These des Autors unterstützt (Problem Bettelbanden). Hierzu wird primär die Sicht der Polizei geschildert, die schon allein aufgrund ihrer Nähe zum "Geschehen" voreingenommen ist. Hier eine Liste der zitierten Personen aus dem Polizeiapparat:
Was Norbert Dall'Ó - langjähriger Chefredakteur der Zeitung, die sich als Südtiroler Qualitäts- und Leitmedium versteht - dabei auftischt, hat mit Journalismus nichts mehr zu tun: Es ist schlichtweg falsch, tendenziös, einseitig und ungenau recherchiert. Jeder dieser Kritikpunkte soll im Folgenden klar dargelegt werden.
Falsche Aussagen
Der Verfasser stellt falsche Behauptungen auf, die er weder mit seinen Quellen belegen kann, noch einer wissenschaftlichen Überprüfung standhalten.
Die Behauptung der "kriminellen, organisierten Bettelbanden" zieht sich durch den ganzen Artikel: Auf dem Cover ist von "organisierte[n] Clans aus Rumänien" die Rede, in der Artikelüberschrift heißt es "Die Clans der Profibettler" und darunter: "Sie kommen aus Rumänien, sind straff organisiert* [...] und erwirtschaften bis zu 8.000 Euro am Tag". Im Kasten (S.31) steht dann: "Vielfach werden Roma bereits im jugendlichen Alter von kriminellen Banden zur Bettelei gezwungen, wobei die den Großteil der "Beute" an ihre Zuhälter abgeben müssen."
Wie wird diese Behauptung gestützt? Aus den zitierten Polizeiquellen geht meist lediglich hervor, dass die BettlerInnen "Profis" seien, was aber nur bedeutet, dass dies die einzige oder primäre Erwerbstätigkeit dieser Menschen ist. Auch der Brixner Stadtpolizist stellt nur vage Vermutungen über die angeblich "straffe Organisation" auf, wenn er beobachtet, "dass sie [die Bettler] gemeinsam anreisen und sich zu Mittag im Herrengarten treffen, wo sie sich besprechen und mit belegten Brötchen stärken". Selbst der interviewte Polizeileutnant sagt klar und deutlich: "Ob es sich um regelrechte Banden handelt, das kann ich Ihnen nicht sagen. Wir haben zwar so unsere Vermutungen, aber Beweise gibt es dafür nicht." Und auch auf der Seite der zitierten "Feldstudie des Attendorfer St.-Ursula-Gymnasiums" (zur Qualität dieser Quelle siehe weiter unten) heißt es vage: "Ob es in Deutschland [...] organisierte Bettel-Syndikate gibt, lässt sich durch unsere Beobachtungen weder bestätigen noch widerlegen." Für den Autor rüttelt das nicht am Mythos der Bettelbanden, vielmehr ist es einfach der Polizei in Südtirol "bislang nicht gelungen, den Beweis für die Existenz einer „Bettlermafia“ zu erbringen." (S.36)
Was sagt die Wissenschaft dazu? Vor einem Jahr führten die Soziologieprofessoren Jean-Pierre Tabin und René Knüsel der Universität Lausanne für eine Schweizer Jugendbehörde eine Studie durch, die die Lebensbedingungen von Bettlern in der Stadt genauer analysieren sollte. Ihr Fazit: Es gibt keine Bettelbanden, "Bettelorganisationen sind eine Legende, die es bereits im Mittelalter gab." Und was hat es mit den Schätzungen auf sich, nach denen die einhundert rumänischen BettlerInnen in Südtirol pro Tag 7.000 bis 8.000 Euro erhalten? Wenn die Summe pro Kopf angegeben wird (70 bis 80 Euro), klingt es erstens weit weniger spektakulär und ist zweitens dennoch viel zu hoch angegeben.
Tabin erklärt glasklar: "Wie bereits andere Untersuchungen hat auch unsere Studie gezeigt, dass man mit Betteln auf ein tägliches Einkommen von 15 bis 20 Franken [12 bis 16 Euro] kommt. Stellen Sie sich jetzt vor, was für eine Organisation nötig wäre, um tatsächlich viel Geld zu verdienen. Man müsste ein Netzwerk von Hunderten oder sogar Tausenden Bettlern aufbauen, damit es finanziell interessant wird. Wenn Sie fähig sind, ein solches Netzwerk aufzubauen – glauben Sie wirklich, dass Sie sich dann auf das Bettelwesen konzentrieren würden? Es ist schlicht nicht lukrativ genug, es gibt keinen vernünftigen Grund dafür."
Tendenziöse Berichterstattung
Der Artikel enthält Wörter und Passagen, die die Voreingenommenheit des Autors ausdrücken.
Die Berichterstattung sowohl über den Vor-Ort-Besuch, als auch über BettlerInnen allgemein ist durch eine sehr negative Einstellung des Autors geprägt. Dies wird durch abwertende Begriffe wie "hausen", "Clan" und "Beute" deutlich. Ganze sechs Mal schreibt der Autor absichtlich "hausen" und nicht etwa "leben" oder "wohnen" - ein Wort, das mit Tieren in Verbindung gebracht wird. Und während etwa im Kasten (S.31) der Begriff "Beute" (der einen Raub oder Betrug nahelegt) noch in Anführungszeichen gesetzt ist, schreibt der Autor weiter unten von "Clans aus Rumänien", die "auf Beutezug [...] gehen". Ebenso der "Zigeuner"-Begriff, der sehr negativ behaftet ist: Im Kasten (S.31) schreibt der Autor zuerst ganz lapidar von Romas, "die umgangssprachlich auch als Zigeuner bezeichnet werden", nur um ein paar Seiten weiter von Roma zu schreiben, "die aber nicht in Zigeuner-Camps hausen, sondern in eigenen Clans". Und aus den "rumänischen Bettel-Clans" werden bis zum Schluss einfach "Rumänen-Clans" (S.36) - eine Bezeichnung, die den "Marokkaner-Dieben" der Tiroler FPÖ um gar nichts nachsteht.
Zudem wird durch mehrere Passagen die negative Meinung des Autors deutlich. "Hier, unter dem Viadukt der MeBo, zwischen Eisenbahn und Etsch, hausen jene Menschen, die landauf, landab als Angehörige der „Bettlermafia“ bezeichnet werden.", so der Autor. Diese Bezeichnung ist jedoch keineswegs allgemein gebräuchlich.
Und weiter: "Auch in Südtirol wird jetzt verstärkt der Ruf nach einem Bettelverbot laut. Als am vergangenen Wochenende in einer Gruppe von Golfern in Reischach das Gespräch auf dieses Thema kam, wurde mächtig auf die Bürgermeister drauflosgeschimpft, die in dieser Sache „untätig, ja feige“ seien." Die "Gruppe von Golfern" dürften wohl kaum repräsentativ für Südtirol sein.
