Siamo persone semplici, chiamiamo fascista un fascista e cane un cane.
Ridare un senso alle parole è un primo passo da fare per cambiare le cose, in questi ultimi anni abbiamo assistito ad un vero e proprio stupro premeditato del dizionario della lingua italiana di cui giornalisti e politici in primis si sono resi responsabili.
Le guerre sono diventate “missioni umanitarie”, lo sfruttamento è diventato “flessibilità” e i fascisti sono diventati...”ragazzi di destra”. E' impressionante vedere come delle volte vengano fatte passare delle riforme o delle ingiustizie attraverso il cambio della semantica.
Un processo che porta a fare accettare nell' indifferenza anche le peggiori schifezze.
L'aggressione organizzata dai fascisti di CasaPound contro alcuni ragazzi identificati come antifascisti ha innescato una serie di prese di posizione ed ha prodotto alcuni effetti.
Casa Pound è un organizzazione presente sul territorio nazionale da circa 11 anni. In tutti questi anni i “fascisti del terzo millennio” si sono resi responsabili di innumerevoli aggressioni sul territorio nazionale: a volte mortali (come quella di Casseri a Firenze e Ceniti a Roma in un caso mafioso) altre volte potenzialmente mortali (a Cremona, a Viterbo, a Trento solo per citare le più recenti).
Insomma, non è una novità che questi nostalgici del Duce pratichino lo squadrismo: attraverso le botte, le minacce, le intimidazioni dirette o via internet. E qui arriviamo al punto: subito dopo l'aggressione i due responsabili più in vista di CasaPound Bolzano hanno indirettamente rivendicato e giustificato il pestaggio avvenuto nei pressi di Corso Libertà. Ecco cosa scrive il responsabile regionale di CasaPound il 21 marzo.
tutto l'articolo (pdf)
venerdì 27 marzo 2015
domenica 22 marzo 2015
Gewalttätige Übergriffe durch CasaPound-Anhänger
Am Mittwoch, 17. März 2015, ist es in Bozen zu zwei gewalttätigen Übergriffen durch CasaPound-Anhänger gekommen; eine Gruppe von sechs bis acht Personen griff zunächst drei junge Männer aus dem linken Spektrum an, bevor sie einen Obdachlosen mit Faustschlägen traktierte.
PD, SVP und der Quästor verurteilten die Angriffe scharf; der rechte Bürgermeisterkandidat für Bozen, Giovanni Benussi, dem CP die Unterstützung zugesagt hatte, distanzierte sich von der Bewegung.
Die Vorfälle in der Presse:
- CasaPound-Sympathisanten schlagen zweimal zu - SüdtirolNews
- Die CasaPound-Schläger - tageszeitung.it
- Aggrediti tre giovani militanti di sinistra - AltoAdige
- Aggressione ai giovani di Rifondazione - AltoAdige
- Tutta la politica schierata - AltoAdige
- Benussi ci ripensa e scarica CasaPound - AltoAdige
- Ritornano i pestaggi 'politici'? - salto.bz
- Benussi: 'non voglio piú l'apoggio di CasaPound' - salto.bz
- Senza vergogna - salto.bz
lunedì 16 marzo 2015
Benussi - Moderati, Bravi cristiani e “ragazzi di destra”
Sulla
candidatura di Giovanni Benussi appoggiata da CasaPound
"Giovanni Benussi, figlio del missino
Ruggero Benussi. Sindaco di maggio nel 2005 a Bolzano. Un bravo
cattolico, che va sempre a messa, fa il volontario alla san Vincenzo.
Alle elezioni comunali 2015 si candida, appoggiato dai fascisti di
CasaPound, per diventare sindaco di Bolzano.
Il 3 febbraio 2011 a proposito del
bassorilievo del Duce a cavallo dice: ”i
tedeschi "dovrebbero ringraziare Mussolini e deporre fiori
davanti alla statua"
.
Stiamo
parlando di un uomo di cultura insomma, di quelli che:”devi
ringraziare Mussolini se hai il Tfr, la pensione e se i treni
arrivavano in orario nelle nostre belle italiche stazioni”.
Ed
ecco che l'esule istriano Benussi con una semplice frase svela tutta
l'ipocrisia con cui di solito si presenta: “bravo cristiano,
moderato, e bla bla bla”.
CasaPound
si distingue per l'opportunismo e la spregiudicatezza con cui fa
politica. A
livello nazionale si sta saldando un'alleanza “fascioleghista”
comandata da Salvini, un'alleanza con coloro che fino a ieri avevano
un sogno nel cuore: “bruciare il tricolore”. Nazionalisti e
fascisti che si alleano con un partito con al suo interno molti
secessionisti che quella stessa nazione vorrebbero smembrare. Una
santa alleanza per lottare contro l'immigrazione e contro gli
“zzingheri” che secondo CasaPound sono responsabili dello stato
di degrado in cui si trova l'Italia, privilegiati rispetto agli
italiani che lavorano, roba che solo nei migliori talk show
televisivi di Paolo del Debbio puoi trovare. Peccato poi che il
figlio di Bossi per una tanto agognata laurea sia dovuto andare in
Albania, visto che soltanto nella terra delle aquile trovò
professori tanto compiacenti da assegnargli una laurea. Un partito
quello leghista che in 15 anni al potere insieme a Berlusconi e alla
destra ha portato l'Italia in uno stato di guerra permanente e di
corruzione diffusa, stato di cui negli ultimi anni stiamo pagando le
conseguenze.
Ma
i fascisti di CasaPound sono grandi ipocriti, e se da un lato parlano
di rivoluzione, giovinezza al potere e altre idiozie simili,
dall'altro non si fanno problemi a candidarsi con vecchi arnesi della
politica: Francia
o Spagna purchè basta che se magna dice
un vecchio adagio popolare. Forse Benussi pensa di essere ancora un
“nuovo” della politica (chiamate un dottore!), anche se a Bolzano
si candida di continuo da 10 anni a questa parte. Un candidato per
loro ideale: figlio di un vecchio fascista esule istriano, un mix che
ben rappresenta la loro necessità di rappresentarsi ai media come
vittime degli eventi storici, e portatore di quella voglia di rivalsa
di chi è sempre rimasto escluso dal potere (a livello provinciale
certo, in Italia i ministri fascisti li abbiamo già avuti vedi La
Russa o Gasparri).
Da
una parte alle elezioni appoggiano candidati che si presentano come
“moderati” e democratici affidabili, dall'altra non si fanno
problemi a compiere continui atti di squadrismo. A Trento da quando è
stata aperta la sede di CasaPound sono state decine le aggressioni,
l'ultima solo pochi giorni fa.
Nel resto d'Italia Casa Pound ha compiuto omicidi (Vedi Casseri a
Firenze nel 2011 o Ceniti a Roma nel 2014) e altre gravi aggressioni
come quella del 18 gennaio 2015 contro un militante del Centro
Sociale Dordoni, ridotto in fin di vita, e quella del 17 novembre
2014 contro i tifosi della squadra di calcio Ardita, quando una
squadraccia di fascisti ha aggredito i tifosi con spranghe di ferro.
Per quest'ultima aggressione fra gli arrestati ci fu anche il
candidato sindaco di CasaPound Viterbo.
Lo
stesso responsabile di Casa Pound Bolzano era presente quando nel
2003 a Bolzano un gruppo di naziskin bolzanini uccise a calci e pugni
Fabio Tomaselli, un ragazzo di 26 anni di Pergine.
A
Bolzano i responsabili locali sono stati invitati in talk show
televisivi come quello su Vb33, sono regolarmente presenti su
giornali e telegiornali senza che i media locali vadano mai a fondo
della questione: sono “ragazzi di destra” o militanti “di
estrema destra”, non si parla mai di fascisti, cosa che dicono loro
stessi di essere, rivendicandosi saluti romani e una storia fatta di
oppressione, disprezzo delle minoranze, Lager e guerre di invasione.
Il “moderato” Giovanni Benussi si candida appoggiato dai fascisti, sappiatelo, perchè con grande probabilità nessun giornalista né della carta stampata nè della televisione userà queste parole.
La storia è importante e la storia non si fa con i libri di Giampaolo Pansa, e nemmeno con gli spettacolini di Simone Cristicchi. Conoscere la storia è fondamentale per capire il presente e per cambiare il futuro. Liberiamoci di questo pattume, liberiamoci di questi rottami della storia."
