lunedì 23 febbraio 2015

I fascisti a Bolzano

 “Se non state attenti i media vi faranno odiare le persone che vengono oppresse e amare quelle che opprimono” Malcolm X

I fascisti di Casa Pound per domenica 22 febbraio hanno organizzato un presidio in piazza Municipio a Bolzano contro la “cattiva amministrazione” e contro i Rom. Non interessa certo a noi entrare nel merito della questione sull'amministrazione ma un ragionamento sulla questione dei Rom è necessario. Ciclicamente stranieri e nomadi vengono utilizzati come carne da macello nelle campagne elettorali dei gruppi della destra più becera e reazionaria. Si parla di “invasione”, i diritti degli autoctoni sembra che vengano messi a rischio da questa massa di poveri in fuga che fa pressione sulle nostre frontiere. I profughi che scappano dalla guerra in Siria e dagli altri conflitti diventano dei “pericoli”, addirittura vengono dipinti da questi brillanti teorici dell'idiozia come dei “privilegiati” cui tutto è garantito: cibo, acqua e -inaccettabile! - anche sigarette e soldi per telefonare.

Per alcune settimane al confine del Brennero, abbiamo assistito alla sfilata di tutti i razzisti italioti, dalla Lega a Casa Pound appunto; per impedire la creazione di un centro di accoglienza per i profughi. Trasformare le vittime in carnefici, i poveri in privilegiati è un vecchio giochetto utile per distogliere l'attenzione dal vero problema. Il buon vecchio capro espiatorio che a seconda dei casi e delle epoche storiche può essere il dissidente politico, l'ebreo, lo zingaro oppure l'omosessuale. Non bisogna essere dei commercialisti per capire che la condizione economico-sociale in cui si trova l'Italia oggi non può essere determinata da qualche poveraccio che vive in baracche bensì da chi spreca miliardi di euro in opere inutili come il Tav o in missioni militari neocoloniali come quelle in Afghanistan e (in passato) Iraq. Solo uno stupido o qualcuno in malafede può pensare che il taglio sistematico a servizi, sanità e scuole possa essere dovuto all'accoglienza dei profughi. Quando un movimento politico lancia crociate contro gli zingari spacciandole per lotta contro il degrado o per la “legalità” si inizia a sentire una puzza nauseabondo di carogna.

Dette queste banalità di base ricordiamo che numerose sono le aggressioni gravi di cui CasaPound in Italia è responsabile, citiamo le più gravi: 13 dicembre 2011 a Firenze due senegalesi vengono uccisi, 17 novembre 2014 una squadraccia aggredisce con spranghe di ferro i tifosi dell'Ardita (fra gli arrestati il candidato sindaco di CasaPound Viterbo), il 18 gennaio 2015 un militante del Cso Dordoni è ridotto in fin di vita nel corso di un aggressione . Da novembre 2013 anche a Trento esiste una sede di questi fascisti e nel corso di quest'anno sono decine le aggressioni che hanno compiuto con coltelli, spranghe e pestaggi. Il 9 febbraio, sempre a Trento 3 auto guidate da membri di Casa Pound hanno tentato di fare uscire di strada un militante antifascista trentino.
Sembra che a Bolzano si candideranno alle elezioni comunali, se secondo loro non ci sarà una buona offerta da altri partiti di destra. Indicativo della loro spregiudicatezza e del loro opportunismo: aggressioni, pestaggi, campagne elettorali, presenza in talk show televisivi locali, ogni mezzo è buono per avere un risultato.

NESSUNO SPAZIO ALLA GUERRA FRA POVERI
I NEMICI SONO I PADRONI E NON GLI ZINGARI

I compagni di Bolzano

martedì 17 febbraio 2015

Casapound? Meran wehrt sich


Die rechtsextreme Gruppierung Casapound versucht in letzter Zeit immer wieder ihre faschistische Meinungsmache nach Meran zu bringen. Schon in vergangener Zeit kam es immer wieder zu nächtlichen Plakatierungen, und am Schulzentrum in der Karl Wolf Straße und in den Meraner Lauben wurden massenweise Sticker verklebt. Da es im Raum Meran nur sehr wenige Unterstützer von CP gibt, kommen immer wieder Mitglieder von Bozen nach Meran. 
Laut Berichten soll vor einigen Wochen eine Gruppe von sieben-acht Neofaschisten versucht haben vermeintliche Linke vor einer Bar zu verprügeln. Mit Sandhandschuhen ausgestattet, sollen sie einige junge Männer bedroht haben, und sie aufgefordert haben nach draußen zu gehen um sie zu verprügeln. Ein Augenzeuge bestätigt zudem, dass bei den Angreifern mindestens eine Person dabei war die in Bozen auf der Liste von Casapound für den Gemeinderat kandidiert.
 

Ein CP-Mitglied auf Facebook
Vergangene Woche ist es in Meran wieder zu Einschüchterungsversuchen gekommen. Eine Gruppe Rechtsextremer hat in ganz Meran Plakate von Casapound und deren Studierendenorganisation Blocco Studentesco mit Kleister an Wänden und Tafeln befestigt. Dabei wurde am Schulzentrum auch ein Graffiti der Fans des Fußballclubs Bubi Merano (Brigata Giallorossa) überklebt. Diese sind für ihre antifaschistische Haltung bekannt. Alle Plakate von Casapound in Meran wurden rechtswidrig in einer Nacht-und Nebel-Aktion angebracht. CP kandidiert in Bozen für die Gemeinderatswahlen, trotzdem scheuen sie keine Mittel um politische Gegner einzuschüchtern.
 

Auf frischer Tat ertappt hat die Faschos in Meran ein Mann, der gerade auf dem Parkplatz in seinem Auto saß. Er dachte dass es sich bei den vermummten Personen um Einbrecher handelt und hat sie kurzerhand mit seinem Smartphone aufgenommen. Das Video wurde uns einige Tage später zugesendet. Hier das Video
 

Die Fans von Bubi Merano unterstrichen beim letzten Spiel am Samstag ihre antifaschistische Haltung mit dem Banner „Merano rimane antifascista“.

Die Antwort der BGR

Auch die Antwort einiger Meraner AntifaschistInnen ließ nicht lange auf sich warten: Sie überklebten die rechtsextreme Propaganda mit eigenen Plakaten. Die Botschaft der Meraner scheint eindeutig zu sein: Faschistische Umtriebe will man hier nicht haben!


Negli ultimi tempi il gruppo neofascista Casapound sta nuovamente cercando di propagarsi anche a Merano. Già in passato abbiamo assistito ad attacchinaggi notturni e alla comparsa di miriadi di adesivi sotto i Portici e nel complesso scolastico di via Karl Wolf. Considerata la scarsa presenza numerica di CP nel meranese, è facile immaginare che queste "operazioni" siano opera di militanti bolzanini in trasferta. 
 Qualche settimana fa, un gruppo composto da 7-8 neofascisti ha cercato di attaccare briga fuori da un bar: equipaggiati con guanti rinforzati hanno provocato alcuni giovani avventori, cercando di spingerli ad uscire dal locale per passare dalle parole alle vie di fatto. Un testimone oculare dell'accaduto ha affermato di aver riconosciuto un individuo candidato nella lista di Casapound alle elezioni comunali.