Nicht zuletzt die Darstellung der "politisch korrekten [Gutmenschen]": "Bettlerplage, falsche Arme, Betrüger, Profi-Mitleidserreger. So die krasse Wortwahl der meisten Südtiroler, mit denen ff dieser Tage sprach. Einzig Sozialverbände wie die Caritas oder politische Gruppierungen wie die Grünen sprechen politically correct von „den Ärmsten der Armen, die ein Recht auf unsere Solidarität haben“.
Oder der Pfarrer, dem unterstellt wird, die BettlerInnen zu verhätscheln: "Wolfgang Puchner, der „Grazer Armenpfarrer“, kümmert sich um sie – offenbar dermaßen erfolgreich, dass die steirische Hauptstadt seit Jahren über ein Verbot der organisierten Bettelei streitet."
Schlampige Recherche
Der Autor hat für den Artikel schlampig (bzw. gar nicht) recherchiert.
Neben den Polizeiaussagen, die das Gros der angeführten Quellen ausmacht (sieh dazu unten), zitiert der Autor großspurig eine "Feldstudie des Attendorfer St.-Ursula-Gymnasiums in Deutschland", um seine These der Bettelbanden zu untermauern. Aus dieser Studie geht hervor, "dass diese neue Art von Bettlern in ihren Heimatländern zum Teil „systematisch ausgesucht und sogar ausgebildet werden“, um diesen Job zu verrichten. Zur Ausbildung gehöre nicht nur das Vortäuschen von Behinderungen jeder Art, sondern auch der Umgang mit den Behörden und der Polizei sowie detaillierte Informationen über Rechte und Pflichten. Als würden sie einem strategischem Plan folgen, suche sich jeder Familienclan eine eigene Gegend aus."
Bei genauerem Hinsehen entpuppt sich diese "Feldstudie" als Schulprojekt von OberschülerInnen, die sich bei ihren Vorbemerkungen (auf die sich der Autor bezieht) auf Boulevardmedien stützen und deren "Feldarbeit" von RTL und RTL 2 begleitet wurde.
Von dieser gänzlich unseriösen Quelle hat der Autor auch den historischen Verweis von der Bettlerverordnung (S.35) eins zu eins übernommen: "Bettlerverordnungen gibt es im deutschsprachigen Raum seit dem Jahr 1478. Schon damals unterschied man in Nürnberg zwischen Menschen, die mittels eines Bettelbriefes das Recht hatten, um mildtätige Gaben zu bitten, und all den anderen, die meist von auswärts kamen und dieses Recht nicht hatten.", heißt es im Artikel. Auf der SchülerInnen-Homepage ist zu lesen: "Als Erste erließ deshalb die Stadt Nürnberg [...] 1478 eine so genannte "Bettlerordnung" [...] Meist legten die Bettlerordnungen auch fest, wer überhaupt zum Almosenempfang zugelassen war. In der Regel unterschieden die Stadtoberen hier strikt zwischen einheimischen und auswärtigen Bettlern."
Die Ausführungen im Kasten (S.31) hingegen scheinen von Wikipedia zu stammen, jedenfalls ist nirgends ersichtlich, dass der Autor auch nur etwas an wissenschaftlicher Literatur zur Recherche des Themas herangezogen hat.
Nicht zuletzt die "Bettlerlobby": "Als Gegenreaktion auf die Kampagnen von rechts formierte sich eine regelrechte „Bettlerlobby“. Deren Wortführerin in Österreich ist Marion Thuswald." Diese Vereinigung hat natürlich nichts mit einer hochbezahlten Lobbyagentur zu tun, wie der Autor suggeriert, sondern ist ein lokaler Zusammenschluss von Straßenzeitungen und Sozialvereinen, die sich gegen die mediale und politische Verfolgung von BettlerInnen wehrt. Sie heißt übrigens "BettelLobby", Thuswald ist die Pressesprecherin der Wiener Sektion und die angebliche Aktion mit "rund 100 Menschen", von der im Artikel berichtet wird, existiert lediglich als Aufruf.
Einseitige Darstellung
Der Autor hat für den Artikel sehr einseitig recherchiert und bezieht sich in seiner Darstellung fast ausschließlich auf eine Quelle (die Polizei).
Mit dem obigen Punkt verbunden ist die Einseitigkeit der Darstellung. Es dominiert nur jene Sicht, die die These des Autors unterstützt (Problem Bettelbanden). Hierzu wird primär die Sicht der Polizei geschildert, die schon allein aufgrund ihrer Nähe zum "Geschehen" voreingenommen ist. Hier eine Liste der zitierten Personen aus dem Polizeiapparat:
- Leutnant Nives Fedel von der Stadtpolizei Bozen...
- Gernot Wieland von der Stadtpolizei Brixen...
- Ein Südtiroler Stadtpolizist, der bittet, seinen Namen nicht zu nennen...
- die Stadtpolizei in Trient...
- Der Polizist, der das erzählt, ist frustriert [Meran]
- Eine Polizistin sagte gegenüber ff...
- Laut Polizei...
Daneben kommen kurz die Bürgermeister von Städten zu Wort, für die das "Tourismusimage" zentral ist und die ebenso die Sicht des Autors vertreten:
- Günther Januth, Bürgermeister von Meran
- Christian Ude, Bürgermeister von München
- Massimo Cacciari, Bürgermeister von Venedig
Die Gegenmeinung kommt lediglich in wenigen Zeilen von folgenden Organisationen zu Wort:
- Caritas Südtirol
- BettelLobby Wien
Dass hier eine ganze Story konstruiert wurde, die sich gut verkaufen lässt, sollte somit klar geworden sein.
von Andreas Fink
*Anmerkung: Alle Hervorhebungen in den Zitaten vom Verfasser dieses Blogartikels.
von Andreas Fink
*Anmerkung: Alle Hervorhebungen in den Zitaten vom Verfasser dieses Blogartikels.
giovedì 16 maggio 2013
martedì 23 aprile 2013
25 Aprile - Commento
Il 25 aprile del 1945 il
CLNAI (Comitato di Liberazione Nazionale Alta Italia) ordinò
l'insurrezione generale a Milano contro l'occupante nazista e le
forze della Repubblica Sociale Italiana, lo stato fantoccio retto da
Mussolini. A partire dall'anno successivo in questa data venne
fissato l'Anniversario della liberazione d'Italia, una giornata in
cui ricordare la lotta contro la barbarie nazifascista e tutti coloro
che vi presero parte, molto spesso a costo della vita.
25 aprile
2013. Sono passati 68 anni da quel giorno e molti dei protagonisti di
quegli anni sono morti: ha ancora senso dare così tanta importanza
ad un evento così lontano nel tempo? Assolutamente sì, proprio
perchè la memoria di “prima mano” relativa alla Resistenza e al
secondo conflitto mondiale sta lentamente venendo meno, aprendo la
strada a pericolosi relativismi, se non a vere e proprie
mistificazioni più o meno grossolane. Non è un caso, infatti, che,
proprio all'approssimarsi di questa ricorrenza, inizino a spuntare
come funghi vari appelli ad una lettura condivisa di quel periodo
storico o, addirittura, a rendere il 25 aprile la festa di tutti
italiani. Come è facilmente intuibile, tutti questi espedienti
retorici altro non sono che un tentativo - nemmeno troppo velato –
di inserire nell'immaginario collettivo l'idea che, in fondo,
partigiani e repubblichini non fossero poi così diversi tra di loro,
se non per la propria scelta di campo.