Il “moderato” Giovanni Benussi si candida appoggiato dai fascisti, sappiatelo, perchè con grande probabilità nessun giornalista né della carta stampata nè della televisione userà queste parole.
La storia è importante e la storia non si fa con i libri di Giampaolo Pansa, e nemmeno con gli spettacolini di Simone Cristicchi. Conoscere la storia è fondamentale per capire il presente e per cambiare il futuro. Liberiamoci di questo pattume, liberiamoci di questi rottami della storia."
un compagno
lunedì 23 febbraio 2015
I fascisti a Bolzano
“Se non state attenti i media vi faranno odiare le persone che vengono oppresse e amare quelle che opprimono” Malcolm X
I fascisti di Casa Pound per domenica 22 febbraio hanno organizzato un presidio in piazza Municipio a Bolzano contro la “cattiva amministrazione” e contro i Rom. Non interessa certo a noi entrare nel merito della questione sull'amministrazione ma un ragionamento sulla questione dei Rom è necessario. Ciclicamente stranieri e nomadi vengono utilizzati come carne da macello nelle campagne elettorali dei gruppi della destra più becera e reazionaria. Si parla di “invasione”, i diritti degli autoctoni sembra che vengano messi a rischio da questa massa di poveri in fuga che fa pressione sulle nostre frontiere. I profughi che scappano dalla guerra in Siria e dagli altri conflitti diventano dei “pericoli”, addirittura vengono dipinti da questi brillanti teorici dell'idiozia come dei “privilegiati” cui tutto è garantito: cibo, acqua e -inaccettabile! - anche sigarette e soldi per telefonare.
Per alcune settimane al confine del Brennero, abbiamo assistito alla sfilata di tutti i razzisti italioti, dalla Lega a Casa Pound appunto; per impedire la creazione di un centro di accoglienza per i profughi. Trasformare le vittime in carnefici, i poveri in privilegiati è un vecchio giochetto utile per distogliere l'attenzione dal vero problema. Il buon vecchio capro espiatorio che a seconda dei casi e delle epoche storiche può essere il dissidente politico, l'ebreo, lo zingaro oppure l'omosessuale. Non bisogna essere dei commercialisti per capire che la condizione economico-sociale in cui si trova l'Italia oggi non può essere determinata da qualche poveraccio che vive in baracche bensì da chi spreca miliardi di euro in opere inutili come il Tav o in missioni militari neocoloniali come quelle in Afghanistan e (in passato) Iraq. Solo uno stupido o qualcuno in malafede può pensare che il taglio sistematico a servizi, sanità e scuole possa essere dovuto all'accoglienza dei profughi. Quando un movimento politico lancia crociate contro gli zingari spacciandole per lotta contro il degrado o per la “legalità” si inizia a sentire una puzza nauseabondo di carogna.
Dette queste banalità di base ricordiamo che numerose sono le aggressioni gravi di cui CasaPound in Italia è responsabile, citiamo le più gravi: 13 dicembre 2011 a Firenze due senegalesi vengono uccisi, 17 novembre 2014 una squadraccia aggredisce con spranghe di ferro i tifosi dell'Ardita (fra gli arrestati il candidato sindaco di CasaPound Viterbo), il 18 gennaio 2015 un militante del Cso Dordoni è ridotto in fin di vita nel corso di un aggressione . Da novembre 2013 anche a Trento esiste una sede di questi fascisti e nel corso di quest'anno sono decine le aggressioni che hanno compiuto con coltelli, spranghe e pestaggi. Il 9 febbraio, sempre a Trento 3 auto guidate da membri di Casa Pound hanno tentato di fare uscire di strada un militante antifascista trentino.
Sembra che a Bolzano si candideranno alle elezioni comunali, se secondo loro non ci sarà una buona offerta da altri partiti di destra. Indicativo della loro spregiudicatezza e del loro opportunismo: aggressioni, pestaggi, campagne elettorali, presenza in talk show televisivi locali, ogni mezzo è buono per avere un risultato.
NESSUNO SPAZIO ALLA GUERRA FRA POVERI
I NEMICI SONO I PADRONI E NON GLI ZINGARI
I compagni di Bolzano
martedì 17 febbraio 2015
Casapound? Meran wehrt sich
Die rechtsextreme Gruppierung Casapound versucht in letzter Zeit immer wieder ihre faschistische Meinungsmache nach Meran zu bringen. Schon in vergangener Zeit kam es immer wieder zu nächtlichen Plakatierungen, und am Schulzentrum in der Karl Wolf Straße und in den Meraner Lauben wurden massenweise Sticker verklebt. Da es im Raum Meran nur sehr wenige Unterstützer von CP gibt, kommen immer wieder Mitglieder von Bozen nach Meran.
Laut Berichten soll vor einigen Wochen eine Gruppe von sieben-acht Neofaschisten versucht haben vermeintliche Linke vor einer Bar zu verprügeln. Mit Sandhandschuhen ausgestattet, sollen sie einige junge Männer bedroht haben, und sie aufgefordert haben nach draußen zu gehen um sie zu verprügeln. Ein Augenzeuge bestätigt zudem, dass bei den Angreifern mindestens eine Person dabei war die in Bozen auf der Liste von Casapound für den Gemeinderat kandidiert.
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| Ein CP-Mitglied auf Facebook |
Auf frischer Tat ertappt hat die Faschos in Meran ein Mann, der gerade auf dem Parkplatz in seinem Auto saß. Er dachte dass es sich bei den vermummten Personen um Einbrecher handelt und hat sie kurzerhand mit seinem Smartphone aufgenommen. Das Video wurde uns einige Tage später zugesendet. Hier das Video
Die Fans von Bubi Merano unterstrichen beim letzten Spiel am Samstag ihre antifaschistische Haltung mit dem Banner „Merano rimane antifascista“.
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| Die Antwort der BGR |
Auch die Antwort einiger Meraner AntifaschistInnen ließ nicht lange auf sich warten: Sie überklebten die rechtsextreme Propaganda mit eigenen Plakaten. Die Botschaft der Meraner scheint eindeutig zu sein: Faschistische Umtriebe will man hier nicht haben!
Negli ultimi tempi il gruppo neofascista Casapound sta nuovamente cercando di propagarsi anche a Merano. Già in passato abbiamo assistito ad attacchinaggi notturni e alla comparsa di miriadi di adesivi sotto i Portici e nel complesso scolastico di via Karl Wolf. Considerata la scarsa presenza numerica di CP nel meranese, è facile immaginare che queste "operazioni" siano opera di militanti bolzanini in trasferta.
Qualche settimana fa, un gruppo composto da 7-8 neofascisti ha cercato di attaccare briga fuori da un bar: equipaggiati con guanti rinforzati hanno provocato alcuni giovani avventori, cercando di spingerli ad uscire dal locale per passare dalle parole alle vie di fatto. Un testimone oculare dell'accaduto ha affermato di aver riconosciuto un individuo candidato nella lista di Casapound alle elezioni comunali.
La scorsa settimana lo stesso gruppetto si è rifatto vivo. L'intera città si è risvegliata dopo essere stata oggetto di un selvaggio attacchinaggio notturno con manifesti di Casapound e della sua organizzazione studentesca, il Blocco Studentesco. Nei pressi del centro scolastico, i neofascisti si sono premuniti di coprire soprattutto i graffiti della Brigata Giallorossa, la tifoseria della squadra locale di calcio a 5 Bubi Merano. Una tisoferia nota per la propria militanza antifascista. Tutti i manifesti, ricordiamo, sono stati affissi illegalmente: Casapound da un lato tenta la via democratica, candidandosi alle comunali, mentre dall'altro non si fa scrupoli a usare l'intimidazione contro i propri avversari.
Durante questa spedizione, i fascisti sono stati notati da un uomo che, seduto nella sua macchina parcheggiata, li ha scambiati per dei malintenzionati e, senza tante cerimonie, li ha ripresi con il proprio smartphone. Il video ci è stato recapitato un paio di giorni più tardi. Ecco il video
Da parte loro i fan del Bubi hanno rimarcato la loro posizione espondendo lo striscione "Merano rimane antifascista" nel corso della partita di sabato scorso.