La scorsa settimana lo stesso gruppetto si è rifatto vivo. L'intera città si è risvegliata dopo essere stata oggetto di un selvaggio attacchinaggio notturno con manifesti di Casapound e della sua organizzazione studentesca, il Blocco Studentesco. Nei pressi del centro scolastico, i neofascisti si sono premuniti di coprire soprattutto i graffiti della Brigata Giallorossa, la tifoseria della squadra locale di calcio a 5 Bubi Merano. Una tisoferia nota per la propria militanza antifascista. Tutti i manifesti, ricordiamo, sono stati affissi illegalmente: Casapound da un lato tenta la via democratica, candidandosi alle comunali, mentre dall'altro non si fa scrupoli a usare l'intimidazione contro i propri avversari.
 

Durante questa spedizione, i fascisti sono stati notati da un uomo che, seduto nella sua macchina parcheggiata, li ha scambiati per dei malintenzionati e, senza tante cerimonie, li ha ripresi con il proprio smartphone. Il video ci è stato recapitato un paio di giorni più tardi. Ecco il video


 

Da parte loro i fan del Bubi hanno rimarcato la loro posizione espondendo lo striscione "Merano rimane antifascista" nel corso della partita di sabato scorso.
 

Antifaschistische Plakataktion

Fuck you Casapound

Anche la risposta degli antifascisti e delle antifasciste meranesi non si è fatta attendere: i manifesti dei fascisti sono stati prontamente ricoperti con altri di segno opposto. Il messaggio proveniente da Merano è lampante: nessuno spazio ai fascisti!

Klare Botschaft: Chiudere Casapound

giovedì 12 febbraio 2015

Kultur statt Rasse - die Identitären

Neue Gruppe am rechten Rand in Südtirol geplant. Laut Informationen soll es am Freitag den 13.02 den ersten "Stammtisch" der Identitären Bewegung Südtirol geben.
Das Treffen soll in St. Ulrich um 20:00 in der Pizzeria Saskia stattfinden. Auf telefonischer Nachfrage der Antifa Meran gab man sich im Lokal ahnungslos: von einer politisch rechten Gruppe hätte "niemand etwas gewusst. Vielmehr wurde der Tisch  "nur von einem Kollegen reserviert"



Entstehung

Zunächst die gute Nachricht: Die Identitären sind - sowohl in Frankreich, als auch in Deutschland und Österreich - ein Randphänomen. Auch in den anderen europäischen Ländern, wo sich Ableger gebildet haben, sind es Kleingruppen mit einem Mobilisierungspotential von unter hundert Personen.
Ursprung dieser neurechten Jugendbewegung ist Frankreich, wo sich nach der Besetzung einer Moschee im Jahr 2012 die Gruppe "Génération Identitaire (GI)" gebildet hat, auch in Deutschland und Österreich bildeten sich in dieser Zeit Facebook-Gruppen, die später zu Aktionsgruppen wurden.
Erkennungszeichen ist der griechische Buchstabe Lamda, der aus der Comicverfilmung "300" über die Schlacht bei den Termophylen entlehnt wurde.

Ideologie
Die Identitären sind als Teil der "Neuen Rechten" einzuordnen, d.h. sie besetzen den Platz zwischen Neofaschismus und Konservativismus. Sie vertreten ethnopluralistische Ideen, einer auf den ersten Blick moderaten Version des ethnisch-biologistischen Nationalismus, und wenden sich gegen Multikulturalismus und Islamisierung. Dabei beziehen sie sich auf den Vordenker Alain De Benoist: "De Benoist und die Vertreter der »Neuen Rechten« verfolgen das Ziel, rechte Ideologien in neue Begriffe zu fassen, um innerhalb öffentlicher Debatten die Diskurshoheit zu erlangen. Im Rahmen dieser Bestrebungen wird zum Beispiel der Begriff der Rasse durch den der Kultur ersetzt und die Ideologie des Ethnopluralismus propagiert. Die Selbstbezeichnung als »Identitäre« ist als eine neurechte Strategie zu verstehen, die versucht, den sehr breit gefassten Begriff der Identität mit extrem rechten Vorstellungen aufzuladen." (JW)

Einschätzung
Die Ideologie der Identitären ist strikt abzulehnen: Dass sie auf die gesellschaftliche Abgrenzung vom Faschismus gelernt haben und andere Begriffe verwenden, ändert nichts an ihrer nationalistischen und rassistischen Einstellung; wer in einer Migrationsgesellschaft die nationale Homogenität fordert, ist um nichts besser als seine chauvinistischen Vorgänger; ihr Islambild ist ethnisierend und greift rassistische Stereotype auf. Aus diesem Grund sind diese Gruppen eindeutig abzulehnen.
Die Gefahr, die von diesen Gruppierungen ausgeht, ist politisch gesehen freilich gering; die Gruppen in Frankreich, Deutschland und Österreich fristen ein Nischendasein - sowohl gesamtgesellschaftlich, als auch innerhalb des rechten Lagers. Jedoch bestehen überall gute Verbindungen ins neofaschistische Lager: "In Österreich bestehen die Identitären zu einem guten Teil aus Burschenschaftern bzw. aus Menschen, die aus handfesten Neonazi-Strukturen kommen.", erklärt die Politikwissenschaftlerin Natascha Strobl, die ein Buch über die Bewegung mitverfasst hat. Auch in Deutschland wurden mehrere Gruppen von Neonazis unterwandert. In Südtirol ist ähnliches zu beobachten. Zudem darf ihre Rekrutierungsfunktion für das neofaschistische Lager nicht unterschätzt werden.

Verweise
Antifaschistisches Infoblatt, fm4

martedì 10 febbraio 2015

E le foibe?


ONOREVOLI COLLEGHI ! —
Ci sono pagine, nella storia dei popoli e degli uomini, che
grondano di dolore e di ingiustizia.

Comincia così la proposta di legge presentata nel 2003, che porterà nel 2004 all'istituzione del Giorno del Ricordo.
Tra i firmatari spunta un nome: Mussolini. E' la nipote, ma rimane un colpo pesante

Che porta a ricordare. Un popolo senza memoria, ha scritto Sepulveda, è un popolo senza futuro.
Mi viene quindi in mente una frase, riportata dal documentario Fascist Legacy di History Channel, del nonno di Alessandra Mussolini, che così si rivolgeva ai soldati della Seconda Armata in Dalmazia, nel 1943:

“So che a casa vostra siete dei buoni padri di famiglia,
ma qui voi non sarete mai abbastanza ladri, assassini e stupratori”

E sempre ricordando quanto detto in tale documentario, l'Italia a differenza della Germania non è mai riuscita a de-fascistizzarsi, a fare i conti con la propria storia per riuscire ad andare oltre.