Chi si fa portavoce di questo
pensiero non tiene conto di una differenza macroscopica, ovvero
dell'asservimento della RSI al Reich hitleriano e l'attiva
partecipazione ai crimini da esso compiuti. Le brigate nere, le bande
di torturatori come la banda Koch e Carità e altre formazioni
(para)militari repubblichine parteciparono attivamente alla
deportazione degli ebrei italiani verso i campi di sterminio, alle
attività antipartigiane che spesso si trasformavano in aperta
violenza nei confronti della popolazione civile accusata di
supportare i “ribelli” e alla fucilazione di ostaggi. Finita la
guerra ben pochi pagarono per questi crimini, mentre per assurdo ad
essere processati furono proprio quei partigiani rei di aver
continuato la lotta resistenziale oltre i termini “ufficiali”.
Il 25 aprile
può e deve essere un'occasione di riflessione anche in Sudtirolo. Le
particolari vicende storiche che si sono svolte in quel convulso
periodo che va dal primo al secondo dopoguerra, infatti, sono state
usate e abusate – e tuttora continuano ad esserlo – per fini
politici.
Vale la pena ricordare come nel 2009 l'allora vicesindaco
di Bolzano, Oswald Ellecosta della SVP, affermò pubblicamente che
per la popolazione sudtirolese la vera liberazione non avvenne il 25
aprile del 1945, bensì l'8 settembre del 1943, data in cui la
Wehrmacht occupò militarmente il territorio provinciale che, insieme
alle provincie di Trento e Belluno, venne successivamente annesso al
Reich con il nome di Operationszone Alpenvorland.
Certo, durante il
ventennio fascista la popolazione di madrelingua tedesca ha sofferto
a causa delle opzioni e della campagna di italianizzazione forzata
promossa dal regime fascista, ma ciò non giustifica in alcun modo
l'adesione di massa della popolazione sudtirolese al
nazionalsocialismo con tutte le sue conseguenze. Ellecosta
dimenticava le deportazioni di massa che cancellarono la fiorente
comunità ebraica meranese, dimenticava l'istituzione del lager di
Bolzano e del sottocampo di Merano (entrambi rasi al suono dopo la
guerra...), dimenticava l'eccidio della caserma Mignone contro
prigionieri di guerra, la strage di Lasa avvenuta a guerra
praticamente finita oppure la strage del 30 aprile 1945 a Merano.
Tutto questo
ci dimostra l'importanza della memoria storica e la sacralità del
compito di tramandarla alle generazioni future, in modo che certi
orrori non si ripetano più. Un compito ancora più importante in un
momento di crisi economica e sociale in cui idee come quelle
nazifasciste trovano fertile humus proponendo “facili” soluzioni
e agitando lo spauracchio dell'immigrato cattivo o del fantomatico
complotto delle banche ebraiche, facendo leva sulle difficoltà
economiche della gente. Un motivo in più per non abbassare la
guardia se non vogliamo ripiombare in un abisso di barbarie.
by pakko
giovedì 18 aprile 2013
SKAteniamoci - Festival am 25. April
Am Donnerstag den 25. April, Tag der "Liberazione", findet in Bozen ein Festival statt, das von Freiwilligen organisiert-, und unter anderem auch von der Antifa Meran unterstützt wird.
#ITA: Erano gli anni delle leggi razziali, delle migrazioni forzose e delle sanguinarie dittature europee, ma anche gli anni della Resistenza Italiana, dove un popolo intero, sotto l’ampio stendardo dell’antifascismo, ha saputo organizzarsi per respingere un regime dispotico, ma soprattutto i suoi contenuti razziali, classisti e violenti.
Questo 25 Aprile vi invitiamo a riscoprire assieme i temi della Resistenza, ma soprattutto ad
attualizzarli, nell’ambito di una festa popolare, gratuita, gestita unicamente da giovani volontari.
Presso il Parco delle Semirurali di Via Bari, si susseguiranno numerosi concerti, dai Redska ai Club99, passando per i ragazzi di Bolzano Underground a quelli del Conservatorio Monteverdi,
inoltre attività rivolte a tutte le fasce d’età: dai più piccoli, con laboratori artistici e giochi d’insieme, ai più grandi con tanta musica, tornei sportivi, contenuti ed intrattenimento.
In particolare il Sudtirolo, dove convivono tre gruppi linguistici, ha sofferto molto sotto Fascismo e Nazismo. Gli effetti di questi regimi totalitari si possono sentire ancora oggi all’interno della nostra società.
Noi giovani riteniamo necessario difendere oggi il principio della Resistenza: la convivenza in ogni sua espressione.
Noi ci crediamo, e voi?
#DEU: Es war die Zeit der Rassengesetze und der blutigen europäischen Diktaturen. Damals wurden ganze Völker zur Auswanderung gezwungen. Es waren jedoch auch die Jahre des Widerstands, als ein
breiter Teil der Bevölkerung, im Namen des Antifaschismus den Aufstand gegen das Regime mit seiner Klassenpolitik und seinen rassistischen Inhalten organisierte.
Am 25. April wollen wir zusammen die wahre Bedeutung des Widerstands in den Mittelpunkt stellen und sie auch für unsere Zeit greifbar machen. Die Initiative wird von jungen Freiwilligen organisiert und ist völlig kostenlos.
Im Semirurali-Park in der Baristraße in Bozen erwartet euch Livemusik, mit Redska aus Cesena und den Südtirolern Club99, den Künstlern von „Bolzano Underground“ und den jungen Musikern des Konservatoriums Monteverdi. Zudem stehen Groß und Klein verschiedene Unterhaltungsmöglichkeiten zur Verfügung: Gruppenspiele, kreative Werkstätten zur Wiederverwertung sowie Livemusik und Literatur.
Besonders Südtirol, ein Land in dem drei Sprachgruppen zusammen leben, hatte unter dem Faschismus sowie Nationalsozialismus besonders zu leiden. Die Auswirkungen des totalitären Regimes auf unsere Gesellschaft ziehen sich bis in die Gegenwart hinein. Auch heute noch sind für uns junge Südtiroler die Grundsätze der Resistenza, wie Freiheit und Zusammenleben, von großer Bedeutung.
Wir glauben daran, und ihr?
Parco Semirurali Park
Inizio Festa 14:00 Beginn Fest
Aperetivo 18:30 Aperetif
Concerto 20:00 Konzert
Vorläufiges Programm/ Programma provvisorio
13.00 Inizio servizio bar e cucina // Bar- und Küchendienst
14.00 – 20.00 Gruppenspiele für Kinder // Giochi per bambini
14.00 – 16.00 Rap und/e Breakdance Contest mit/con Bolzano Underground
16.00 – 17.00 Vorführung von Parkour Pack Bozen // Esibizione Parkour Pack Bolzano
17.00 – 18.00 Work in progress
18.30 - 20.00 Aperitiv mit reduzierten Preisen! // Aperitivo a prezzi ribassati!