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| Antifaschistische Plakataktion |
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| Fuck you Casapound |
Anche la risposta degli antifascisti e delle antifasciste meranesi non si è fatta attendere: i manifesti dei fascisti sono stati prontamente ricoperti con altri di segno opposto. Il messaggio proveniente da Merano è lampante: nessuno spazio ai fascisti!
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| Klare Botschaft: Chiudere Casapound |
giovedì 12 febbraio 2015
Kultur statt Rasse - die Identitären
Neue Gruppe am rechten Rand in Südtirol geplant. Laut Informationen soll es am Freitag den 13.02 den ersten "Stammtisch" der Identitären Bewegung Südtirol geben.
Das Treffen soll in St. Ulrich um 20:00 in der Pizzeria Saskia stattfinden. Auf telefonischer Nachfrage der Antifa Meran gab man sich im Lokal ahnungslos: von einer politisch rechten Gruppe hätte "niemand etwas gewusst. Vielmehr wurde der Tisch "nur von einem Kollegen reserviert"
Entstehung
Zunächst die gute Nachricht: Die Identitären sind - sowohl in Frankreich, als auch in Deutschland und Österreich - ein Randphänomen. Auch in den anderen europäischen Ländern, wo sich Ableger gebildet haben, sind es Kleingruppen mit einem Mobilisierungspotential von unter hundert Personen.
Ursprung dieser neurechten Jugendbewegung ist Frankreich, wo sich nach der Besetzung einer Moschee im Jahr 2012 die Gruppe "Génération Identitaire (GI)" gebildet hat, auch in Deutschland und Österreich bildeten sich in dieser Zeit Facebook-Gruppen, die später zu Aktionsgruppen wurden.
Erkennungszeichen ist der griechische Buchstabe Lamda, der aus der Comicverfilmung "300" über die Schlacht bei den Termophylen entlehnt wurde.
Ideologie
Die Identitären sind als Teil der "Neuen Rechten" einzuordnen, d.h. sie besetzen den Platz zwischen Neofaschismus und Konservativismus. Sie vertreten ethnopluralistische Ideen, einer auf den ersten Blick moderaten Version des ethnisch-biologistischen Nationalismus, und wenden sich gegen Multikulturalismus und Islamisierung. Dabei beziehen sie sich auf den Vordenker Alain De Benoist: "De Benoist und die Vertreter der »Neuen Rechten« verfolgen das Ziel, rechte Ideologien in neue Begriffe zu fassen, um innerhalb öffentlicher Debatten die Diskurshoheit zu erlangen. Im Rahmen dieser Bestrebungen wird zum Beispiel der Begriff der Rasse durch den der Kultur ersetzt und die Ideologie des Ethnopluralismus propagiert. Die Selbstbezeichnung als »Identitäre« ist als eine neurechte Strategie zu verstehen, die versucht, den sehr breit gefassten Begriff der Identität mit extrem rechten Vorstellungen aufzuladen." (JW)
Einschätzung
Die Ideologie der Identitären ist strikt abzulehnen: Dass sie auf die gesellschaftliche Abgrenzung vom Faschismus gelernt haben und andere Begriffe verwenden, ändert nichts an ihrer nationalistischen und rassistischen Einstellung; wer in einer Migrationsgesellschaft die nationale Homogenität fordert, ist um nichts besser als seine chauvinistischen Vorgänger; ihr Islambild ist ethnisierend und greift rassistische Stereotype auf. Aus diesem Grund sind diese Gruppen eindeutig abzulehnen.
Die Gefahr, die von diesen Gruppierungen ausgeht, ist politisch gesehen freilich gering; die Gruppen in Frankreich, Deutschland und Österreich fristen ein Nischendasein - sowohl gesamtgesellschaftlich, als auch innerhalb des rechten Lagers. Jedoch bestehen überall gute Verbindungen ins neofaschistische Lager: "In Österreich bestehen die Identitären zu einem guten Teil aus Burschenschaftern bzw. aus Menschen, die aus handfesten Neonazi-Strukturen kommen.", erklärt die Politikwissenschaftlerin Natascha Strobl, die ein Buch über die Bewegung mitverfasst hat. Auch in Deutschland wurden mehrere Gruppen von Neonazis unterwandert. In Südtirol ist ähnliches zu beobachten. Zudem darf ihre Rekrutierungsfunktion für das neofaschistische Lager nicht unterschätzt werden.
Verweise
Antifaschistisches Infoblatt, fm4
Das Treffen soll in St. Ulrich um 20:00 in der Pizzeria Saskia stattfinden. Auf telefonischer Nachfrage der Antifa Meran gab man sich im Lokal ahnungslos: von einer politisch rechten Gruppe hätte "niemand etwas gewusst. Vielmehr wurde der Tisch "nur von einem Kollegen reserviert"
Entstehung
Zunächst die gute Nachricht: Die Identitären sind - sowohl in Frankreich, als auch in Deutschland und Österreich - ein Randphänomen. Auch in den anderen europäischen Ländern, wo sich Ableger gebildet haben, sind es Kleingruppen mit einem Mobilisierungspotential von unter hundert Personen.
Ursprung dieser neurechten Jugendbewegung ist Frankreich, wo sich nach der Besetzung einer Moschee im Jahr 2012 die Gruppe "Génération Identitaire (GI)" gebildet hat, auch in Deutschland und Österreich bildeten sich in dieser Zeit Facebook-Gruppen, die später zu Aktionsgruppen wurden.
Erkennungszeichen ist der griechische Buchstabe Lamda, der aus der Comicverfilmung "300" über die Schlacht bei den Termophylen entlehnt wurde.
Ideologie
Die Identitären sind als Teil der "Neuen Rechten" einzuordnen, d.h. sie besetzen den Platz zwischen Neofaschismus und Konservativismus. Sie vertreten ethnopluralistische Ideen, einer auf den ersten Blick moderaten Version des ethnisch-biologistischen Nationalismus, und wenden sich gegen Multikulturalismus und Islamisierung. Dabei beziehen sie sich auf den Vordenker Alain De Benoist: "De Benoist und die Vertreter der »Neuen Rechten« verfolgen das Ziel, rechte Ideologien in neue Begriffe zu fassen, um innerhalb öffentlicher Debatten die Diskurshoheit zu erlangen. Im Rahmen dieser Bestrebungen wird zum Beispiel der Begriff der Rasse durch den der Kultur ersetzt und die Ideologie des Ethnopluralismus propagiert. Die Selbstbezeichnung als »Identitäre« ist als eine neurechte Strategie zu verstehen, die versucht, den sehr breit gefassten Begriff der Identität mit extrem rechten Vorstellungen aufzuladen." (JW)
Einschätzung
Die Ideologie der Identitären ist strikt abzulehnen: Dass sie auf die gesellschaftliche Abgrenzung vom Faschismus gelernt haben und andere Begriffe verwenden, ändert nichts an ihrer nationalistischen und rassistischen Einstellung; wer in einer Migrationsgesellschaft die nationale Homogenität fordert, ist um nichts besser als seine chauvinistischen Vorgänger; ihr Islambild ist ethnisierend und greift rassistische Stereotype auf. Aus diesem Grund sind diese Gruppen eindeutig abzulehnen.
Die Gefahr, die von diesen Gruppierungen ausgeht, ist politisch gesehen freilich gering; die Gruppen in Frankreich, Deutschland und Österreich fristen ein Nischendasein - sowohl gesamtgesellschaftlich, als auch innerhalb des rechten Lagers. Jedoch bestehen überall gute Verbindungen ins neofaschistische Lager: "In Österreich bestehen die Identitären zu einem guten Teil aus Burschenschaftern bzw. aus Menschen, die aus handfesten Neonazi-Strukturen kommen.", erklärt die Politikwissenschaftlerin Natascha Strobl, die ein Buch über die Bewegung mitverfasst hat. Auch in Deutschland wurden mehrere Gruppen von Neonazis unterwandert. In Südtirol ist ähnliches zu beobachten. Zudem darf ihre Rekrutierungsfunktion für das neofaschistische Lager nicht unterschätzt werden.
Verweise
Antifaschistisches Infoblatt, fm4
martedì 10 febbraio 2015
E le foibe?