In Italia la memoria è funzionale: all'italiano piace ricordare solo certe cose, quindi non ci stupisce che sia un Governo Berlusconi, quello del Kapò a Schultz e del "Mussolini che ha fatto solo cose buone", a sdoganare anche la propaganda sulle foibe.

Le foibe ci sono state: questo è storicamente appurato e nessuna persona in buona fede può "infoibarle", dimenticarle. Ma non si può neppure ingigantirle a scopo puramente propagandistico, come è accaduto con l'istituzione del Giorno del Ricordo, che viene oggi strumentalizzato (dagli che stessi che l'hanno voluto) con mirabolanti cifre e falsi storici. Perché una memoria funzionale permette di distorcere la storia, con la sicurezza che l'ignoranza delle persone porti ad accettare tutto. Per ritornare alle vecchie glorie irridentiste, a quel confine orientale che il nazionalismo italiano non può abbandonare. Per equiparare le vittime del nazifascismo, ricordate con la Giornata della Memoria, con le vittime italiane ricordate con il Giorno del Ricordo.

Ma per capire meglio le foibe vi rimando ad un articolo migliore del mio di Lorenzo Filipaz su WuMing, che con le sue FAQ spiega tutto quanto c'è da sapere.

Non siamo senza Memoria: noi ricordiamo i crimini fascisti, di oggi e di ieri, costellati di rappresaglie e soprusi. Noi ricordiamo bene, per non cadere nella trappola di una storia relativista, serva della propaganda come chi la utilizza è servo del padrone. Noi ricordiamo ben come le vittime di cui dovremmo ricordarci sono anch'esse vittime del fascismo: di quella follia che ha pervaso l'Italia, creando quel conflitto etnico in nome delle "razze superiori" che sarà alla base delle foibe.

L.

giovedì 5 febbraio 2015

Die Schützen auf dem Tannenberg

Die Schützenkompanie Ehrenburg wurde 2003 "von jungen Patrioten" gegründet, seit mehreren Jahren veranstaltet sie in Kiens den sogenannten "Tiroler Ball" - so weit, so gut.
Der Teufel steckt im Detail - besser gesagt, in der Schrift. Sowohl beim offiziellen Logo der Kompanie, als auch bei den Veranstaltungsplakaten von diesem und letztem Jahr wird die Schriftart "Tannenberg" verwendet. Die Plakate für den diesjährigen Ball hängen derzeit im Raum Kiens an Straßen und Wänden.

Das Problem dabei: "Tannenberg" ist eine Schriftart, die nach der Machtübernahme der Nazis in den Jahren 1933 bis 1935 entwickelt wurde und als "deutsche Schrift" galt, während andere Schriftarten als "Judenlettern" gebrandmarkt und verdrängt wurden. Benannt ist sie nach der Schlacht bei Tannenberg, einem heroisierten Sieg der Deutschen im 1. Weltkrieg. Nach 1945 fand die Schrift aufgrund ihres Entstehungskontextes so gut wie keine Verwendung mehr.
Nazi-Plakat mit "Tannenberg" und anderen Frakturschriften

Uns ist klar, dass diese Schriftart heute überall im Internet verfügbar ist. Aber man muss auch sagen, dass es sehr viele Frakturschriften gibt, die unbelastet sind und die vielfach verwendet werden. Dass eine Schützenkompanie, in der zudem der medial versierte SSB-Referent für Medien- und Öffentlichkeitsarbeit Efrem Oberlechner aktiv ist, gerade auf eine  Schriftart zurückgreift, die ihre Ursprünge im Nationalsozialismus hat (zudem noch kombiniert mit den Farben rot-weiß-schwarz), muss als grob fahrlässiger Fehltritt gewertet werden.
Gerade die belastende Rolle der Schützen im Nationalsozialismus sollte hier Sensibilität zum obersten Gebot machen.

Danke an A. für den Hinweis!

lunedì 2 febbraio 2015

Demanega im braunen Sumpf


Von den Freiheitlichen wurde die sh.asus wien in den letzten Tagen immer wieder angefeindet. "Linker Aktivismus" und "Aufrufe zur Anti-WKR-Ball Demo" werden der Studentenvereinigung vorgeworfen. Besonders letzteres geht den Freiheitlichen, unter anderem Michael Demanega, gegen den Strich.
Der WKR-Ball ist übrigens eine Veranstaltung, die von deutschnationalen bis rechtsextrem eingestuften Burschenschaftlern besucht wird. Im Wien Akademikerball sind offen rechtsextreme Männerbünde wie die Olympia, die Teutonia, sowie die Cimbria organisiert – um nur einige zu nennen. Der Ball gilt als Highlight in der rechtsrechten bis rechtsextremen Szene und demonstriert, wie gut die Korporationen und Burschenschaften als Bindeglied der bürgerlichen Rechten und den Rechtsextremen fungieren. Aus allen Teilen Österreichs (und darüber hinaus) wurden Gäste erwartet.

Vice Video

Deswegen scheint es dem Michael im folgenden Video auch nicht zu stören, mit dem Vorsitzenden der rechtsextremen Teutonia an einem Tisch zu sitzen - dessen Mitglied Michale Demanega auch ist.

In den neunziger Jahren galt die Teutonia als "Hochburg der militant-rechten Wiener Szene". So beschreibt es das Dokumentationsarchiv des österreichischen Widerstandes. Einige der Mitglieder waren damals in Neonazi-Netzwerken aktiv. Auch heute noch reichen die Verbindungen in die rechtsextreme Szene bis hin zur zur rechtspopulistischen Partei FPÖ. "Über die FPÖ können Burschenschafter Themen setzen und völkische Kernanliegen, wie etwa die 'Deutscherhaltung' Südtirols, den 'Kampf gegen Überfremdung' oder die Infragestellung des NS-Verbotsgesetzes im tagespolitischen Diskurs halten", sagt der Wiener Politologe Bernhard Weidinger.

Demanega beim Akademiker-Ball
Laut einem Foto, das im Internet kursiert, war Demanega selbst Teilnehmer beim umstrittenen „WKR-Ball. Der Freiheitliche scheint die Nähe ultrakonservativer und rechtsnationalistischer Gruppen nicht zu scheuen, nein er schliest sich ihnen an.
Wieder einmal zeigt sich, dass der vielbeschworene "Ehrenkodex" der Freiheitlichen das Papier nicht wert ist, auf dem er steht.

Hier dazu ein Kommentar der Brennerbasisdemokratie.

venerdì 30 gennaio 2015

lunedì 26 gennaio 2015

Commento - manifestazione a Cremona

"Sabato migliaia di antifasciste e antifascisti sono giunti a Cremona da tutta Italia per portare la propria solidarietà ai compagni del centro sociale Dordoni, e in particolare ad Emilio che si trova ancora in ospedale in gravi condizioni, partecipando alla manifestazione nazionale indetta in risposta all'aggressione di domenica scorsa da parte di una sessantina tra militanti locali di CasaPound e fascisti provenienti da altre città. In quell'occasione le forze dell'ordine si erano limitate ad identificare gli aggressori per poi lasciare che si allontanassero indisturbati, mentre i compagni presenti venivano caricati. Alcuni di loro sono addirittura indagati.