20.00 - 21.30 Club 99 Concert
21.30 – 23.00 RedSka Concert
Info: Facebook
kikero@unibz.it
Erscheint zahlreich! Ora e sempre Resistenza!
#ITA: Erano gli anni delle leggi razziali, delle migrazioni forzose e delle sanguinarie dittature europee, ma anche gli anni della Resistenza Italiana, dove un popolo intero, sotto l’ampio stendardo dell’antifascismo, ha saputo organizzarsi per respingere un regime dispotico, ma soprattutto i suoi contenuti razziali, classisti e violenti.
Questo 25 Aprile vi invitiamo a riscoprire assieme i temi della Resistenza, ma soprattutto ad
attualizzarli, nell’ambito di una festa popolare, gratuita, gestita unicamente da giovani volontari.
Presso il Parco delle Semirurali di Via Bari, si susseguiranno numerosi concerti, dai Redska ai Club99, passando per i ragazzi di Bolzano Underground a quelli del Conservatorio Monteverdi,
inoltre attività rivolte a tutte le fasce d’età: dai più piccoli, con laboratori artistici e giochi d’insieme, ai più grandi con tanta musica, tornei sportivi, contenuti ed intrattenimento.
In particolare il Sudtirolo, dove convivono tre gruppi linguistici, ha sofferto molto sotto Fascismo e Nazismo. Gli effetti di questi regimi totalitari si possono sentire ancora oggi all’interno della nostra società.
Noi giovani riteniamo necessario difendere oggi il principio della Resistenza: la convivenza in ogni sua espressione.
Noi ci crediamo, e voi?
#DEU: Es war die Zeit der Rassengesetze und der blutigen europäischen Diktaturen. Damals wurden ganze Völker zur Auswanderung gezwungen. Es waren jedoch auch die Jahre des Widerstands, als ein
breiter Teil der Bevölkerung, im Namen des Antifaschismus den Aufstand gegen das Regime mit seiner Klassenpolitik und seinen rassistischen Inhalten organisierte.
Am 25. April wollen wir zusammen die wahre Bedeutung des Widerstands in den Mittelpunkt stellen und sie auch für unsere Zeit greifbar machen. Die Initiative wird von jungen Freiwilligen organisiert und ist völlig kostenlos.
Im Semirurali-Park in der Baristraße in Bozen erwartet euch Livemusik, mit Redska aus Cesena und den Südtirolern Club99, den Künstlern von „Bolzano Underground“ und den jungen Musikern des Konservatoriums Monteverdi. Zudem stehen Groß und Klein verschiedene Unterhaltungsmöglichkeiten zur Verfügung: Gruppenspiele, kreative Werkstätten zur Wiederverwertung sowie Livemusik und Literatur.
Besonders Südtirol, ein Land in dem drei Sprachgruppen zusammen leben, hatte unter dem Faschismus sowie Nationalsozialismus besonders zu leiden. Die Auswirkungen des totalitären Regimes auf unsere Gesellschaft ziehen sich bis in die Gegenwart hinein. Auch heute noch sind für uns junge Südtiroler die Grundsätze der Resistenza, wie Freiheit und Zusammenleben, von großer Bedeutung.
Wir glauben daran, und ihr?
Parco Semirurali Park
Inizio Festa 14:00 Beginn Fest
Aperetivo 18:30 Aperetif
Concerto 20:00 Konzert
Vorläufiges Programm/ Programma provvisorio
13.00 Inizio servizio bar e cucina // Bar- und Küchendienst
14.00 – 20.00 Gruppenspiele für Kinder // Giochi per bambini
14.00 – 16.00 Rap und/e Breakdance Contest mit/con Bolzano Underground
16.00 – 17.00 Vorführung von Parkour Pack Bozen // Esibizione Parkour Pack Bolzano
17.00 – 18.00 Work in progress
18.30 - 20.00 Aperitiv mit reduzierten Preisen! // Aperitivo a prezzi ribassati!
20.00 - 21.30 Club 99 Concert
21.30 – 23.00 RedSka Concert
Info: Facebook
kikero@unibz.it
Erscheint zahlreich! Ora e sempre Resistenza!
giovedì 11 aprile 2013
Urheber der Neonazi Flugblätter ausgeforscht
Laut dem Bericht von Südtirolnews wurden die Urheber der rechtsextremen Flugblätter ausgeforscht, die vor einigen Wochen im Raum Burggrafenamt verteilt wurden. Zudem gab es zwei Hausdurchsuchungen bei denen rechtsextremes Material beschlagnahmt wurde.
Südtirolnews berichtet:
"...Die Verantwortlichen der Aktion in Südtirol konnten hingegen durch Zeugenaussagen und durch Spuren auf den Flugblättern ausfindig gemacht werden. So lag etwa eine recht detaillierte Personenbeschreibung vor. Außerdem haben die Ermittler die rechte Szene in Südtirol gut im Auge.
Bei der ersten Person handelt es sich um einen 22-jährigen Meraner P. P., der zum Kern einer neonazistischen Gruppierung in der Gegend gehört. Als er noch minderjährig war, wurde gegen ihn bereits im Rahmen der Operation Odessa im Jahr 2008 ermittelt.
Die zweite Person soll ein 16-Jähriger aus Lana sein, der mit einer schwarzen Bombe-Jacke und einem Pullover mit Runensymbolen beobachtet wurde.
Im Zuge der Ermittlungen wurde in beiden Fällen auch eine Hausdurchsuchung vorgenommen. Dabei stießen die Beamten auf verschiedenes Material, das eindeutig im Zusammenhang mit rechtsextremen Gedankengut steht."
Auf Facebook machen die zwei Verdächtigen aus ihrer extremistischen Gesinnung keinen Hehl. Hier ein kleiner Auszug aus der braunen, Burggräfler Facebookwelt:
####
zum Artikel der Antifa Meran vom 4. Februar:
Vor einigen Tagen sind Meran und Lana Flugblätter mit der Aufschrift "Die Demokraten bringen uns den Volkstod" aufgetaucht.
Weißes Druckerpapier, simple Schrift, kopierte Parolen - besonders viel Mühe gemacht hatten sich der/die Urheber bei der Verbreitung ihrer neonazistischen Ideologie nicht. Der Inhalt der Zettel ist vom neurechten "nationalen Widerstand" aus der BRD übernommen: Parolen, wie sie etwa von den mittlerweile verbotenen "Spreelichtern" verbreitet wurden.
Die Parole „Die Demokraten bringen uns den Volkstod“ etwa ist die bekannteste in diesem Dunstkreis, "Damit die Nachwelt nicht vergisst, dass du Deutscher gewesen bist" stammt von der "Unsterblichen"-Bewegung (siehe dazu hier).
Die Verbreitung der Flugblätter ist in einer Reihe mit ähnlichen Aktionen zu sehen: Vor einem Jahr war Neonazi-Propagandamaterial an Meraner Oberschulen aufgetaucht, und hin und wieder tauchten in der BRD georderte "Volkstod"-Aufkleber in der Passerstadt auf.