ONOREVOLI COLLEGHI ! —
Ci sono pagine, nella
storia dei popoli e degli uomini, che
grondano di dolore e di
ingiustizia.
Comincia così la proposta di legge
presentata nel 2003, che porterà nel 2004 all'istituzione del Giorno
del Ricordo.
Tra i firmatari spunta un nome:
Mussolini. E' la nipote, ma rimane un colpo pesante
Che porta a ricordare. Un popolo senza
memoria, ha scritto Sepulveda, è un popolo senza futuro.
Mi viene quindi in mente una frase, riportata dal documentario Fascist Legacy di History Channel, del nonno di Alessandra Mussolini, che così si rivolgeva ai soldati della Seconda Armata in Dalmazia, nel 1943:
Mi viene quindi in mente una frase, riportata dal documentario Fascist Legacy di History Channel, del nonno di Alessandra Mussolini, che così si rivolgeva ai soldati della Seconda Armata in Dalmazia, nel 1943:
“So che a casa vostra
siete dei buoni padri di famiglia,
ma qui voi non sarete mai abbastanza ladri, assassini e stupratori”
ma qui voi non sarete mai abbastanza ladri, assassini e stupratori”
E sempre ricordando quanto detto in
tale documentario, l'Italia a differenza della Germania non è mai
riuscita a de-fascistizzarsi, a fare i conti con la propria storia
per riuscire ad andare oltre.
In Italia la memoria è funzionale: all'italiano piace ricordare solo certe cose, quindi non ci stupisce che sia un Governo Berlusconi, quello del Kapò a Schultz e del "Mussolini che ha fatto solo cose buone", a sdoganare anche la propaganda sulle foibe.
Le foibe ci sono state: questo è
storicamente appurato e nessuna persona in buona fede può
"infoibarle", dimenticarle. Ma non si può neppure
ingigantirle a scopo puramente propagandistico, come è accaduto con
l'istituzione del Giorno del Ricordo, che viene oggi strumentalizzato
(dagli che stessi che l'hanno voluto) con mirabolanti cifre e falsi
storici. Perché una memoria funzionale permette di distorcere la
storia, con la sicurezza che l'ignoranza delle persone porti ad
accettare tutto. Per ritornare alle vecchie glorie irridentiste, a
quel confine orientale che il nazionalismo italiano non può
abbandonare. Per equiparare le vittime del nazifascismo, ricordate
con la Giornata della Memoria, con le vittime italiane ricordate con
il Giorno del Ricordo.
Ma per capire meglio le foibe vi
rimando ad un articolo migliore del mio di Lorenzo Filipaz su WuMing, che con le sue FAQ
spiega tutto quanto c'è da sapere.
Non siamo senza Memoria: noi
ricordiamo i crimini fascisti, di oggi e di ieri, costellati di
rappresaglie e soprusi. Noi ricordiamo bene, per non cadere nella
trappola di una storia relativista, serva della propaganda come chi
la utilizza è servo del padrone. Noi ricordiamo ben come le vittime
di cui dovremmo ricordarci sono anch'esse vittime del fascismo: di
quella follia che ha pervaso l'Italia, creando quel conflitto etnico
in nome delle "razze superiori" che sarà alla base delle
foibe.
L.
L.
giovedì 5 febbraio 2015
Die Schützen auf dem Tannenberg
Der Teufel steckt im Detail - besser gesagt, in der Schrift. Sowohl beim offiziellen Logo der Kompanie, als auch bei den Veranstaltungsplakaten von diesem und letztem Jahr wird die Schriftart "Tannenberg" verwendet. Die Plakate für den diesjährigen Ball hängen derzeit im Raum Kiens an Straßen und Wänden.
Das Problem dabei: "Tannenberg" ist eine Schriftart, die nach der Machtübernahme der Nazis in den Jahren 1933 bis 1935 entwickelt wurde und als "deutsche Schrift" galt, während andere Schriftarten als "Judenlettern" gebrandmarkt und verdrängt wurden. Benannt ist sie nach der Schlacht bei Tannenberg, einem heroisierten Sieg der Deutschen im 1. Weltkrieg. Nach 1945 fand die Schrift aufgrund ihres Entstehungskontextes so gut wie keine Verwendung mehr.
![]() |
| Nazi-Plakat mit "Tannenberg" und anderen Frakturschriften |
Uns ist klar, dass diese Schriftart heute überall im Internet verfügbar ist. Aber man muss auch sagen, dass es sehr viele Frakturschriften gibt, die unbelastet sind und die vielfach verwendet werden. Dass eine Schützenkompanie, in der zudem der medial versierte SSB-Referent für Medien- und Öffentlichkeitsarbeit Efrem Oberlechner aktiv ist, gerade auf eine Schriftart zurückgreift, die ihre Ursprünge im Nationalsozialismus hat (zudem noch kombiniert mit den Farben rot-weiß-schwarz), muss als grob fahrlässiger Fehltritt gewertet werden.
Gerade die belastende Rolle der Schützen im Nationalsozialismus sollte hier Sensibilität zum obersten Gebot machen.
Danke an A. für den Hinweis!
lunedì 2 febbraio 2015
Demanega im braunen Sumpf
Von den Freiheitlichen wurde die sh.asus wien in den letzten Tagen immer wieder angefeindet. "Linker Aktivismus" und "Aufrufe zur Anti-WKR-Ball Demo" werden der Studentenvereinigung vorgeworfen. Besonders letzteres geht den Freiheitlichen, unter anderem Michael Demanega, gegen den Strich.
Der WKR-Ball ist übrigens eine Veranstaltung, die von deutschnationalen bis rechtsextrem eingestuften Burschenschaftlern besucht wird. Im Wien Akademikerball sind offen rechtsextreme Männerbünde wie die Olympia, die Teutonia, sowie die Cimbria organisiert – um nur einige zu nennen. Der Ball gilt als Highlight in der rechtsrechten bis rechtsextremen Szene und demonstriert, wie gut die Korporationen und Burschenschaften als Bindeglied der bürgerlichen Rechten und den Rechtsextremen fungieren. Aus allen Teilen Österreichs (und darüber hinaus) wurden Gäste erwartet.
![]() | |
| Vice Video |
Deswegen scheint es dem Michael im folgenden Video auch nicht zu stören, mit dem Vorsitzenden der rechtsextremen Teutonia an einem Tisch zu sitzen - dessen Mitglied Michale Demanega auch ist.
In den neunziger Jahren galt die Teutonia als "Hochburg der militant-rechten Wiener Szene". So beschreibt es das Dokumentationsarchiv des österreichischen Widerstandes. Einige der Mitglieder waren damals in Neonazi-Netzwerken aktiv. Auch heute noch reichen die Verbindungen in die rechtsextreme Szene bis hin zur zur rechtspopulistischen Partei FPÖ. "Über die FPÖ können Burschenschafter Themen setzen und völkische Kernanliegen, wie etwa die 'Deutscherhaltung' Südtirols, den 'Kampf gegen Überfremdung' oder die Infragestellung des NS-Verbotsgesetzes im tagespolitischen Diskurs halten", sagt der Wiener Politologe Bernhard Weidinger.
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| Demanega beim Akademiker-Ball |
Wieder einmal zeigt sich, dass der vielbeschworene "Ehrenkodex" der Freiheitlichen das Papier nicht wert ist, auf dem er steht.
Hier dazu ein Kommentar der Brennerbasisdemokratie.
venerdì 30 gennaio 2015
lunedì 26 gennaio 2015
Commento - manifestazione a Cremona
"Sabato migliaia di antifasciste e antifascisti sono giunti a Cremona da tutta Italia per portare la propria solidarietà ai compagni del centro sociale Dordoni, e in particolare ad Emilio che si trova ancora in ospedale in gravi condizioni, partecipando alla manifestazione nazionale indetta in risposta all'aggressione di domenica scorsa da parte di una sessantina tra militanti locali di CasaPound e fascisti provenienti da altre città. In quell'occasione le forze dell'ordine si erano limitate ad identificare gli aggressori per poi lasciare che si allontanassero indisturbati, mentre i compagni presenti venivano caricati. Alcuni di loro sono addirittura indagati.