Quelle Bild: lombardia24news


Per quanto riguarda la cronaca della manifestazione, che comunque si può facilmente reperire nei vari siti di movimento, nel momento in cui il corteo, partecipatissimo e composito, è arrivato nelle vicinanze della sede cittadina di CasaPound, difesa da polizia e carabinieri, e la testa ha cercato di avvicinarsi, prima che si arrivasse al contatto le forze dell'ordine hanno iniziato a sparare una grande quantità di candelotti lacrimogeni contro il corteo, mentre da parte dei compagni nelle prime file ci sono stati lanci di petardi, pietre e bottiglie. L'aria umida e stagnante di Cremona si è rapidamente saturata di gas CS. A questo punto il corteo si è spezzato in diversi tronconi. Fortunatamente la parte posteriore è riuscita a indietreggiare in modo relativamente ordinato. Una parte del corteo, tra cui noi, è tornata al Dordoni (da dove la manifestazione era partita), mentre per almeno un'altra ora sono continuati i tentativi della testa di avvicinarsi alla sede fascista e i lanci di lacrimogeni da parte delle forze dell'ordine. Alla fine tutti i compagni sono riusciti a fare ritorno senza che ci fossero feriti o fermati.

Faccio solo un paio di considerazioni: è più che legittimo discutere sugli obiettivi, sull'organizzazione e sulla gestione del corteo e sugli episodi di danneggiamento che si sono verificati, temi sui quali qui non mi esprimo perché ciò richiederebbe una riflessione lunga e articolata impossibile in un veloce commento a caldo. Va sottolineata però la condotta come sempre indecente di gran parte dei mezzi di informazione, che di fronte ad aggressioni fasciste con persone massacrate minimizzano e parlano genericamente di "scontri" se non addirittura di rissa tra bande, mentre prima, durante e dopo le manifestazioni in risposta a queste aggressioni portano avanti campagne terroristiche e sensazionalistiche, parlando di città ostaggio dei violenti, devastazione e arrivando a rispolverare i fantomatici "black bloc". Nessuno dice invece una parola su istituzioni e forze dell'ordine che proteggono gli aggressori fascisti e non si fanno problemi a sparare centinaia di candelotti di gas tossico (vietato in guerra ma usato per l'ordine pubblico) colpisce in modo del tutto indiscriminato anche i manifestanti pacifici e chi con la manifestazione non c'entra niente. Niente su questo neppure da parte di certa sinistra che parla di "150 violenti che hanno rovinato una manifestazione pacifica" e invoca la repressione, peraltro prontamente annunciata dalle istituzioni."
 
un compagno di bolzano

martedì 20 gennaio 2015

Aggressione fascista a Cremona


Aggressione fascista a Cremona. Sessanta fascisti di CasaPound cremonesi con il supporto di squadristi provenienti da fuori hanno assaltato il Centro Sociale Dordoni e durante gli scontri per difendere lo spazio un compagno è stato colpito a sprangate in testa e attualmente è in coma in gravissime condizioni.

Faschistischer Übergriff in Cremona. Ca. 60 Neofaschisten von Casapound und einigen Unterstützern von anderen Städten, haben das "Centro Sociale" in Cremona angegriffen. Die traurige Bilanz: Ein Mann vom CSA im Koma.

Solidarität! Solidarietà! Keinen Fußbreit den Faschisten! Allerta!
 

Antifa Meran

lunedì 19 gennaio 2015

Brixner hinter Etschlichter-Seite?



Laut einem Schreiben auf Indymedia ist es gelungen, den Autor des Etschlichter-Blogs aufzudecken: Ein junger Brixner, der früher bei der Süd-Tiroler Freiheit war, soll hinter der Naziseite stecken.
"Licht aus", unter diesem Titel findet sich eine Verlautbarung eines gewissen "BAS - Bund der AntifaschistInnen Südtirol", in dem bekannt gegeben wird, die Identität des Betreibers der neonazistischen Etschlichter-Seite zu kennen.
Die Etschlichter-Widerstandsbewegung sei demnach eine "One-Man-Show", die bis jetzt außer großen Worten nicht viel auf die Reihe gebracht hat.
Die VerfasserInnen scheinen den Etschlichter-Betreiber nun zu kennen: "Ein junger Mann aus Brixen, früher mal bei der Süd-Tiroler Freiheit, in Österreich studiert und jetzt Angestellter in Brixen.", heißt es weiter.
Der Text schließt mit den Worten: "Licht aus: Ein Tag hat 24 Stunden." Es ist anzunehmen, dass der Name des Autors veröffentlicht wird, sollte die Seite weiterhin online sein.

sabato 20 dicembre 2014

Wenter-Schule wird umbenannt!

Nach 50 Jahren ist Schluss mit Wenter: Laut Ankündigung der Schuldirektorin wird dieses Thema bei der nächsten Schulratssitzung besprochen werden. Die Schule soll in Zukunft nur mehr "Meran Stadt" heißen oder einen anderen Namen tragen.
Nach dem Aufruf der Antifa Meran und der breiten Berichterstattung in den vergangenen Tagen haben Schulamtsleitung und Schuldirektion den Ball aufgegriffen und reagiert: Eine Umbenennung steht bevor, kann aufgrund des üblichen Prozedere jedoch noch mehrere Monate dauern. Jedenfalls ist Bewegung in die Sache gekommen.
Wie die Schuldirektorin Brigitte Öttl gegenüber Tageszeitung und Alto Adige mitteilte, werde der Schulrat bei seiner nächsten Sitzung über das Thema sprechen und eine alternative Benennung herbeiführen. Mit Beginn des nächsten Schuljahres soll die Umbenennung dann abgeschlossen sein: Entweder soll die Mittelschule einfach "Meran Stadt" heißen, oder aber einen anderen Namen tragen.
Die Namensfindung obliegt dem Schulrat, von verschiedenen Seiten wurden schon Namensvorschläge angebracht: Alexander Langer, Gandhi und Bruno Jori wurden genannt. Wie es auch kommen mag:
Die Antifa Meran begrüßt die angekündigte Umbenennung und bedankt sich bei den Organisationen, die die Kampagne #wegmitwenter unterstützt haben, ebenso wie bei jenen Personen, die durch die wissenschaftliche Aufarbeitung der Nazi-Verstrickungen Wenters die Grundlage dafür geschaffen haben!
Leider gibt es jedoch noch immer viele andere Straßen und Institutionen, welche nach Personen oder Ereignisse benannt sind, die eine ähnlich belastete Vorgeschichte haben. Das Beispiel von Meran gibt jedoch Hoffnung, dass auch diese jetzt verstärkt hinterfragt werden.

giovedì 18 dicembre 2014

Aktion zum Tag der Migration in Meran

In Meran haben Symphatisanten der Antifa Meran mit Flugzettel und Banner Aktionen auf den Internationionalen Tag der Migration hingewiesen.