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Südtirolnews berichtet:
"...Die Verantwortlichen der Aktion in Südtirol konnten hingegen durch Zeugenaussagen und durch Spuren auf den Flugblättern ausfindig gemacht werden. So lag etwa eine recht detaillierte Personenbeschreibung vor. Außerdem haben die Ermittler die rechte Szene in Südtirol gut im Auge.
Bei der ersten Person handelt es sich um einen 22-jährigen Meraner P. P., der zum Kern einer neonazistischen Gruppierung in der Gegend gehört. Als er noch minderjährig war, wurde gegen ihn bereits im Rahmen der Operation Odessa im Jahr 2008 ermittelt.
Die zweite Person soll ein 16-Jähriger aus Lana sein, der mit einer schwarzen Bombe-Jacke und einem Pullover mit Runensymbolen beobachtet wurde.
Im Zuge der Ermittlungen wurde in beiden Fällen auch eine Hausdurchsuchung vorgenommen. Dabei stießen die Beamten auf verschiedenes Material, das eindeutig im Zusammenhang mit rechtsextremen Gedankengut steht."
Auf Facebook machen die zwei Verdächtigen aus ihrer extremistischen Gesinnung keinen Hehl. Hier ein kleiner Auszug aus der braunen, Burggräfler Facebookwelt:
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| Quelle: Facebook |
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| Quelle: Facebook |
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| Quelle: Facebook |
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| Quelle: Facebook |
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zum Artikel der Antifa Meran vom 4. Februar:
Vor einigen Tagen sind Meran und Lana Flugblätter mit der Aufschrift "Die Demokraten bringen uns den Volkstod" aufgetaucht.
Weißes Druckerpapier, simple Schrift, kopierte Parolen - besonders viel Mühe gemacht hatten sich der/die Urheber bei der Verbreitung ihrer neonazistischen Ideologie nicht. Der Inhalt der Zettel ist vom neurechten "nationalen Widerstand" aus der BRD übernommen: Parolen, wie sie etwa von den mittlerweile verbotenen "Spreelichtern" verbreitet wurden.
Die Parole „Die Demokraten bringen uns den Volkstod“ etwa ist die bekannteste in diesem Dunstkreis, "Damit die Nachwelt nicht vergisst, dass du Deutscher gewesen bist" stammt von der "Unsterblichen"-Bewegung (siehe dazu hier).
Die Verbreitung der Flugblätter ist in einer Reihe mit ähnlichen Aktionen zu sehen: Vor einem Jahr war Neonazi-Propagandamaterial an Meraner Oberschulen aufgetaucht, und hin und wieder tauchten in der BRD georderte "Volkstod"-Aufkleber in der Passerstadt auf.
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lunedì 8 aprile 2013
venerdì 5 aprile 2013
Diskussionsabend: Rock für den Volksempfänger - KOMMENTAR
Diskussionsabend: Rock für den Volksempfänger", so lautete der Titel der Veranstaltung am vergangenen 3. April im Stadttheater in Sterzing. Es ging darum wie besonders Südtiroler Deutschrock alla Freiwild im Ausland und auch hier in Südtirol wahrgenommmen wird und welche Positionen mit der Musik vertreten werden.
Es wurder der Film "Blut muss fliessen - Undercover unter Nazis" von Peter Ohlendorf gezeigt.
Die Diskussion wurde geführt von: Thomas Kuban (Journalist), Peter Ohlendorf (Filmemacher), Hans Heiss (Politiker und Historiker), Michael Torggler (Jugendarbeiter und Musiker), Heinrich Schwazer (Journalist) und Lukas Schwienbacher (Forum Prävention). Gudrun Esser moderiert den Abend.
KOMMENTAR:
Von freien Kühen
Es wurder der Film "Blut muss fliessen - Undercover unter Nazis" von Peter Ohlendorf gezeigt.
Die Diskussion wurde geführt von: Thomas Kuban (Journalist), Peter Ohlendorf (Filmemacher), Hans Heiss (Politiker und Historiker), Michael Torggler (Jugendarbeiter und Musiker), Heinrich Schwazer (Journalist) und Lukas Schwienbacher (Forum Prävention). Gudrun Esser moderiert den Abend.
KOMMENTAR:
Von freien Kühen
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| Bildquelle: STOL |
Als ich gestern Abend nach Sterzing fuhr, hatte ich eigentlich keine großartigen Erwartungen an das was im dortigen Stadttheater geschehen würde, ich freute mich lediglich darauf den Film „Blut muss fließen zu sehen“, da man aufgrund der Verweigerung der öffentlich-rechtlichen TV-Stationen in Deutschland bisher keinerlei Möglichkeit hatte, den Streifen zu begutachten. Umso erschrockener war ich, als ich wieder den Nachhauseweg antrat. Denn nach dem gestrigen Abend in der Fuggerstadt muss ich gestehen, dass ich regelrecht schockiert und in meinem Südtirol-Bild leider nur ein weiteres Mal bestätigt wurde. Jene Argumente welche von Thomas Kuban und Regisseur Peter Ohlendorf geliefert wurden, sind schlichtweg ignoriert worden und wurden dann sowohl von den Verlautbarungen im Publikum, als auch vom Kulturjournalisten der Tageszeitung Heinrich Schwazer gekonnt umgangen. Es ist zwar festzustellen, dass es von den Organisatoren reichlich ungeschickt war den Film „Blut muss fließen“ auszustrahlen und nachfolgend eine Diskussion über Deutschrock bzw. letztlich über Frei.Wild zu führen, da die beiden Thematiken nur am Rande etwas miteinander zu tun haben, das ändert aber nichts an der Tatsache, dass die Gefahr welche von bestimmten Liedtexten, auf die u.a. und zum Glück auch von Hans Heiss hingewiesen wurde, von viel zu großen Teilen des Publikums nicht beleuchtet wurde. Als dann
lunedì 18 marzo 2013
Schlägerei zwischen Neonazis und Albanern
![]() |
| Artikel in der "Alto Adige" vom 13.03.2013 |
Laut der Alto Adige und Suedtirolnews kam es vor einige Monaten zu gewalttätigen Auseinandersetzungen zwischen Neonazis und Albaner in Meran mit mehreren verletzten. Alle zwölf Personen erhielten ein Anzeige wegen Schlägerei, den Neonazis droht auserdem eine Anzeige wegen Verstoßes gegen das Mancino-Gesetz.
Drei der beteiligten Neonazis waren bereits 2010 verhaftet worden, und mussten daraufhin einen Demokratiekurs belegen - ohne große Wirkung sich herausstellte.
Bilanz: Nach der Verhaftungswelle im Jahre 2010 wurde bekannt das etliche Anzeigen wegen Körperverletzung, Bedrohung, Verstöße gegen das Mancino Gesetz u.ä. gegen Neonazis aus dem Raum Meran gemacht wurden. Bis jetzt warten jedoch noch einige Opfer noch immer auf das ihnen zustehende Schmerzensgeld. Wie es aussieht wurden die Anzeigen zu den Akten gelegt, abgewiesen oder ähnliches. Gerüchten zufolge hätten die Neonazis "zu gute Anwälte".