Per quanto riguarda la cronaca della manifestazione, che comunque si può facilmente reperire nei vari siti di movimento, nel momento in cui il corteo, partecipatissimo e composito, è arrivato nelle vicinanze della sede cittadina di CasaPound, difesa da polizia e carabinieri, e la testa ha cercato di avvicinarsi, prima che si arrivasse al contatto le forze dell'ordine hanno iniziato a sparare una grande quantità di candelotti lacrimogeni contro il corteo, mentre da parte dei compagni nelle prime file ci sono stati lanci di petardi, pietre e bottiglie. L'aria umida e stagnante di Cremona si è rapidamente saturata di gas CS. A questo punto il corteo si è spezzato in diversi tronconi. Fortunatamente la parte posteriore è riuscita a indietreggiare in modo relativamente ordinato. Una parte del corteo, tra cui noi, è tornata al Dordoni (da dove la manifestazione era partita), mentre per almeno un'altra ora sono continuati i tentativi della testa di avvicinarsi alla sede fascista e i lanci di lacrimogeni da parte delle forze dell'ordine. Alla fine tutti i compagni sono riusciti a fare ritorno senza che ci fossero feriti o fermati.
Faccio solo un paio di considerazioni: è più che legittimo discutere sugli obiettivi, sull'organizzazione e sulla gestione del corteo e sugli episodi di danneggiamento che si sono verificati, temi sui quali qui non mi esprimo perché ciò richiederebbe una riflessione lunga e articolata impossibile in un veloce commento a caldo. Va sottolineata però la condotta come sempre indecente di gran parte dei mezzi di informazione, che di fronte ad aggressioni fasciste con persone massacrate minimizzano e parlano genericamente di "scontri" se non addirittura di rissa tra bande, mentre prima, durante e dopo le manifestazioni in risposta a queste aggressioni portano avanti campagne terroristiche e sensazionalistiche, parlando di città ostaggio dei violenti, devastazione e arrivando a rispolverare i fantomatici "black bloc". Nessuno dice invece una parola su istituzioni e forze dell'ordine che proteggono gli aggressori fascisti e non si fanno problemi a sparare centinaia di candelotti di gas tossico (vietato in guerra ma usato per l'ordine pubblico) colpisce in modo del tutto indiscriminato anche i manifestanti pacifici e chi con la manifestazione non c'entra niente. Niente su questo neppure da parte di certa sinistra che parla di "150 violenti che hanno rovinato una manifestazione pacifica" e invoca la repressione, peraltro prontamente annunciata dalle istituzioni."
un compagno di bolzano
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| Quelle Bild: lombardia24news |
Per quanto riguarda la cronaca della manifestazione, che comunque si può facilmente reperire nei vari siti di movimento, nel momento in cui il corteo, partecipatissimo e composito, è arrivato nelle vicinanze della sede cittadina di CasaPound, difesa da polizia e carabinieri, e la testa ha cercato di avvicinarsi, prima che si arrivasse al contatto le forze dell'ordine hanno iniziato a sparare una grande quantità di candelotti lacrimogeni contro il corteo, mentre da parte dei compagni nelle prime file ci sono stati lanci di petardi, pietre e bottiglie. L'aria umida e stagnante di Cremona si è rapidamente saturata di gas CS. A questo punto il corteo si è spezzato in diversi tronconi. Fortunatamente la parte posteriore è riuscita a indietreggiare in modo relativamente ordinato. Una parte del corteo, tra cui noi, è tornata al Dordoni (da dove la manifestazione era partita), mentre per almeno un'altra ora sono continuati i tentativi della testa di avvicinarsi alla sede fascista e i lanci di lacrimogeni da parte delle forze dell'ordine. Alla fine tutti i compagni sono riusciti a fare ritorno senza che ci fossero feriti o fermati.
Faccio solo un paio di considerazioni: è più che legittimo discutere sugli obiettivi, sull'organizzazione e sulla gestione del corteo e sugli episodi di danneggiamento che si sono verificati, temi sui quali qui non mi esprimo perché ciò richiederebbe una riflessione lunga e articolata impossibile in un veloce commento a caldo. Va sottolineata però la condotta come sempre indecente di gran parte dei mezzi di informazione, che di fronte ad aggressioni fasciste con persone massacrate minimizzano e parlano genericamente di "scontri" se non addirittura di rissa tra bande, mentre prima, durante e dopo le manifestazioni in risposta a queste aggressioni portano avanti campagne terroristiche e sensazionalistiche, parlando di città ostaggio dei violenti, devastazione e arrivando a rispolverare i fantomatici "black bloc". Nessuno dice invece una parola su istituzioni e forze dell'ordine che proteggono gli aggressori fascisti e non si fanno problemi a sparare centinaia di candelotti di gas tossico (vietato in guerra ma usato per l'ordine pubblico) colpisce in modo del tutto indiscriminato anche i manifestanti pacifici e chi con la manifestazione non c'entra niente. Niente su questo neppure da parte di certa sinistra che parla di "150 violenti che hanno rovinato una manifestazione pacifica" e invoca la repressione, peraltro prontamente annunciata dalle istituzioni."
un compagno di bolzano
martedì 20 gennaio 2015
Aggressione fascista a Cremona
Aggressione fascista a Cremona. Sessanta fascisti di CasaPound cremonesi con il supporto di squadristi provenienti da fuori hanno assaltato il Centro Sociale Dordoni e durante gli scontri per difendere lo spazio un compagno è stato colpito a sprangate in testa e attualmente è in coma in gravissime condizioni.
Faschistischer Übergriff in Cremona. Ca. 60 Neofaschisten von Casapound und einigen Unterstützern von anderen Städten, haben das "Centro Sociale" in Cremona angegriffen. Die traurige Bilanz: Ein Mann vom CSA im Koma.
Solidarität! Solidarietà! Keinen Fußbreit den Faschisten! Allerta!
Antifa Meran
lunedì 19 gennaio 2015
Brixner hinter Etschlichter-Seite?
Laut einem Schreiben auf Indymedia ist es gelungen, den Autor des Etschlichter-Blogs aufzudecken: Ein junger Brixner, der früher bei der Süd-Tiroler Freiheit war, soll hinter der Naziseite stecken.
"Licht aus", unter diesem Titel findet sich eine Verlautbarung eines gewissen "BAS - Bund der AntifaschistInnen Südtirol", in dem bekannt gegeben wird, die Identität des Betreibers der neonazistischen Etschlichter-Seite zu kennen.
Die Etschlichter-Widerstandsbewegung sei demnach eine "One-Man-Show", die bis jetzt außer großen Worten nicht viel auf die Reihe gebracht hat.
Die VerfasserInnen scheinen den Etschlichter-Betreiber nun zu kennen: "Ein junger Mann aus Brixen, früher mal bei der Süd-Tiroler Freiheit, in Österreich studiert und jetzt Angestellter in Brixen.", heißt es weiter.
Der Text schließt mit den Worten: "Licht aus: Ein Tag hat 24 Stunden." Es ist anzunehmen, dass der Name des Autors veröffentlicht wird, sollte die Seite weiterhin online sein.
sabato 20 dicembre 2014
Wenter-Schule wird umbenannt!
Nach 50 Jahren ist Schluss mit Wenter: Laut Ankündigung der Schuldirektorin wird dieses Thema bei der nächsten Schulratssitzung besprochen werden. Die Schule soll in Zukunft nur mehr "Meran Stadt" heißen oder einen anderen Namen tragen.
Nach dem Aufruf der Antifa Meran und der breiten Berichterstattung in den vergangenen Tagen haben Schulamtsleitung und Schuldirektion den Ball aufgegriffen und reagiert: Eine Umbenennung steht bevor, kann aufgrund des üblichen Prozedere jedoch noch mehrere Monate dauern. Jedenfalls ist Bewegung in die Sache gekommen.
Wie die Schuldirektorin Brigitte Öttl gegenüber Tageszeitung und Alto Adige mitteilte, werde der Schulrat bei seiner nächsten Sitzung über das Thema sprechen und eine alternative Benennung herbeiführen. Mit Beginn des nächsten Schuljahres soll die Umbenennung dann abgeschlossen sein: Entweder soll die Mittelschule einfach "Meran Stadt" heißen, oder aber einen anderen Namen tragen.