Schulzentrum Meran

Meran Sandplatz


"Der Baum der Wünsche" - Weihnachtsmarkt

"Der Baum der Wünsche" - Weihnachtsmarkt


Breites Medienecho - Schule und Politik zum Handeln aufgefordert

Update vom 22.12.2014.

Die Medienresonanz auf die Forderung der Antifa Meran zur Umbenennung der Josef-Wenter-Schule war groß. Jetzt sind Schule und Politik am Zug.
Auch Organisationen wie der BGR-Fanclub und die Brennerbasisdemokratie unterstützen die Forderung. Eine Presseschau.

lunedì 15 dicembre 2014

50 Jahre Wenter sind genug!


Seit Herbst 1964 ist die Mittelschule im Meraner Schulzentrum nach dem Schriftsteller Josef Wenter benannt - einem NSDAP-Mitglied und Nazi-Kollaborateur. Im Jahr 2000 wurde im Zuge der Umbenennung des Klebelsberg-Gymnasiums auch der Name der Mittelschule in Frage gestellt. Passiert ist seitdem nichts. Deswegen fodern wir nach 50 Jahren Josef-Wenter-Schule: Weg mit Wenter!

"Deswegen ist das Problem ad acta zu legen.", meinte der ehemalige Direktor Dr. Oswald Kuntner in einem Gespräch zur Umbenennung der Meraner Mittelschule "Josef Wenter" vor sieben Jahren, denn durch die Zusammenlegung der Schulen würde auch der Name verschwinden. Heute heißt die Mittelschule immer noch so. Das Problem dabei: Josef Wenter (1880-1947) war nicht nur ein (im nationalsozialistischen Österreich) durchaus bekannter und erfolgreicher Schriftsteller und Dramatiker; er war auch einer, der "systematisch  kooperiert  hat  mit  dem  österreichischen Ständestaat, vor allem dann aber mit dem deutschen Nationalsozialismus" (Hans Heiss).
Leider wird dieser Umstand gerade auch von jenen, die sich für die Beseitigung der faschistischen Relikte einsetzen, wenig beachtet. Im Zuge einer umfassenden Aufarbeitung der faschistischen und nationalsozialistischen Geschichte Südtirols, die wir seit Jahren konsequent fordern und vertreten, ist die Umbenennung von derart belasteten Straßen- und Institutionennamen ein notwendiger Schritt. Dies gilt insbesondere und erschwerend beim Namen einer Schule, der nicht nur repräsentative, sondern auch pädagogische und Vorbildfunktion für zukünftige Generationen hat.
Die Namensgebung in den frühen 60er-Jahren bleibt teilweise im Dunkeln: Auf einer Plenarsitzung 1963 wird über die Benennung der Schule abgestimmt. Michael Pacher, Karl Wolf, Franz Innerhofer und Josef Wenter stehen zur Auswahl, Pacher erhält vor Wenter die meisten Stimmen. Trotzdem und aus ungeklärten Gründen heißt die Schule ab 1964 Josef-Wenter-Schule. Die Gemeinde Meran hatte zur Benennung ein positives Gutachten abgegeben.
In den 90er-Jahren entspinnt sich eine Debatte um die Namensgebung des Realgymnasiums Bozen: Seit 1981 war es nach Raimund von Klebelsberg benannt, aufgrund seiner nationalsozialistischen Vergangenheit trennt sich die Schule im Jahr 2000 von diesem Namen. Auch die Wenter-Schule gerät in den Fokus der öffentlichen Aufmerksamkeit, die Direktorin Brigitte Öttl sieht jedoch keinen Handlungsbedarf - gesteht jedoch die identitätsstiftende Bedeutung des Namensgebers ein: "Wir  bezeichnen  uns  hier  tatsächlich  als  die  Wenter-Leute,  die  Wenter-Menschen,  wir  machen  die  Wenter-Zeitung. Wir haben ein 'Wir-Gefühl', das wir am Begriff 'Wenter' aufhängen."

10 Gründe für die Umbennennung der Wenter-Schule
  1. Josef Wenter wurde bereits 1932/33 Mitglied der NSDAP - und blieb es selbst dann noch, als die Partei im Juni 1933 vom austrofaschistischen Regime verboten wurde. Aufgrund seiner nationalsozialistischen Betätigung wird ihm 1935 der von Dollfuß ins Leben gerufene "Förderungspreis für Literatur" aberkannt.
  2. Josef Wenters Denken und Schaffen war geprägt von einer nationalsozialistischen Grundüberzeugung. Er glaubte an die Wichtigkeit von "Abstammung", Patriotismus und bedingungslosem Gehorsam. "Er begründet [in seinen Schriften] seine nationalsozialistische Grundüberzeugung, seine Überzeugung für das Gesamtdeutschtum, für die völkische Idee, für das Führerprinzip, das ist ihm sicherlich abzunehmen." (Hans Heiss)
  3. Seine Bildungskonzeption, "die  von  der  Idee  des  'Herrschermenschen',  von Vergangenheitsverklärung  und  Fatalismus  geprägt  ist, [ist] der  nationalsozialistischen  Ideologie  weitaus näher als dem heutigen Demokratieverständnis" (Christina Linger).
  4. Auch die NS-Institutionen, die seinen Lebenslauf mehrfach durchleuchten, um ihn auf seine Tauglichkeit im NS-Apparat (Reichsschrifttumskammer) zu prüfen, bescheinigen Wenter eine "einwandfreie Haltung": „In politischer  Hinsicht  ist  der  Genannte  vollkommen  einwandfrei,  Nachteiliges  wurde  nicht  berichtet."
  5. Wenter wurde 1936 Mitglied des nationalsozialistischen "Bundes der deutschen Schriftsteller Österreichs" (BdSÖ). Bei der Machtübernahme der NSDAP gibt der Bund eine Lobschrift auf Hitler und das Reich heraus, bei der auch Wenter einen Beitrag verfasst. In seinen Notizen steht zudem: "Mein Führer, hab Dank!"
  6. Den Einmarsch der Nazis in Österreich 1938 begrüßt Wenter mit Begeisterung, das ein Jahr später verfasste Gedicht "Fahnenweihe" endet mit den Worten: "Der erste und ewige Deutsche / Hebt die Hand zum Gruss! Mein Führer, Deutschland ist / bei dir!"
  7. Wenter schrieb für die NSDAP-Zeitung "Völkischen Beobachter" und verfasste mehrere Beiträge für die "Innsbrucker Nachrichten", damals Presseorgan der NSDAP in Tirol. 1940 verfasst er auf Wunsch des Tiroler NS-Gauleiters Franz Hofer und in Zusammenarbeit mit dem Wiener Gauleiter Eduard Freienfeld das Schauspiel "Michel Gaismair".
  8. Adolf Hitler setzte Wenter auf jene kurze Liste der "unabkömmlichen Dichter", die aufgrund ihrer Bedeutung für die NS-Kulturpolitik und Propaganda nicht für den Wehrdienst eingezogen werden durften.
  9. Seine politischen Ansichten ändern sich selbst 1943 nur wenig: Wegen Kriegsführung und der "Gotteslästerung" träumt er nun von einem "süddeutschen, katholischen Reich" und wendet sich von der Idee des Großdeutschen Reiches ab, selbst nach dem Krieg bleibt eine Abgrenzung vom Nationalsozialismus aus.
  10. Seine Reaktion auf das Verbot seiner Werke nach dem Ende des Krieges kommentiert er mit antisemitischen Ausfällen: "Wien ist Juden- und Ausländerdomäne geworden, gegen die ich nicht aufkomme.", und "Ich bin's gewiss, dass dies eine Mache der Juden ist, die mir meinen Erfolge neideten." Und auch in seinem Tagebuch wettert er gegen "jüdische Lügen" und die Rehabilitierung jüdischer SchriftstellerInnen nach dem Krieg.
Es sollte klar sein, dass Josef Wenter ein überzeugter Anhänger des Nationalsozialismus war. Und es sollte eine Selbstverständlichkeit sein, dass er sich damit als Namensgeber einer öffentlichen Schule disqualifiziert. Er hätte eigentlich nie in die Auswahl kommen dürfen, hier haben die verantwortlichen Institutionen schlichtweg versagt. Fünfzig Jahre lang ist nichts passiert. Aber es nie zu spät, das Richtige zu tun. Und der Schule einen Namen zu geben, der ihr würdig ist!