Ausbleibende Konsequenzen bei Neonazidelikten und eine tendenzieller Rechtsruck bei Südtirols Jugendlichen lassen Nazi-Ideologien wieder aufblühen.
mercoledì 13 marzo 2013
martedì 5 marzo 2013
Ferrari: "Un risultato deludentissima"
Tutto quello che dovete sapere sul risultato elettorale della estrema destra italiana - l'Antifa Merano intervista Saverio Ferrari dell’Osservatorio Democratico sulle nuove destre (ultimo libro “Fascisti a Milano, da Ordine Nuovo a Cuore Nero”).
Signor Ferrari, queste elezioni hanno segnato la sconfitta dei partiti affermati. Come vede il risultato dei partiti neofascisti?
Signor Ferrari, queste elezioni hanno segnato la sconfitta dei partiti affermati. Come vede il risultato dei partiti neofascisti?
Dispersa in più sigle l’estrema destra è andata incontro a un risultato decisamente negativo. Gli unici a salvarsi sono stati i Fratelli d’Italia, che con 665.830 voti, pari all’1,95%, sono riusciti a portare in parlamento una pattuglia di nove deputati ma nessun senatore. Risultato conseguito in coalizione con Pdl e Lega. La Destra, invece, nella quota dei seggi da ripartire tra i «migliori perdenti», con 219.769 suffragi, ovvero lo 0,64%, è rimasta fuori. L’unico premio di consolazione per il partito di Francesco Storace, nei fatti, è stato l’elezione di tre consiglieri regionali nel Lazio, dove pure Storace stesso era stato sostenuto alla carica di presidente da tutto lo schieramento guidato dal Popolo della libertà. Il resto dice di consensi tutti al di sotto dell’1%, con Forza nuova allo 0,26% (89.811 voti), la Fiamma tricolore allo 0,13% (44.744 voti) e Casa Pound allo 0,14% (47.692 voti).Grillo ha sostenuto che il suo movimento riempie un vuoto nel mondo della politica, che in altri paesi viene colmato dall'estrema destra. E' d'accordo?
Fino a un certo punto. L’impianto programmatico del Movimento 5 stelle in alcune sue linee essenziali (dalla No Tav alla difesa dei beni pubblici, dall’acqua alla scuola alla sanità, fino al conflitto d’interessi e alla richiesta di un profondo rinnovamento della vita politica, cacciando corrotti e profittatori) si connota come di sinistra. Così è stato percepito soprattutto dallo stesso corpo elettorale. L’analisi dei flussi elettorali indica una prevalenza di voti provenienti da quella parte. L’estrema destra in Italia, pur in assenza di Grillo, non sarebbe in grado di promuovere un consenso così esteso, anche sposando o mimetizzandosi dietro a quegli stessi contenuti. Non ne avrebbe né la forza né la capacità politica.Dopo “l'abbraccio” alla destra di Berlusconi nel 2006, la Fiamma Tricolore è tornata a correre da sola, raccogliendo solo un quinto dei voti rispetto alla tornata elettorale nel 2006. Possiamo dichiarare conclusa l'esperienza del MSI?
Direi che l’esperienza della Fiamma tricolore era già in esaurimento da molto tempo, per lo meno da quando nel 2008 cacciò il gruppo originario di Casa Pound, ovvero l’unica realtà giovanile su cui poteva contare. La Fiamma tricolore si riduce a oggi a un piccolissimo ceto politico. Potrà solo riciclarsi da qualche altra parte o tentare di farlo.Lei ha affermato che queste elezioni sarebbero state il banco di prova di Casa Pound. Ora l'organizzazione di Iannone ha raccolto lo 0,1% dei voti a livello nazionale. Come spiega questo fallimento e come andrà avanti?
Deludentissima è stata la prova di Casa Pound, soprattutto a Roma (0,78%). Spicca come solo dato significativo per CP l’1,72% di Bolzano, l’unica realtà al Nord con un qualche radicamento, frutto di vicende locali segnate dalla storica presenza dell’estrema destra nella comunità italiana. Un segnale, in conclusione, di forte indebolimento. Il passaggio alla “politica” come sempre è arduo e misurarsi con il consenso un salto rischioso. Anche per Casa Pound. Un conto è promuovere un’attività culturale e un conto è trasformarsi in un partito. Casa Pound non dispone per altro di una presenza sufficientemente diffusa sul territorio nazionale. Come proseguirà è difficile dirlo. Potrebbe anche archiviare quanto è successo come un primo tentativo di irruzione nella politica e tornare alle origini. Non ci resta che aspettare.A maggio Casa Pound affronterà le elezioni comunali di Roma. Con quale risultato, secondo Lei?
Le prossime elezioni comunali a Roma potrebbero rappresentare un’altra battuta d’arresto per Casa Pound. Tanto più dopo la rottura con il sindaco attualmente in carica Gianni Alemanno e l’intenzione dichiarata di presentarsi da soli senza alleanze. Un vicolo cieco. Non credo che i risultati saranno di molto superiori a quelli del 24-25 febbraio.Dopo il risultato di questa tornata elettorale, come vede il pericolo neofascista nei prossimi anni?
Il pericolo del neofascismo in Italia non risiede tanto nella forza delle organizzazioni che lo rappresentano, quanto nei rapporti che queste intrattengono con la destra istituzionale, Pdl e Lega. Qui il nocciolo della questione, che si traduce nello sdoganamento dei gruppi di estrema destra, tramite riconoscimenti e alleanze politiche, in campagne revisioniste e di denigrazione della Resistenza, di attacco alle istituzioni democratiche nate dalla lotta di Liberazione. Il problema sta nella stessa natura della destra italiana estranea ai valori costituzionali.
mercoledì 20 febbraio 2013
CasaPound-Plakate in ganz Meran übermalen
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| bearbeitete CasaPound-Plakate in Meran |
martedì 19 febbraio 2013
+Demo gegen CasaPound in Bozen!+
Am morgigen Mittwoch, 20. Februar, findet sich der Spitzenkandidat von CasaPound Italia, Simone di Stefano, in Bozen ein. Ausgerechnet am Mateotti-Platz, der nach dem von den Faschisten ermordeten Abgeordneten benannt ist.Eine Gegendemonstration startet um 18 Uhr beim Hadriansplatz!
Unterdessen sind in mehreren Südtiroler Ortschaften CasaPound-Plakate für die Parlamentswahlen angebracht worden. Etliche wurden schon beschädigt oder übermalen.
lunedì 11 febbraio 2013
Etschlichter geht das Licht aus...
Vorerst auf Facebook. Wer sich gewundert hat, warum ihre Seite (ca. 200 Likes) dort nicht mehr anzutreffen ist, hat nun Gewissheit: Der Versuch der Neonazis, die sozialen Netzwerke für ihre Zwecke zu nutzen, ist gescheitert. "Es machte in unseren Augen keinen Sinn mehr", heißt es resigniert.