Die Namensfindung obliegt dem Schulrat, von verschiedenen Seiten wurden schon Namensvorschläge angebracht: Alexander Langer, Gandhi und Bruno Jori wurden genannt. Wie es auch kommen mag:
Die Antifa Meran begrüßt die angekündigte Umbenennung und bedankt sich bei den Organisationen, die die Kampagne #wegmitwenter unterstützt haben, ebenso wie bei jenen Personen, die durch die wissenschaftliche Aufarbeitung der Nazi-Verstrickungen Wenters die Grundlage dafür geschaffen haben!
Leider gibt es jedoch noch immer viele andere Straßen und Institutionen, welche nach Personen oder Ereignisse benannt sind, die eine ähnlich belastete Vorgeschichte haben. Das Beispiel von Meran gibt jedoch Hoffnung, dass auch diese jetzt verstärkt hinterfragt werden.
Nach dem Aufruf der Antifa Meran und der breiten Berichterstattung in den vergangenen Tagen haben Schulamtsleitung und Schuldirektion den Ball aufgegriffen und reagiert: Eine Umbenennung steht bevor, kann aufgrund des üblichen Prozedere jedoch noch mehrere Monate dauern. Jedenfalls ist Bewegung in die Sache gekommen.
Wie die Schuldirektorin Brigitte Öttl gegenüber Tageszeitung und Alto Adige mitteilte, werde der Schulrat bei seiner nächsten Sitzung über das Thema sprechen und eine alternative Benennung herbeiführen. Mit Beginn des nächsten Schuljahres soll die Umbenennung dann abgeschlossen sein: Entweder soll die Mittelschule einfach "Meran Stadt" heißen, oder aber einen anderen Namen tragen.
Die Namensfindung obliegt dem Schulrat, von verschiedenen Seiten wurden schon Namensvorschläge angebracht: Alexander Langer, Gandhi und Bruno Jori wurden genannt. Wie es auch kommen mag:
Die Antifa Meran begrüßt die angekündigte Umbenennung und bedankt sich bei den Organisationen, die die Kampagne #wegmitwenter unterstützt haben, ebenso wie bei jenen Personen, die durch die wissenschaftliche Aufarbeitung der Nazi-Verstrickungen Wenters die Grundlage dafür geschaffen haben!
Leider gibt es jedoch noch immer viele andere Straßen und Institutionen, welche nach Personen oder Ereignisse benannt sind, die eine ähnlich belastete Vorgeschichte haben. Das Beispiel von Meran gibt jedoch Hoffnung, dass auch diese jetzt verstärkt hinterfragt werden.
giovedì 18 dicembre 2014
Aktion zum Tag der Migration in Meran
Breites Medienecho - Schule und Politik zum Handeln aufgefordert
Update vom 22.12.2014.
Die Medienresonanz auf die Forderung der Antifa Meran zur Umbenennung der Josef-Wenter-Schule war groß. Jetzt sind Schule und Politik am Zug.
Auch Organisationen wie der BGR-Fanclub und die Brennerbasisdemokratie unterstützen die Forderung. Eine Presseschau.
Die Medienresonanz auf die Forderung der Antifa Meran zur Umbenennung der Josef-Wenter-Schule war groß. Jetzt sind Schule und Politik am Zug.
Auch Organisationen wie der BGR-Fanclub und die Brennerbasisdemokratie unterstützen die Forderung. Eine Presseschau.
- SüdtirolNews: "Weg mit Wenter"
- UnserTirol24: Antifa fordert Umbenennung Meraner Schule
- Südtirol Digital Fernsehen: Neuer Name? (ab Min. 5)
- Dolomiten/stol.it: Protest: "Weg mit Wenter" (siehe unten)
- Alto Adige: Scuola Josef Wenter Quel nome va tolto, collaborò coi nazisti (siehe unten)
- Salto.bz: Wenter ha le ore contate
- Alto Adige: Scuola Media Wenter Presto eliminato il nome del nazista
- Tageszeitung: Schule ergreift Initiative (siehe unten)
lunedì 15 dicembre 2014
50 Jahre Wenter sind genug!
Seit Herbst 1964 ist die Mittelschule im Meraner Schulzentrum nach dem Schriftsteller Josef Wenter benannt - einem NSDAP-Mitglied und Nazi-Kollaborateur. Im Jahr 2000 wurde im Zuge der Umbenennung des Klebelsberg-Gymnasiums auch der Name der Mittelschule in Frage gestellt. Passiert ist seitdem nichts. Deswegen fodern wir nach 50 Jahren Josef-Wenter-Schule: Weg mit Wenter!
"Deswegen ist das Problem ad acta zu legen.", meinte der ehemalige Direktor Dr. Oswald Kuntner in einem Gespräch zur Umbenennung der Meraner Mittelschule "Josef Wenter" vor sieben Jahren, denn durch die Zusammenlegung der Schulen würde auch der Name verschwinden. Heute heißt die Mittelschule immer noch so. Das Problem dabei: Josef Wenter (1880-1947) war nicht nur ein (im nationalsozialistischen Österreich) durchaus bekannter und erfolgreicher Schriftsteller und Dramatiker; er war auch einer, der "systematisch kooperiert hat mit dem österreichischen Ständestaat, vor allem dann aber mit dem deutschen Nationalsozialismus" (Hans Heiss).
Leider wird dieser Umstand gerade auch von jenen, die sich für die Beseitigung der faschistischen Relikte einsetzen, wenig beachtet. Im Zuge einer umfassenden Aufarbeitung der faschistischen und nationalsozialistischen Geschichte Südtirols, die wir seit Jahren konsequent fordern und vertreten, ist die Umbenennung von derart belasteten Straßen- und Institutionennamen ein notwendiger Schritt. Dies gilt insbesondere und erschwerend beim Namen einer Schule, der nicht nur repräsentative, sondern auch pädagogische und Vorbildfunktion für zukünftige Generationen hat.
Die Namensgebung in den frühen 60er-Jahren bleibt teilweise im Dunkeln: Auf einer Plenarsitzung 1963 wird über die Benennung der Schule abgestimmt. Michael Pacher, Karl Wolf, Franz Innerhofer und Josef Wenter stehen zur Auswahl, Pacher erhält vor Wenter die meisten Stimmen. Trotzdem und aus ungeklärten Gründen heißt die Schule ab 1964 Josef-Wenter-Schule. Die Gemeinde Meran hatte zur Benennung ein positives Gutachten abgegeben.
In den 90er-Jahren entspinnt sich eine Debatte um die Namensgebung des Realgymnasiums Bozen: Seit 1981 war es nach Raimund von Klebelsberg benannt, aufgrund seiner nationalsozialistischen Vergangenheit trennt sich die Schule im Jahr 2000 von diesem Namen. Auch die Wenter-Schule gerät in den Fokus der öffentlichen Aufmerksamkeit, die Direktorin Brigitte Öttl sieht jedoch keinen Handlungsbedarf - gesteht jedoch die identitätsstiftende Bedeutung des Namensgebers ein: "Wir bezeichnen uns hier tatsächlich als die Wenter-Leute, die Wenter-Menschen, wir machen die Wenter-Zeitung. Wir haben ein 'Wir-Gefühl', das wir am Begriff 'Wenter' aufhängen."
10 Gründe für die Umbennennung der Wenter-Schule
- Josef Wenter wurde bereits 1932/33 Mitglied der NSDAP - und blieb es selbst dann noch, als die Partei im Juni 1933 vom austrofaschistischen Regime verboten wurde. Aufgrund seiner nationalsozialistischen Betätigung wird ihm 1935 der von Dollfuß ins Leben gerufene "Förderungspreis für Literatur" aberkannt.
- Josef Wenters Denken und Schaffen war geprägt von einer nationalsozialistischen Grundüberzeugung. Er glaubte an die Wichtigkeit von "Abstammung", Patriotismus und bedingungslosem Gehorsam. "Er begründet [in seinen Schriften] seine nationalsozialistische Grundüberzeugung, seine Überzeugung für das Gesamtdeutschtum, für die völkische Idee, für das Führerprinzip, das ist ihm sicherlich abzunehmen." (Hans Heiss)
- Seine Bildungskonzeption, "die von der Idee des 'Herrschermenschen', von Vergangenheitsverklärung und Fatalismus geprägt ist, [ist] der nationalsozialistischen Ideologie weitaus näher als dem heutigen Demokratieverständnis" (Christina Linger).