Zitate und Informationen aus: Christina Linger 2007, Die öffentliche Darstellung des Südtiroler Schriftstellers Josef Wenter  – eine Studie zum Thema „Vergangenheitsbewältigung“. Diplomarbeit. Verfügbar in der Tessmann- und Universitätsbibliothek Luis Durnwalder Bozen sowie digitalisiert als PDF.

lunedì 24 novembre 2014

Unser rechtes Tirol

Überarbeitet am 25.11.14, 14:00 Uhr.

Das Online-Portal "unsertirol24" sendet seit diesem Herbst Nachrichten aus Nord-, Süd- und Osttirol. Eine Bereicherung für die monopolisierte Medienlandschaft Südtirols? Im Gegenteil.
Die ältesten Artikel sind mit 30. September 2014 datiert, seit Oktober wird täglich aktualisiert. Inhaltlich ist das, was als "Nachrichten aus Österreich (!) und der Welt" verkauft wird, eine dampfende Mischung aus zweizeiligen Meldungen, Presseverlautbarungen von Parteien und Verbänden aus dem rechten Lager und redaktionelle Meinungsmache, die sich in den Mantel journalistischer Objektivität hüllt:

  • Der Großteil der Nachrichten besteht aus Chronik-Meldungen von APA oder anderen Presseverteilern, die oft nicht länger als wenige Zeilen sind.
  • Daneben finden sich überdurchschnittlich viele Pressemitteilungen von Schützenbund, Süd-Tiroler Freiheit, Heimatbund und Freiheitliche.
  • Viele Artikel sind stark ideologisch gefärbt, werden jedoch als Berichte deklariert: Beispielsweise ist in einem Artikel der Name einer NGO, die sich für EinwandererInnen einsetzt, im Titelbild durchgestrichen, ihre Aussagen werden als Lügen bezeichnet.
  • In der Rubrik "Kolumne" kamen bis jetzt Cristian Kollmann (STF), ein Redaktionsmitglied und ein "deutsch-österreichischer Historiker" zu Wort, der unter dem Pseudonym "Reynke de Vos" auftritt.
  • Kein Wunder, dass da auch "Exklusivinterviews" mit Frei.Wild nicht fehlen dürfen. Und Aussagen an der Grenze zur Verschwörungstheorie: "Im Internet kursieren die Vermutungen, dass es für die Redaktionen der großen Fernsehanstalten – nach den jüngsten Hooligan-Randalen in Köln – die Anweisungen gibt, alles was irgendwie heimtbewusst ist, als rechtsradikal abzustempeln."
Ein Blick auf das Redaktionsteam bringt etwas Licht ins Dunkel:
  • Da wären zunächst die beiden Spitzen-Schützen Efrem Oberlechner (rem) und Elmar Thaler (eth) vom Südtiroler Schützenbund, ebenso wie dessen Haus-und-Hof-Historikerin Margareth Lun (ML).
  • Dann ein gewisser Rupert Gietl (gru), wahrscheinlich der Sextner Archäologe, der im STF-Umfeld anzusiedeln ist.
  • Dann - und jetzt wird's übel - Lukas Steinwandter (st), ein "stolzer Südtiroler", der nicht nur für Junge Freiheit und eigentümlich frei geschrieben hat, zwei Publikationen aus dem Spektrum der Neuen Rechten im Übergangsbereich von Konservativismus und Rechtsextremismus. Befremdlich ist, dass er am 13. November 2014 einen Artikel auf "unsertirol24" veröffentlichte, den er einen Tag zuvor in der Jungen Freiheit online gestellt hat.  Und auch für die Blaue Narzisse hat er geschrieben, einer ausländerfeindlichen Jugendzeitschrift, die üblicherweise für ihre Faszination für die neofaschistische Bewegung CasaPound bekannt ist.
  • Diese nette Truppe wird gekrönt durch Georg Dekas, der "Chefredakteur und für den Inhalt verantwortlich im Sinne des Presserechts" ist. Dekas war einst beim südtiroler Privatsender TV3, wurde danach Herausgeber der Athesia-Zeitschrift BAZ und arbeitete für das Landespresseamt. Daneben mischt(e) er bei kleineren Projekten wie dem Tisner und Lananer Gemeindeblatt oder Plus Bozen mit. Wie sich die Zusammenarbeit mit "unsertirol24" und den Schützenvertretern ergeben konnte? Ein Artikel des Schützenbundes vom September 2013 gibt einen Hinweis: Dort lobt der SSB die "sehr positive" Berichterstattung von Dekas über die "Unabhängigkeitsbestrebungen der Europäischen Völker".
Wie sich das Projekt finanziert, bleibt unklar. Sicher ist jedoch, dass es sich dabei nicht um ein normales Nachrichtenportal handelt, das eine Redaktionslinie fährt, die halt weiter rechts steht. Vielmehr zeigen sich hier rechte Meinungsmache in journalistischem Gewand und personelle Konstellationen, die keinerlei Gespür für eine Abgrenzung vom rechten Rand erkennen lassen. Oder wie es ein Facebook-Nutzer auf den Punkt bringt: "Was Fox News kann, kann Südtirol schon lange."

mercoledì 29 ottobre 2014

NSU und Südtiroler Neonazis

Ein Artikel des Bayrischen Rundfunkes zu der Terror Organisation NSU (Nationalsozialistischer Untergrund) und Verbindungen nach Südtirol. Mit einem Beitrag der Antifa Meran.