Hier ihre Erklärung von vor ein paar Tagen:
Hier ihre Erklärung von vor ein paar Tagen:
giovedì 7 febbraio 2013
Was sich gehört | Kommentar
Was ist so schlimm an Michael Demanegas Sager an einer Oberschule in Schlanders? "Wir waren zuerst da. Wir überlassen Südtirol nicht diesen Dahergelaufenen.", soll er gesagt haben, oder nach seiner Version: "Wir können Einheimische nicht gleich behandeln, wie jeden Dahergelaufenen…" Gehört es nicht zum guten Ton, andere Meinungen zu tolerieren und diese anzuhören? Gehört das nicht zu Anstand und Meinungsfreiheit, wie Demanega einfordert?
Wir sollten aufpassen, dieser Sicht vorschnell zuzustimmen und uns fragen, warum gerade in letzter Zeit die Meinungsfreiheit so oft ins Spiel gebracht wird, wenn es um Rechtspopulismus und Neofaschismus geht. Denn: Warum müssen wir diese Diskussion überhaupt führen? Sollte es nicht klar sein, dass solche Ansichten unangebracht sind? Ist das nicht schon ein Indiz dafür, wie sehr sich der Rahmen von dem verschoben hat, was in der Politik gesagt werden darf und was nicht? Was früher im besten Fall nach der Sperrstunde unter Kameraden gesagt wurde, wird heute von Anzugträgern im Parlament vertreten. Ernsthaft und überzeugt.
Die jüngsten Äußerungen von Berlusconi und Biancofiore sind nur ein weiterer Versuch von vielen, die Grenze der legitimen politischen Äußerung nach rechts zu verschieben. Nur zur Erinnerung: Im Jahr 2006 hat er die Parlamentswahlen mit einem Bündnis gewonnen, das von den Christdemokraten über Forza Nuova bis zu den faschistischen Schlägern des Veneto Fronte Skinhead auf den Listen der Fiamma Tricolore reichte. Seine Strategie ist die des kalkulierten Skandals: Er wagt sich mit Äußerungen vor, wartet die Reaktion ab, und rudert eventuell etwas zurück. Der Schaden ist dann aber schon angerichtet.
Etwas anders verhält es sich mit der Meinungsfreiheit: Wir sollten uns voll und ganz den Grenzen dieses Prinzips bewusst sein. Das Recht auf freie Meinungsäußerung ist eine formelle Regel, sie ist ihrem Inhalt gegenüber neutral: Alles kann eine Meinung sein, von kulinarischen Vorlieben bis hin zur Vorstellung, Jüdinnen und Juden ließen sich an ihrer Schädelform erkennen (und dann eliminieren).
Liberale argumentieren hier, dass es auch noch andere Prinzipien gibt (Recht auf Unversehrtheit, Wahrung der Würde, etc.), die miteinander abgewogen werden müssen. Aufschlussreicher ist die Ansicht, dass Gesellschaft und Politik nur funktionieren können, wenn es einen Konsens darüber gibt, was gesagt und getan werden kann und was nicht - was also zum Bereich der legitimen Ansichten gehört. Nur in diesem Rahmen ist Meinungsfreiheit möglich. Wir teilen eine Fülle von Grundannahmen über die Art des Zusammenlebens, die das Fundament der Kommunikation darstellen: Mit einem überzeugten Nationalsozialisten wird ein Gespräch über Minderheitenschutz sehr schnell zu Ende sein, weil der Konsens darüber fehlt.
Was heißt das für den Fall Demanega? Wir sollten sehr aufmerksam sein, wenn heute in unseren hyperliberalen Gesellschaften die Meinungsfreiheit eingefordert wird. Dies ist ein sicheres Indiz dafür, dass es gerade nicht um Meinungen geht (Ansichten innerhalb des Konsenses), sondern um die Verschiebung der Prinzipien des Konsenses. Es ist eine weitere Strategie, die Grenzen des Sagbaren in eine bestimmte Richtung hin (Rassismus) zu öffnen. In dieselbe Richtung geht die Taktik, sich als Stimme des Volkes zu präsentieren, die nur sagt, "was die Leute denken". Hier gilt nur festzuhalten, dass "die Leute" sehr viel denken, was zum Glück aber keinen Platz in der Politik hat.
Die Antwort auf solche Versuche muss sein, dass wir das, was am Konsens unserer Gesellschaft gut ist, vehement verteidigen und darauf bestehen, dass Rassismus und Faschismus keine legitimen Meinungen sind, über die wir nicht bereit sind, überhaupt erst zu diskutieren. Das heißt auch, dass wir uns mit Leuten, von denen solche Äußerungen zu erwarten sind, erst gar nicht an einen Runden Tisch setzen: Was gibt es mit Leuten zu diskutieren, die "Einheimische zuerst" fordern und Deutsche oder Weiße meinen, wenn sie "Einheimische" sagen?
Langfristig müssen wir einen Konsens schaffen, der auf den Werten der Gleichheit und Freiheit beruht und ein gutes Leben für alle zum Ziel hat. Eine Leitkultur also, die nicht auf Sprache, Herkunft oder Religion gegründet ist, sondern auf Solidarität und Gemeinschaft von Gleichen. Wir sollten nicht immer noch über Sexismus, Rassismus, Armut und Ausbeutung diskutieren und argumentieren müssen. Es sollte sich von selbst verstehen. Und Leute wie Demanega sollte nicht gehört werden. Weil es sich nicht gehört.
Die jüngsten Äußerungen von Berlusconi und Biancofiore sind nur ein weiterer Versuch von vielen, die Grenze der legitimen politischen Äußerung nach rechts zu verschieben. Nur zur Erinnerung: Im Jahr 2006 hat er die Parlamentswahlen mit einem Bündnis gewonnen, das von den Christdemokraten über Forza Nuova bis zu den faschistischen Schlägern des Veneto Fronte Skinhead auf den Listen der Fiamma Tricolore reichte. Seine Strategie ist die des kalkulierten Skandals: Er wagt sich mit Äußerungen vor, wartet die Reaktion ab, und rudert eventuell etwas zurück. Der Schaden ist dann aber schon angerichtet.
Etwas anders verhält es sich mit der Meinungsfreiheit: Wir sollten uns voll und ganz den Grenzen dieses Prinzips bewusst sein. Das Recht auf freie Meinungsäußerung ist eine formelle Regel, sie ist ihrem Inhalt gegenüber neutral: Alles kann eine Meinung sein, von kulinarischen Vorlieben bis hin zur Vorstellung, Jüdinnen und Juden ließen sich an ihrer Schädelform erkennen (und dann eliminieren).
Liberale argumentieren hier, dass es auch noch andere Prinzipien gibt (Recht auf Unversehrtheit, Wahrung der Würde, etc.), die miteinander abgewogen werden müssen. Aufschlussreicher ist die Ansicht, dass Gesellschaft und Politik nur funktionieren können, wenn es einen Konsens darüber gibt, was gesagt und getan werden kann und was nicht - was also zum Bereich der legitimen Ansichten gehört. Nur in diesem Rahmen ist Meinungsfreiheit möglich. Wir teilen eine Fülle von Grundannahmen über die Art des Zusammenlebens, die das Fundament der Kommunikation darstellen: Mit einem überzeugten Nationalsozialisten wird ein Gespräch über Minderheitenschutz sehr schnell zu Ende sein, weil der Konsens darüber fehlt.