- Auch die NS-Institutionen, die seinen Lebenslauf mehrfach durchleuchten, um ihn auf seine Tauglichkeit im NS-Apparat (Reichsschrifttumskammer) zu prüfen, bescheinigen Wenter eine "einwandfreie Haltung": „In politischer Hinsicht ist der Genannte vollkommen einwandfrei, Nachteiliges wurde nicht berichtet."
- Wenter wurde 1936 Mitglied des nationalsozialistischen "Bundes der deutschen Schriftsteller Österreichs" (BdSÖ). Bei der Machtübernahme der NSDAP gibt der Bund eine Lobschrift auf Hitler und das Reich heraus, bei der auch Wenter einen Beitrag verfasst. In seinen Notizen steht zudem: "Mein Führer, hab Dank!"
- Den Einmarsch der Nazis in Österreich 1938 begrüßt Wenter mit Begeisterung, das ein Jahr später verfasste Gedicht "Fahnenweihe" endet mit den Worten: "Der erste und ewige Deutsche / Hebt die Hand zum Gruss! Mein Führer, Deutschland ist / bei dir!"
- Wenter schrieb für die NSDAP-Zeitung "Völkischen Beobachter" und verfasste mehrere Beiträge für die "Innsbrucker Nachrichten", damals Presseorgan der NSDAP in Tirol. 1940 verfasst er auf Wunsch des Tiroler NS-Gauleiters Franz Hofer und in Zusammenarbeit mit dem Wiener Gauleiter Eduard Freienfeld das Schauspiel "Michel Gaismair".
- Adolf Hitler setzte Wenter auf jene kurze Liste der "unabkömmlichen Dichter", die aufgrund ihrer Bedeutung für die NS-Kulturpolitik und Propaganda nicht für den Wehrdienst eingezogen werden durften.
- Seine politischen Ansichten ändern sich selbst 1943 nur wenig: Wegen Kriegsführung und der "Gotteslästerung" träumt er nun von einem "süddeutschen, katholischen Reich" und wendet sich von der Idee des Großdeutschen Reiches ab, selbst nach dem Krieg bleibt eine Abgrenzung vom Nationalsozialismus aus.
- Seine Reaktion auf das Verbot seiner Werke nach dem Ende des Krieges kommentiert er mit antisemitischen Ausfällen: "Wien ist Juden- und Ausländerdomäne geworden, gegen die ich nicht aufkomme.", und "Ich bin's gewiss, dass dies eine Mache der Juden ist, die mir meinen Erfolge neideten." Und auch in seinem Tagebuch wettert er gegen "jüdische Lügen" und die Rehabilitierung jüdischer SchriftstellerInnen nach dem Krieg.
Zitate und Informationen aus: Christina Linger 2007, Die öffentliche Darstellung des Südtiroler Schriftstellers Josef Wenter – eine Studie zum Thema „Vergangenheitsbewältigung“. Diplomarbeit. Verfügbar in der Tessmann- und Universitätsbibliothek Luis Durnwalder Bozen sowie digitalisiert als PDF.
lunedì 24 novembre 2014
Unser rechtes Tirol
Überarbeitet am 25.11.14, 14:00 Uhr.
Das Online-Portal "unsertirol24" sendet seit diesem Herbst Nachrichten aus Nord-, Süd- und Osttirol. Eine Bereicherung für die monopolisierte Medienlandschaft Südtirols? Im Gegenteil.
Die ältesten Artikel sind mit 30. September 2014 datiert, seit Oktober wird täglich aktualisiert. Inhaltlich ist das, was als "Nachrichten aus Österreich (!) und der Welt" verkauft wird, eine dampfende Mischung aus zweizeiligen Meldungen, Presseverlautbarungen von Parteien und Verbänden aus dem rechten Lager und redaktionelle Meinungsmache, die sich in den Mantel journalistischer Objektivität hüllt:
Das Online-Portal "unsertirol24" sendet seit diesem Herbst Nachrichten aus Nord-, Süd- und Osttirol. Eine Bereicherung für die monopolisierte Medienlandschaft Südtirols? Im Gegenteil.
Die ältesten Artikel sind mit 30. September 2014 datiert, seit Oktober wird täglich aktualisiert. Inhaltlich ist das, was als "Nachrichten aus Österreich (!) und der Welt" verkauft wird, eine dampfende Mischung aus zweizeiligen Meldungen, Presseverlautbarungen von Parteien und Verbänden aus dem rechten Lager und redaktionelle Meinungsmache, die sich in den Mantel journalistischer Objektivität hüllt:
- Der Großteil der Nachrichten besteht aus Chronik-Meldungen von APA oder anderen Presseverteilern, die oft nicht länger als wenige Zeilen sind.
- Daneben finden sich überdurchschnittlich viele Pressemitteilungen von Schützenbund, Süd-Tiroler Freiheit, Heimatbund und Freiheitliche.
- Viele Artikel sind stark ideologisch gefärbt, werden jedoch als Berichte deklariert: Beispielsweise ist in einem Artikel der Name einer NGO, die sich für EinwandererInnen einsetzt, im Titelbild durchgestrichen, ihre Aussagen werden als Lügen bezeichnet.
- In der Rubrik "Kolumne" kamen bis jetzt Cristian Kollmann (STF), ein Redaktionsmitglied und ein "deutsch-österreichischer Historiker" zu Wort, der unter dem Pseudonym "Reynke de Vos" auftritt.
- Kein Wunder, dass da auch "Exklusivinterviews" mit Frei.Wild nicht fehlen dürfen. Und Aussagen an der Grenze zur Verschwörungstheorie: "Im Internet kursieren die Vermutungen, dass es für die Redaktionen der großen Fernsehanstalten – nach den jüngsten Hooligan-Randalen in Köln – die Anweisungen gibt, alles was irgendwie heimtbewusst ist, als rechtsradikal abzustempeln."
Ein Blick auf das Redaktionsteam bringt etwas Licht ins Dunkel:
- Da wären zunächst die beiden Spitzen-Schützen Efrem Oberlechner (rem) und Elmar Thaler (eth) vom Südtiroler Schützenbund, ebenso wie dessen Haus-und-Hof-Historikerin Margareth Lun (ML).
- Dann ein gewisser Rupert Gietl (gru), wahrscheinlich der Sextner Archäologe, der im STF-Umfeld anzusiedeln ist.
- Dann - und jetzt wird's übel - Lukas Steinwandter (st), ein "stolzer Südtiroler", der nicht nur für Junge Freiheit und eigentümlich frei geschrieben hat, zwei Publikationen aus dem Spektrum der Neuen Rechten im Übergangsbereich von Konservativismus und Rechtsextremismus. Befremdlich ist, dass er am 13. November 2014 einen Artikel auf "unsertirol24" veröffentlichte, den er einen Tag zuvor in der Jungen Freiheit online gestellt hat. Und auch für die Blaue Narzisse hat er geschrieben, einer ausländerfeindlichen Jugendzeitschrift, die üblicherweise für ihre Faszination für die neofaschistische Bewegung CasaPound bekannt ist.
- Diese nette Truppe wird gekrönt durch Georg Dekas, der "Chefredakteur und für den Inhalt verantwortlich im Sinne des Presserechts" ist. Dekas war einst beim südtiroler Privatsender TV3, wurde danach Herausgeber der Athesia-Zeitschrift BAZ und arbeitete für das Landespresseamt. Daneben mischt(e) er bei kleineren Projekten wie dem Tisner und Lananer Gemeindeblatt oder Plus Bozen mit. Wie sich die Zusammenarbeit mit "unsertirol24" und den Schützenvertretern ergeben konnte? Ein Artikel des Schützenbundes vom September 2013 gibt einen Hinweis: Dort lobt der SSB die "sehr positive" Berichterstattung von Dekas über die "Unabhängigkeitsbestrebungen der Europäischen Völker".