Auszug: 

"NSU-Reportage deckt Verbindungen auf

Die deutschsprachige Neonazi-Szene macht nicht an den Grenzen Halt. Im Rahmen einer groß angelegten ARD-Hörfunkreportage haben BR-Autoren nun Kontakte bis nach Südtirol offengelegt. Die Verbindungen reichen tief in den NSU hinein.

Kaum eine Gegend in Europa hat in den vergangenen Jahrzehnten einen derartigen Aufstieg erlebt wie Südtirol - vom einstigen Armenhaus zur prosperierenden Region. Das Land mit seiner durchaus leidvollen Geschichte, das lange Zeit Spielball war zwischen Italien, Deutschland und Österreich, hat von seiner Zweisprachigkeit und dem Status als autonome Region innerhalb Italiens also durchaus profitiert. Und trotzdem ist der Nationalismus weiterhin virulent - und damit auch neofaschistisches Gedankengut. Die Kontakte Südtiroler Neonazis reichen bis ins enge Umfeld der deutschen Terrorgruppe Nationalsozialistischer Untergrund (NSU).

Es gab also enge Beziehungen bis hinein ins direkte NSU-Umfeld - insbesondere von Neonazis aus dem Raum Meran, wo sich vor etwa acht Jahren eine militante Neonazi-Szene etablierte, die alles ins Visier nahm, was nicht in ihr braunes Weltbild passte, sagt Aaron Kuttner von der Antifa in Meran: "Die Neonazis haben mit zehn, 20 Leuten vor den Schulen gewartet und dann die Leute bedroht und verprügelt. Auch vor Jugendzentren oder wenn Konzerte waren, sind sie aufgetaucht, zum Teil mit Baseballschlägern und Schlagstöcken und Ketten..."

Hier geht es zum vollständigen Artikel

lunedì 27 ottobre 2014

Bozner Band im internationalen Neonazi-Netzwerk

"Blood&Honour Hexagone" ist die französische Sektion des weltweiten Neonazi-Netzwerkes und organisiert am 13.12.2014 ein Konzert unter dem zweideutig-eindeutigen Titel: "White Christmas III".
B&H Konzert mit Bozner Band
Unter dem germanischen Irminsul-Symbol prangt groß die 28, welche in der rechtsextremen Szene einschlägig bekannt ist als Abkürzung für Blood&Honour (2=B, 8=H).  
Mit dabei: Green Arrows, eine rechte Hardcore Band aus Bozen, deren Mitglieder der Vereinigung CasaPound nahestehen.
Das Hauptziel von Blood & Honour ist es, rassistische und rechtsextreme Musik zu verbreiten, aber sie bieten auch Schriften wie das Feldhandbuch (Field Manual) und Der Weg vorwärts (The way forward) an: „Diese fordern eine hierarchiefreie und zellenorientierte Organisation für Terrorakte, um Migranten und Andersdenkende in Schrecken zu versetzten.“ Die NSU-Mörder Uwe Mundlos und Uwe Böhnhardt bedienten sich ebenfalls dieser Handbücher.

Der bewaffnete Arm des Netzwerkes, Combat 18 (steht für Kampftruppe Adolf Hitler), wird für eine Vielzahl von Bombenanschlägen, Morden und Mordversuchen, verantwortlich gemacht. Auch Südtiroler Naziskins, welche dem Blood & Honour-Netzwerk nahestanden, hatten 2008 bei einem Treffen mit deutschen Neonazis aus Bayern und Franken "über die Möglichkeit der Durchführung fremdenfeindlicher 'exemplarischerAktionen' diskutiert und eine detaillierte Kartenauswertung vorgenommen, um Geschäfte (Kebaps und andere) ausfindig zu machen, die von außereuropäischen Staatsangehörigen geführt werden".
Der inhaftierte mutmaßliche NSU-Helfer Ralf Wohlleben etwa habe mehrfach an Treffen mit Gruppen wie "Skinhead Tirol Sektion Meran" und "Veneto Fronte Skinheads" in Italien teilgenommen und Geld übergeben "für die Unterstützung von Kameraden, die sich in Schwierigkeiten befinden"

Mit diesem Konzert, welches enthusiastisch auf der Facebook-Seite der Band Green Arrows angepriesen wird, zeigt sich abermals die rechtsradikale Einstellung der Band.

Die Band Frakass
Auf der Bühne steht die Bozner Band unter anderem mit Frakass, einer alteingesessenen französischen Neonazi-Band, die in ihren Liedern dem Maschinengewehr der Wehrmacht huldigt und den Bretonischen Waffenverband der Waffen-SS als Vorbild stilisiert. Bei ihren Konzerten spielen sie außerdem das Lied „White Power“ der Band Skrewdriver. Der Sänger Ian Stuart ist kein anderer als der Gründer des Blood & Honour-Netzwerkes. In diesem Lied fordert die Band ein "weißes" England und dieses sofort, bevor es zu spät sei.

Die anderen beiden Bands Battle Dogs und Nessuna Resa spielten bereits bei dem von der Antifa Meran erwähnten Konzert in Leifers 
Bereits mit einem Blick auf das Titelbild auf der Facebook-Seite der Battle Dogs erschließt sich die ideologische Positionierung der Band. Im Hintergrund sieht man einen Kampfbomber mit aufgedruckten Hakenkreuzen. Auch der aktuelle CD-Titel ist einschlägig: „White & Loud“.
Nessuna Resa sind alte Freunde der Green Arrows und bespielen ausschließlich Shows mit rechtsextremen Hintergrund, wie zum Beispiel für das Skinhouse Eventi oder die Varese Skinheads.

giovedì 23 ottobre 2014

Südtirol am Arm, Großdeutschland im Hirn

Nach der unglaublichen "Panne" der Betreiber der Seite "Südtirol gegen kriminelle und gewalttätige Immigranten", über die wir schon auf Facebook berichtet hatten, werden jetzt weitere Neuigkeiten zur deren Gesinnung bekannt.
Über 15.000 neue Likes innerhalb weniger Tage verzeichnete die Seite, die in letzter Zeit zu einem Sammelbecken von Ausländerhasser und Rassisten geworden war und sich nicht scheute, Etschlichter-Artikel zu verlinken. Dass dieses "Like-Wunder" kritische Fragen nach sich zog, hätten sich die Betreiber eigentlich denken können. 