Was heißt das für den Fall Demanega? Wir sollten sehr aufmerksam sein, wenn heute in unseren hyperliberalen Gesellschaften die Meinungsfreiheit eingefordert wird. Dies ist ein sicheres Indiz dafür, dass es gerade nicht um Meinungen geht (Ansichten innerhalb des Konsenses), sondern um die Verschiebung der Prinzipien des Konsenses. Es ist eine weitere Strategie, die Grenzen des Sagbaren in eine bestimmte Richtung hin (Rassismus) zu öffnen. In dieselbe Richtung geht die Taktik, sich als Stimme des Volkes zu präsentieren, die nur sagt, "was die Leute denken". Hier gilt nur festzuhalten, dass "die Leute" sehr viel denken, was zum Glück aber keinen Platz in der Politik hat.
Die Antwort auf solche Versuche muss sein, dass wir das, was am Konsens unserer Gesellschaft gut ist, vehement verteidigen und darauf bestehen, dass Rassismus und Faschismus keine legitimen Meinungen sind, über die wir nicht bereit sind, überhaupt erst zu diskutieren. Das heißt auch, dass wir uns mit Leuten, von denen solche Äußerungen zu erwarten sind, erst gar nicht an einen Runden Tisch setzen: Was gibt es mit Leuten zu diskutieren, die "Einheimische zuerst" fordern und Deutsche oder Weiße meinen, wenn sie "Einheimische" sagen?
Langfristig müssen wir einen Konsens schaffen, der auf den Werten der Gleichheit und Freiheit beruht und ein gutes Leben für alle zum Ziel hat. Eine Leitkultur also, die nicht auf Sprache, Herkunft oder Religion gegründet ist, sondern auf Solidarität und Gemeinschaft von Gleichen. Wir sollten nicht immer noch über Sexismus, Rassismus, Armut und Ausbeutung diskutieren und argumentieren müssen. Es sollte sich von selbst verstehen. Und Leute wie Demanega sollte nicht gehört werden. Weil es sich nicht gehört.
lunedì 4 febbraio 2013
Neonazi-Flugblätter in Meran und Umgebung aufgetaucht
Vor einigen Tagen sind Meran und Lana Flugblätter mit der Aufschrift "Die Demokraten bringen uns den Volkstod" aufgetaucht.
Weißes Druckerpapier, simple Schrift, kopierte Parolen - besonders viel Mühe gemacht hatten sich der/die Urheber bei der Verbreitung ihrer neonazistischen Ideologie nicht. Der Inhalt der Zettel ist vom neurechten "nationalen Widerstand" aus der BRD übernommen: Parolen, wie sie etwa von den mittlerweile verbotenen "Spreelichtern" verbreitet wurden.
Die Parole „Die Demokraten bringen uns den Volkstod“ etwa ist die bekannteste in diesem Dunstkreis, "Damit die Nachwelt nicht vergisst, dass du Deutscher gewesen bist" stammt von der "Unsterblichen"-Bewegung (siehe dazu hier).
Die Verbreitung der Flugblätter ist in einer Reihe mit ähnlichen Aktionen zu sehen: Vor einem Jahr war Neonazi-Propagandamaterial an Meraner Oberschulen aufgetaucht, und hin und wieder tauchten in der BRD georderte "Volkstod"-Aufkleber in der Passerstadt auf.
Ein klares Statement auf diese ideologischen Zuckungen kommt von der Brigata Giallorossa: "Stoppt den blinden Hass", fordern sie auf einem Transparent.
Weißes Druckerpapier, simple Schrift, kopierte Parolen - besonders viel Mühe gemacht hatten sich der/die Urheber bei der Verbreitung ihrer neonazistischen Ideologie nicht. Der Inhalt der Zettel ist vom neurechten "nationalen Widerstand" aus der BRD übernommen: Parolen, wie sie etwa von den mittlerweile verbotenen "Spreelichtern" verbreitet wurden.
Die Parole „Die Demokraten bringen uns den Volkstod“ etwa ist die bekannteste in diesem Dunstkreis, "Damit die Nachwelt nicht vergisst, dass du Deutscher gewesen bist" stammt von der "Unsterblichen"-Bewegung (siehe dazu hier).
Die Verbreitung der Flugblätter ist in einer Reihe mit ähnlichen Aktionen zu sehen: Vor einem Jahr war Neonazi-Propagandamaterial an Meraner Oberschulen aufgetaucht, und hin und wieder tauchten in der BRD georderte "Volkstod"-Aufkleber in der Passerstadt auf.
Ein klares Statement auf diese ideologischen Zuckungen kommt von der Brigata Giallorossa: "Stoppt den blinden Hass", fordern sie auf einem Transparent.
mercoledì 30 gennaio 2013
lunedì 28 gennaio 2013
CasaPounds bunter Haufen
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| Senatskandidat Puglisi Ghizzi: wäre gern ein Comic-Held. |
Auf der Liste von CasaPound für die Abgeordnetenkammer finden sind neun KandidatInnen, darunter der Bozner Gemeinderat von Unitalia, Gianfranco Piccolin, sowie der Ex-Gemeinderat von Franzensfeste, Daniele Guzzonato, der vor drei Jahren für den Popolo della Libertá angetreten war.
Unitalia hatte bei den letzten Parlamentswahlen - damals noch im Bündnis mit LaDestra und Fiamma Tricolore - 5.067 Stimmen geholt, bei den Landtagswahlen waren es ähnlich viele. Nun kandidiert ein Exponent für CasaPound, und auch Donato Seppi kündigte die Unterstützung der Liste an. Aufgrund des Bündnisses mit CasaPound und der desolaten Lage der italienischen Rechtsparteien in Südtirol dürften sie einigen Zuwachs verzeichnen.
Bemerkenswert dass der Senatskandidat Puglisi Ghizzi selbständiger Immobilienmakler ist und ein Immobilienbüro in Bozen betreibt - einer Stadt, in der die Mietpreise unter den höchsten in Norditalien sind: Mit 3.500 Euro rangiert die Landeshauptstadt auf Platz 4. Bemerkenswert deshalb, da Puglisi Ghizzi, der sein Geld mit überteuerten Wohnungen macht, für eine Bewegung antritt, die in ihrer Kampagne "Mutuo sociale" gerade gegen den "Immobilienwucher" wettert. Das Facebook-Profil von Puglisi Ghizzi offenbart derweil tiefe Einsichten in die Psyche des Kandidaten: Kindische Comic-Bilder, faschistische Führer, billige Polemiken und CasaPound-Propaganda sind der geistige Horizont des Senatskandidaten, der auch mal Captain Harlock ins Profilbild stellt.
Berichte:
Alto Adige
Südtirol News
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