Wie sich das Projekt finanziert, bleibt unklar. Sicher ist jedoch, dass es sich dabei nicht um ein normales Nachrichtenportal handelt, das eine Redaktionslinie fährt, die halt weiter rechts steht. Vielmehr zeigen sich hier rechte Meinungsmache in journalistischem Gewand und personelle Konstellationen, die keinerlei Gespür für eine Abgrenzung vom rechten Rand erkennen lassen. Oder wie es ein Facebook-Nutzer auf den Punkt bringt: "Was Fox News kann, kann Südtirol schon lange."
mercoledì 29 ottobre 2014
NSU und Südtiroler Neonazis
Ein Artikel des Bayrischen Rundfunkes zu der Terror Organisation NSU (Nationalsozialistischer Untergrund) und Verbindungen nach Südtirol. Mit einem Beitrag der Antifa Meran.
Auszug:
"NSU-Reportage deckt Verbindungen auf
Die deutschsprachige Neonazi-Szene macht nicht an den Grenzen Halt. Im Rahmen einer groß angelegten ARD-Hörfunkreportage haben BR-Autoren nun Kontakte bis nach Südtirol offengelegt. Die Verbindungen reichen tief in den NSU hinein.
Kaum eine Gegend in Europa hat in den vergangenen Jahrzehnten einen derartigen Aufstieg erlebt wie Südtirol - vom einstigen Armenhaus zur prosperierenden Region. Das Land mit seiner durchaus leidvollen Geschichte, das lange Zeit Spielball war zwischen Italien, Deutschland und Österreich, hat von seiner Zweisprachigkeit und dem Status als autonome Region innerhalb Italiens also durchaus profitiert. Und trotzdem ist der Nationalismus weiterhin virulent - und damit auch neofaschistisches Gedankengut. Die Kontakte Südtiroler Neonazis reichen bis ins enge Umfeld der deutschen Terrorgruppe Nationalsozialistischer Untergrund (NSU).
Es gab also enge Beziehungen bis hinein ins direkte NSU-Umfeld - insbesondere von Neonazis aus dem Raum Meran, wo sich vor etwa acht Jahren eine militante Neonazi-Szene etablierte, die alles ins Visier nahm, was nicht in ihr braunes Weltbild passte, sagt Aaron Kuttner von der Antifa in Meran: "Die Neonazis haben mit zehn, 20 Leuten vor den Schulen gewartet und dann die Leute bedroht und verprügelt. Auch vor Jugendzentren oder wenn Konzerte waren, sind sie aufgetaucht, zum Teil mit Baseballschlägern und Schlagstöcken und Ketten..."
Auszug:
"NSU-Reportage deckt Verbindungen aufDie deutschsprachige Neonazi-Szene macht nicht an den Grenzen Halt. Im Rahmen einer groß angelegten ARD-Hörfunkreportage haben BR-Autoren nun Kontakte bis nach Südtirol offengelegt. Die Verbindungen reichen tief in den NSU hinein.
Kaum eine Gegend in Europa hat in den vergangenen Jahrzehnten einen derartigen Aufstieg erlebt wie Südtirol - vom einstigen Armenhaus zur prosperierenden Region. Das Land mit seiner durchaus leidvollen Geschichte, das lange Zeit Spielball war zwischen Italien, Deutschland und Österreich, hat von seiner Zweisprachigkeit und dem Status als autonome Region innerhalb Italiens also durchaus profitiert. Und trotzdem ist der Nationalismus weiterhin virulent - und damit auch neofaschistisches Gedankengut. Die Kontakte Südtiroler Neonazis reichen bis ins enge Umfeld der deutschen Terrorgruppe Nationalsozialistischer Untergrund (NSU).
Es gab also enge Beziehungen bis hinein ins direkte NSU-Umfeld - insbesondere von Neonazis aus dem Raum Meran, wo sich vor etwa acht Jahren eine militante Neonazi-Szene etablierte, die alles ins Visier nahm, was nicht in ihr braunes Weltbild passte, sagt Aaron Kuttner von der Antifa in Meran: "Die Neonazis haben mit zehn, 20 Leuten vor den Schulen gewartet und dann die Leute bedroht und verprügelt. Auch vor Jugendzentren oder wenn Konzerte waren, sind sie aufgetaucht, zum Teil mit Baseballschlägern und Schlagstöcken und Ketten..."
Hier geht es zum vollständigen Artikel
lunedì 27 ottobre 2014
Bozner Band im internationalen Neonazi-Netzwerk
"Blood&Honour Hexagone" ist die
französische Sektion des weltweiten Neonazi-Netzwerkes und
organisiert am 13.12.2014 ein Konzert unter dem
zweideutig-eindeutigen Titel: "White Christmas III".
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| B&H Konzert mit Bozner Band |
Unter dem
germanischen Irminsul-Symbol prangt groß die 28, welche in der
rechtsextremen Szene einschlägig bekannt ist als Abkürzung für
Blood&Honour (2=B, 8=H).
Mit dabei: Green Arrows, eine rechte Hardcore Band aus Bozen, deren Mitglieder der Vereinigung CasaPound nahestehen.
Das Hauptziel von
Blood & Honour ist es, rassistische und rechtsextreme Musik zu
verbreiten, aber sie bieten auch Schriften wie das Feldhandbuch
(Field Manual) und Der Weg vorwärts (The way forward) an: „Diese
fordern eine hierarchiefreie und zellenorientierte Organisation für
Terrorakte, um Migranten und Andersdenkende in Schrecken zu
versetzten.“ Die NSU-Mörder Uwe Mundlos und Uwe Böhnhardt bedienten sich ebenfalls dieser Handbücher.
Der bewaffnete Arm
des Netzwerkes, Combat 18 (steht für Kampftruppe Adolf Hitler), wird
für eine Vielzahl von Bombenanschlägen, Morden und Mordversuchen,
verantwortlich gemacht. Auch Südtiroler Naziskins, welche dem Blood
& Honour-Netzwerk nahestanden, hatten 2008
bei einem Treffen mit deutschen Neonazis aus Bayern und Franken "über
die Möglichkeit der Durchführung fremdenfeindlicher 'exemplarischerAktionen' diskutiert und eine detaillierte Kartenauswertung
vorgenommen, um Geschäfte (Kebaps und andere) ausfindig zu machen,
die von außereuropäischen Staatsangehörigen geführt werden".
Der
inhaftierte mutmaßliche NSU-Helfer Ralf Wohlleben etwa habe mehrfach
an Treffen mit Gruppen wie "Skinhead Tirol Sektion Meran"
und "Veneto Fronte Skinheads" in Italien teilgenommen und
Geld übergeben "für die Unterstützung von Kameraden, die sich
in Schwierigkeiten befinden"
Mit diesem Konzert,
welches enthusiastisch auf der Facebook-Seite der Band Green Arrows angepriesen
wird, zeigt sich abermals die rechtsradikale Einstellung der Band.
| Die Band Frakass |
Auf der Bühne
steht die Bozner Band unter anderem mit Frakass, einer
alteingesessenen französischen Neonazi-Band, die in ihren Liedern
dem Maschinengewehr der Wehrmacht huldigt und den Bretonischen
Waffenverband der Waffen-SS als Vorbild stilisiert. Bei ihren
Konzerten spielen sie außerdem das Lied „White Power“ der Band
Skrewdriver. Der Sänger Ian Stuart ist kein anderer als der Gründer
des Blood & Honour-Netzwerkes. In diesem Lied fordert die Band
ein "weißes" England und dieses sofort, bevor es zu spät sei.
Die anderen beiden
Bands Battle Dogs und Nessuna Resa spielten bereits bei dem von der
Antifa Meran erwähnten Konzert in Leifers
Bereits mit einem Blick auf das Titelbild auf der Facebook-Seite der Battle Dogs erschließt sich die ideologische Positionierung der Band. Im Hintergrund sieht man einen Kampfbomber mit aufgedruckten Hakenkreuzen. Auch der aktuelle CD-Titel ist einschlägig: „White & Loud“.
Bereits mit einem Blick auf das Titelbild auf der Facebook-Seite der Battle Dogs erschließt sich die ideologische Positionierung der Band. Im Hintergrund sieht man einen Kampfbomber mit aufgedruckten Hakenkreuzen. Auch der aktuelle CD-Titel ist einschlägig: „White & Loud“.
Nessuna Resa sind
alte Freunde der Green Arrows und bespielen ausschließlich Shows mit rechtsextremen Hintergrund, wie zum Beispiel für das Skinhouse
Eventi oder die Varese Skinheads.
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