Das Like-Wunder
Aktivste Nutzer in Istanbul, ein Plus von 16.200 Likes innerhalb weniger Tage.
Nach der ersten Einkaufstour: Nur 35% der Likes kommen aus Italien.
Am Ende sind es gar nur mehr 16%, bzw. 2.600 von 20.000 Likes, die aus Italien kommen.
Nach unserer Meldung hat auch Salto.bz berichtet. Die Betreiber waschen jetzt ihre Hände in Unschuld:
"Weiters wurden keinerlei Angebote von Facebook angenommen um mehr Daumen zu bekommen. So waren auch wir verblüfft über die vielen Likes, als auch über die Herkunft der gefällt-mir Angaben."
Dass sie keine Angebote von Facebook angenommen haben, ist klar - das Netzwerk bietet nur die Möglichkeit an, die Sichtbarkeit von Posts und Seiten zu erhöhen. Den Verkauf von Likes bieten diverse Internetfirmen an.

Seitenbetreiber mit einschlägigem Hintergrund
Neben dieser "Lappalie" ist jedoch ein anderer Umstand relevant: Einer der Seitenbetreiber weist einen deutlichen Hang zu faschistoidem Gedankengut auf, wie sein Facebook-Profil zeigt.
Der Minderjährige aus dem Pustertal ist nicht nur Anhänger von Frei.Wild, Süd-Tiroler Freiheit und dem patriotischen Lager, wie diverse Devotionalien und das Adler-Tattoo auf seinem Oberarm zeigen.

Mit einem Fuß steht er auf reichsdeutschem Boden. Lieblingszitat auf Facebook:
Staatsbürger kann nur sein wer Volksgenosse ist.
Volksgenosse kann nur sein wer deutschen Blutes ist.
Die grenzen von Körper und Geist bestimmt allein der Wille
Unter seinen Bildern Wehrmacht, Landser und Panzer neben Autos und (geschwärzten) Familienfotos:

Bei den geliketen Seiten das Großdeutsche Reich, die Wehrmacht, der Attentäter Breivik und die nationalistische Partei "III. Weg".

Dies zeigt nicht nur, welche Motivation einige der Seitenbetreiber aufweisen, vor allem aber wird der Handungsbedarf des sozialen Umfelds eines Jugendlichen deutlich, der drauf und dran ist, in die Neonazi-Szene abzurutschen und ins Visier der Polizei zu geraten.

giovedì 9 ottobre 2014

Die Fremdenfeindlichkeit und der öffentliche Dienst

Ein langjähriger Mitarbeiter des Meraner Krankenhauses postet auf Facebook fremdenfeindliche und hetzerische Aussagen. Es werden Muslime und Andersdenkende beleidigt und herabgewürdigt. 
Jetzt wurde auch der Verwaltungskoordinator des Krankenhauses verständigt, der laut Salto sofort Stellung bezogen hat:

"Wir danken für die Mitteilungen und versichern Ihnen, dass wir diese Äußerungen aufs Schärfste verurteilen. Wir sind dabei, eine sofortige Lösung zu suchen. Der Verwaltungskoordinator Dr. Gottfried Federspiel."

Hier einige Screenshots von den Beiträgen, die auf seinem Facebook Profil frei zugänglich sind:





Der SS-Handwerker

In einem Artikel der FF wird über einen junges Aushängeschild des Landesverbandes der Handwerker (LVH) berichtet. Der 23. jährige B. A. aus dem Pustertal posiert mit tätowiertem Oberkörper auf einem Plakat. Genauer betrachtet erkennt man einen deutschen Soldaten mit SS-Runen. Zur FF sagte A., der laut seinem Facebook-Profil auch Kampfsport betreibt, dass er "einiges von rechtsextremer Gesinnung halte."
Der Artikel der FF
„Unsere Großväter waren bei diesen Soldaten, das waren sicher nicht alles Deppen.“, geht es weiter.

Die FF stellt sich berechtigterweise die Frage, ob Menschen mit offensichtlich rechtsextremer Gesinnung Werbung für die Berufsweltmeisterschaft machen dürfen. Dazu bekräftigt dieser Fall noch etwas: Rechtsextreme Gesinnung ist in Südtirol längst salonfähig geworden – oder sie ist es noch immer. Stört euch daran!

venerdì 3 ottobre 2014

"Gegen Rassismus!" - Banner-Aktion in Meran

Mehrere Meraner haben in einer nächtlichen Banner-Aktion ein deutliches Statement gegen Medienhetze und Rassismus abgegeben. Heute sollte nämlich die umstrittene Anti-Gewalt-Demonstration stattfinden.
Einer Mitorganisator, der sich den "Führer" herbeiwünscht; Neofaschisten, die ihre Teilnahme ankündigen; Rassisten, die im Internet fleißig mitkommentieren - die Demonstration "gegen (Ausländer-)Gewalt" drohte, zu einem Auflauf von Kellernazis und Trollfaschisten zu werden.
Dies zeigt, wie nicht nur die Gewaltepisode der vergangenen Tage, sondern der gesamte Diskurs über Einwanderung von rechtsradikalen Kräften als Einfallstor benutzt wird, um ihre menschenverachtende Ideologie zu verbreiten. Aber auch etablierte Rechtsparteien sehen sich im Aufwind und nutzen das Thema für ihre Zwecke: Durch die Gleichsetzung von Einwanderung und Kriminalität propagieren sie eine Asylpolitik, die nur aus Mauern und Handschellen besteht.
Nachdem einige kritische Berichte auf salto.bz und in der Tageszeitung erschienen sind, der Gemeinderat David Augscheller einen Dringlichkeitsantrag im Gemeinderat eingereicht hat und AntifaschistInnen im Internet auf die hetzerischen Beiträge reagierten, wurde es der Organisatorin zu heiß - die Demonstration wurde abgesagt. Dass, wie sich herausstellte, der Haupttäter ein italienischer Staatsbürger zu sein scheint, bekamen die meisten gar nicht mehr mit.
Gegen die Fälle brutaler Gewalt muss vorgegangen werden. Den rechten Kräften geht es aber nicht um die Lösung des Gewaltproblems in Meran, sondern um die Kriminalisierung von Einwanderern. Das ist ist auch vielen Stadtbewohnern bewusst: Mehrere Meraner haben nun in der Nacht von Donnerstag auf Freitag ein deutliches Zeichen gegen Rassismus gesetzt und auf die Rolle der Medien bei der verbalen Eskalation der Debatte hingewiesen. An mehreren Orten der Stadt wurden Banner und Plakate mit Sprüchen aufgehängt, die ein Ende der medialen Hetze und einen kritischeren Umgang mit der Schlagwort-Presse forderten - ein Anliegen, dem man sich nur anschließen kann. Denn Kampagnen wie "Stoppt die Gewalt" und ungefilterter Hass in den Kommentarbereichen von Nachrichtenseiten und sozialen Netzwerken erzeugen ein bedrohliches Klima. In diesem Sinne: Gegen Rassismus, in Meran und überall!
"Gegen Rechtspopulismus und Medienhetze"
"Meran|o against Racism"
"Presse hinterfragen, Medienhetze stoppen"
Plakat mit dem "Führer"-Kommentar des Mitorganisators